Paleontologia | Scoperte due nuove specie di foraminiferi nelle Isole Ryukyu in Giappone
Scienza, cultura e ricerca
Due nuove specie di foraminiferi, minuscoli organismi unicellulari dotati di un guscio calcareo, sono state scoperte nell’arcipelago delle Isole Ryukyu, nel Giappone meridionale. Si chiamano Shimenawa okuyamae e Yorishiro morii e presentano strutture dei gusci mai osservate prima in questi organismi. Alla ricerca internazionale, pubblicata sulla rivista scientifica Progress in Earth and Planetary Science, ha partecipato anche Davide Bassi, paleontologo del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Ferrara.
Lo studio è stato realizzato in collaborazione con l’Universidad de Granada, l’Università degli Studi di Perugia e la Tohoku University e amplia le conoscenze sulla biodiversità marina e sulla storia evolutiva dei foraminiferi, portando all’identificazione non soltanto di due nuove specie, ma anche di due nuovi generi.
Una scoperta inaspettata nei fondali giapponesi
Gli esemplari sono stati individuati all’interno di macroidi, strutture carbonatiche formate sul fondale marino dall’accrescimento di organismi incrostanti. Provengono dalla piattaforma continentale al largo dell’isola di Kikai Jima, nell’arcipelago delle Ryukyu, dove queste particolari comunità marine si sviluppano a profondità comprese tra circa 70 e 100 metri. I foraminiferi descritti nello studio si trovavano nei nuclei di macroidi risalenti a circa 4 mila anni fa.
La ricerca nasce anche da una lunga collaborazione scientifica tra Ferrara e il Giappone.
«Studio da molti anni i fondali marini delle Isole Ryukyu, e in particolare di Okinawa, insieme ai colleghi della Tohoku University di Sendai – racconta Bassi –. Durante il mio soggiorno dello scorso anno a Sendai come visiting professor, sono stato attirato da sottilissime morfologie tubulari presenti all’interno dei macroidi. Ho capito subito che si trattava di qualcosa di davvero speciale».
Come si riconosce una nuova specie
Osservare qualcosa di insolito, però, non basta per poter affermare di avere scoperto una nuova specie. È necessario studiarne nel dettaglio le caratteristiche e confrontarle con quelle degli organismi già conosciuti. In questo caso la sfida era ancora maggiore: gli esemplari rinvenuti erano gli unici disponibili, e per questo era fondamentale analizzarli preservandone il più possibile l’integrità.
I ricercatori hanno studiato la morfologia e la composizione dei gusci attraverso microscopia elettronica a scansione e spettroscopia Raman, tecniche che hanno consentito di osservarne i dettagli più minuti e di raccogliere le informazioni necessarie alla loro classificazione.
Particolarmente importante si è rivelata la tessitura del guscio, uno degli elementi utilizzati dagli studiosi per distinguere e classificare le principali linee evolutive dei foraminiferi. Le analisi hanno infatti rivelato caratteristiche mai documentate in precedenza: si tratta dei primi foraminiferi tubolari conosciuti a presentare una tessitura complessa del guscio.
«Dopo le analisi al microscopio elettronico a scansione – ricorda Bassi – ho capito subito che si trattava di qualcosa di davvero speciale. Non avevo mai visto niente di simile».
Due nomi legati alla cultura giapponese
Anche i nomi scelti per i nuovi organismi raccontano il legame della ricerca con il Giappone. Il primo, Shimenawa okuyamae, richiama le shimenawa, corde tradizionalmente realizzate in paglia di riso o canapa utilizzate nello Shintoismo per delimitare spazi sacri e nei rituali di purificazione. Il nome della specie, okuyamae, è invece un riconoscimento a Shinobu Okuyama, segretaria del Dipartimento di Scienze della Terra della Tohoku University, per il suo contributo alle attività di internazionalizzazione.
Yorishiro morii prende invece il nome dallo yorishiro, che nella tradizione shintoista è un oggetto capace di attirare i kami, le entità spirituali, offrendo loro uno spazio fisico durante i rituali. Il nome morii è dedicato al maestro di karate Toshihiro Mori della Japan Karate Association, in riconoscimento della sua attività di insegnamento e divulgazione internazionale della disciplina e della cultura giapponese.
La ricerca dimostra quanto ancora ci sia da conoscere della biodiversità dei fondali marini, anche attraverso lo studio di organismi vissuti migliaia di anni fa, e offre nuovi elementi per comprendere la diversità e l’evoluzione dei foraminiferi.
Per saperne di più
L'articolo “New Holocene calcified tubular foraminifera in acervulinid macroids from the Kikai Jima shelf, Ryukyu Islands, southwestern Japan” è stato pubblicato il 20 ottobre 2026 sulla rivista scientifica Progress in Earth and Planetary Science.
Le autrici e gli autori sono Davide Bassi, Juan Carlos Braga, Roberto Rettori, Komei Yamagishi, Hideko Takayanagi, Ryuji Asami e Yasufumi Iryu.
A cura di Chiara Fazio