Luigi XIV: assolutismo e propaganda

Luigi XIV salì al trono a 5 anni, alla morte del padre, nel 1643. Il governo del regno fu pertanto a lungo nelle mani della madre, la reggente Anna d'Austria, e del cardinale Mazzarino. Solo alla morte di questi, nel 1661, il re prese effettivamente il potere e governò sino alla morte, nel settembre 1715, senza sostituirlo, ma valendosi di una squadra di ministri (Colbert, Le Tellier, Louvois, Pomponne, Torcy, Pontchartrain, d'Aguesseau....) da lui presieduta.

 

La prima fase del suo regno, quando egli non governò, fu anche quella nella quale Mazzarino condusse al successo la guerra contro gli Asburgo di Vienna (1648) e contro gli Asburgo di Madrid (1659) e venne a capo delle rivolte dei parléments e della grande no biltà (Fronda parlémentaire e Fronde princière: 1648-1654). Al momento della presa di potere Luigi XIV ereditava dunque una posizione di grandissima forza: vittoria sui nemici esterni e vittoria sui rivali interni della monarchia.

Perseguì una politica estera espansionistica e bellicista, ampliando le frontiere (territori ai confini dei Paesi Bassi, in Alsazia, in Franca Contea) ma fallendo nel tentativo di annientare le Province Unite e finendo col suscitare contro la Francia una coalizione di tutte le potenne rivali: gli Asburgo di Vienna e Madrid, parecchi principi tedeschi, le Province Unite, l'Inghilterra. L'espansione territoriale venne così arrestata sia nella guerra della Lega di Augusta (1689-1697) sia nella guerra di Successione di Spagna (1702-1714), nel corso della quale il suo esercito subì per la prima volta pesanti sconfitte e la Francia fu minacciata d'invasione. Solo l'uscita dal conflitto dell'Inghilterra permise alla Francia di concludere delle paci soddisfacenti, che condussero un nipote di Luigi XIV sul trono di Spagna (Filippo V).

Promosse nella prima fase del regno una politica economica di espansione mercantile, navale e coloniale (sotto di lui la colonia del Canada si consolidò e le colonie dei Caraibi divennero redditizie), di lavori pubblici (il Canal du Midi) e di fondazione di manifatture statali.

Intollerante in materia religiosa, perseguitò la minoranza protestante (ugonotti) e nel 1685 revocò l'editto di Nantes, costringendo i protestanti o a convertirsi forzosamente o a emigrare. Nel contempo ebbe rapporti tesi con il papato, per difendere l'autonomia della chiesa gallicana, e avversò la corrente giansenista.

Praticò una deliberata e consapevole politica dell'immagine e della propaganda, sovvenzionando scrittori, poeti, artisti, musicisti e dando vita a istituzioni culturali sotto l'egida della Corona. Statue, dipinti, arazzi, medaglie, poesie, opere letterarie, balletti e opere in musica celebrarono sistematicamente la figura del Re Sole visto come sovrano vittorioso e magnifico.

La politica dell'edilizia momumentale ebbe come fulcro la costruzione della imponente reggia di Versailles, non lontano, ma fuori, da Parigi, dove si stabilì nel 1682, anche se sino alla Rivoluzione egli stesso e i suoi successori seguitarono a realizzare ampliamenti, abbellimenti e ristrutturazioni. Versailles era nel contempo:

1) residenza del re e della famiglia reale;

2) residenza di centinaia di nobili che godevano del privilegio di un appartamento nella reggia e potevano in questo modo frequentare la corte, essere vicini al re e goderne i vantaggi;

3) sede di gran parte dei ministeri, dove si svolgeva l'attività di governo.

Il re detestava e temeva Parigi, teatro di sommosse e ribellioni durante la sua infanzia, e costruendo Versailles (non la sola sede regia fuori della capitale: costruì anche Marly ed aveva Saint-Germain, Saint-Cloud, Fontainebleau e altre ancora) si propose di attirare l'alta nobiltà a corte per "addomesticarla" e tenerla sotto controllo: obiettivo che realizzò con successo.

Dopo una vita promiscua, della quale furono frutto numerosi figli naturali, si risposò con un'ex amante, Madame de Maintenon, e nell'ultima parte della vita si mostrò incline al rigorismo religioso. Nel contempo la volontà di legittimare i due figli maschi avuti da Madame de Montespan e addirittura di renderli capaci della successione in caso di estinzione della linea legittima scatenò l'ostilità della grande nobiltà e dei parléments, che si manifestò dopo la sua morte.

L'ultimo ventennio del suo regno fu caratterizzato da terribili carestie, legate a una congiuntura climatica eccezionalmente negativa: gli inverni del 1693-1694 e poi del 1709-1710 provocarono, per l'effetto combinato delle carestie, del freddo e delle malattie, un milione di morti e rappresentarono per i sudditi delle campagne il rovescio drammatico della faccia splendida del regno.

Quando morì, nel 1715, i sudditi manifestarono sollievo. Una serie di morti precoci aveva falcidiato la discendenza maschile del re, lasciando in vita solo un bimbo di cinque anni. Diffidente nei confronti del nipote, Filippo d'Orléans, al quale spettava per diritto di sangue la reggenza, cercò di limitarne i poteri favorendo i suoi figli legittimati.

La conseguenza fu che non appena il Re Sole chiuse gli occhi il Reggente ottenne dal parlamento di Parigi di cassare il testamento del re, annullò la legittimazione dei figli naturali del re, ottenne pieni poteri e in cambio chiamò i rappresentanti dell'alta nobiltà a far parte di consigli di governo e soprattutto restituì ai parlamenti il diritto di rimostranza, ponendo le premesse perché diventassero un polo di opposizione alla monarchia nel corso del secolo.

L'assolutismo effettivo era durato quanto il regno del vecchio sovrano. Dopo, ne restavano l'ideale e le vestigie, ma non la realtà.