Il Teatro come strumento di cura e formazione | A Unife il Laboratorio Integrato dell’Emozione con il Teatro Patologico
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Mercoledì 11 marzo al Centro Teatro Universitario dell'Università di Ferrara avrà inizio il Laboratorio di Teatro Integrato dell’Emozione per persone con disabilità psichica e studentesse e studenti universitari.
Il percorso, condotto dall’Associazione Teatro Patologico fondata e diretta da Dario D’Ambrosi, è frutto di un accordo di collaborazione tra l’associazione e la Conferenza dei Rettori delle Università italiane, presieduta dalla Rettrice dell’Università di Ferrara, Professoressa Laura Ramaciotti. L’obiettivo del progetto è duplice: da un lato promuovere attraverso i linguaggi del teatro percorsi di integrazione della persona con disabilità psichica o neurodivergenza, dall’altro favorire processi di formazione per i futuri operatori nel campo della salute mentale, orientati a paradigmi di umanizzazione delle cure.
L'iniziativa è promossa e sostenuta dall’Università di Ferrara e dal Centro Teatro Universitario, in collaborazione con il Dipartimento Integrato di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche e il Centro diurno Calicantus. Si rivolge a utenti del Centro Diurno e studentesse e studenti dei corsi di laurea in Tecnica della riabilitazione psichiatrica, Medicina e Chirurgia e Scienze dell’educazione.
Il progetto vanta la direzione artistica di Dario D’Ambrosi, figura di spicco nell'avanguardia teatrale italiana. Nel 1992, D’Ambrosi ha fondato a Roma il Teatro Patologico. Da oltre trent'anni, questo teatro è un punto d'incontro tra arte scenica e salute mentale, in un percorso di reciproco arricchimento che non solo innova i linguaggi artistici, ma promuove anche l'integrazione sociale e umana delle persone neurodivergenti.
Affiancherà il percorso un gruppo di ricerca Unife, con l’obiettivo di misurare l’impatto dello strumento teatrale nella formazione di operatori sanitari che sappiano integrare l’assistenza clinica con la centralità della persona e delle sue necessità relazionali. Il team di ricerca è costituito dai docenti Luigi Grassi, Rosangela Caruso, Emilio Visentin, Silvia Zanazzi e Giuseppe Lipani.
“L’Università di Ferrara - dichiara la Rettrice dell’Università di Ferrara Laura Ramaciotti - promuove pratiche innovative di didattica, che attraverso approcci interdisciplinari integrano la formazione sanitaria dei futuri operatori con i saperi provenienti dalle scienze umane e dalle arti, per umanizzare la pratica medica e arricchire la loro identità professionale. In tale cornice, particolare rilievo assume la partecipazione di alcune studentesse e alcuni studenti del nostro Ateneo dei corsi di laurea in Tecniche della riabilitazione psichiatrica, Medicina e Scienze dell’educazione”.
“Questa iniziativa - afferma Marco Bresadola, Delegato alla Terza Missione per la valorizzazione dei beni culturali e al public engagement di Unife - rappresenta un esempio particolarmente virtuoso di co-progettazione di attività con un alto valore sociale che vede coinvolta l’Università assieme ad enti e associazioni della società civile, in modo da realizzare appieno una delle missioni fondamentali della nostra istituzione”.
“Le realtà assistenziali hanno oggi più che mai necessità di ritrovare modelli che riportino al centro della relazione terapeutica l’umanità - spiegano Luigi Grassi, Professore ordinario di Psichiatria e Rosangela Caruso, Professoressa associata di Psicologia Clinica di Unife. Per fare ciò è essenziale che in tal senso, alla luce di ciò che le Medical Humanities promuovono, si orienti la formazione pre-laurea di medicina e chirurgia e delle scuole di specializzazione. Il contatto con l’arte e le sue espressioni, come questa sperimentazione testimonia, sono, infatti, una componente essenziale per la dignità della cura e per un orientamento globale alla persona, nelle sue dimensioni fisiche, psicologiche, sociali e spirituali”.
“In particolare - afferma Maria Giulia Nanni, presidente del corso di laurea in Riabilitazione Psichiatrica di Unife - per i futuri professionisti della riabilitazione psicosociale, questo è uno strumento formativo di rilievo che deve anche essere sottoposto a protocolli di ricerca per verificarne l’efficacia sui comportamenti di cura e sulle ricadute cliniche.”
“Il contesto operativo del laboratorio teatrale - aggiunge Giuseppe Lipani, direttore del Centro Teatro Universitario - offre alle partecipanti e ai partecipanti un'esperienza formativa completa che integra teoria e pratica, sviluppo personale e professionale. Il teatro arricchisce i percorsi di studi, fornendo strumenti utili per la futura pratica di cura e per la costruzione di una relazione terapeutica efficace”.
“Per il Dipartimento Integrato di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche - spiega la Direttrice Franca Emanuelli - si tratta di un progetto importante che promuove setting di cura al di fuori dei contesti tradizionali. Questo rappresenta contemporaneamente il punto di partenza ma anche di arrivo per una ‘vera e propria’ salute mentale di comunità. Il laboratorio teatrale diventa simultaneamente spazio, metodo, e contesto riabilitativo in quanto: luogo di cura e che cura, metodo per mettere a valore linguaggi espressivi differenti, spazio fisico di apprendimento e generalizzazione di abilità per utenti e professionisti".
Marcello Pacchiana, educatore e coordinatore del Centro Diurno Calicantus, sottolinea l’impatto del progetto: “La partecipazione dei nostri ospiti al progetto del Teatro Patologico rappresenta un’importante opportunità terapeutica ed espressiva. Il teatro permette alle persone con sofferenza psichica di esplorare e comunicare emozioni, rafforzando l’autostima e le capacità relazionali. Attraverso il lavoro di gruppo e la dimensione creativa, i partecipanti possono sperimentare nuove modalità di espressione e di integrazione sociale. Questo percorso contribuisce a valorizzare le risorse personali di ciascun ospite, promuovendo benessere e inclusione".
“Tutto il percorso di attività del Teatro Patologico - prosegue Dario D’Ambrosi - rappresenta la realizzazione di un sogno: far incontrare il teatro e la malattia mentale in un percorso che è a un tempo un nuovo modo di fare teatro e aiuta migliaia di famiglie coinvolte con malati di mente con il massimo della forma d’arte che più si riferisce ad una finalità sociale. L'unica esperienza al mondo dove si insegna il teatro ai malati psichici che diventano allievi per poi trasformarsi in promotori delle loro stesse idee teatrali. Teatro Patologico offre l’opportunità ai giovani soggetti in condizione di svantaggio mentale di intraprendere una esperienza positiva finalizzata a migliorare l’integrazione con i propri familiari e la società, spendibile in un futuro proseguimento degli studi e un eventuale inserimento nel mondo del lavoro, in tutti i campi della produzione artistica: scrittura, recitazione, disegno scenico, musica”.

Un momento della conferenza stampa di presentazione del Laboratorio di Teatro Integrato dell’Emozione