Geologia | Ricerca Unife riscrive la storia di un mosaico trafugato nella Seconda guerra mondiale e attribuito a Pompei
Scienza, cultura e ricerca
Un mosaico romano trafugato durante la Seconda guerra mondiale, recuperato in Germania e recentemente consegnato al Parco Archeologico di Pompei dal Ministero della Cultura, ha oggi una storia nuova e più precisa. A chiarirne l’origine e la reale provenienza ha contribuito anche l’Università di Ferrara.
Determinante è stato il contributo del Professor Gianluca Frijia, docente del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra di Unife, che attraverso un approccio multidisciplinare ha partecipato a chiarire l’origine del manufatto, fino ad oggi ritenuto pompeiano. Attente analisi archeometriche e di ricerca storica hanno invece permesso di ricondurre il mosaico a una produzione musiva laziale e di appurare che appartenesse ad una villa romana nel territorio di Foligno, nelle Marche, correggendo così un errore di attribuzione storica e restituendo il reperto al suo corretto contesto territoriale e produttivo.
Il reperto, databile tra la metà del I secolo a.C. e il I secolo d.C., raffigura una scena erotica ed è realizzato con tessere policrome di dimensioni millimetriche inserite in una lastra di travertino. Le caratteristiche dei materiali e delle tecniche di realizzazione hanno rappresentato un elemento chiave per ricostruirne l’origine e i processi produttivi.
“Questo studio ha portato la geologia al servizio dell’archeologia attraverso un approccio multidisciplinare che ha visto ricercatori di diversi ambiti delle Scienze della Terra lavorare in sinergia per caratterizzare un mosaico di epoca romana attraverso indagini petrografiche e geochimiche e appurarne il sito di produzione”, spiega Frijia. “Mi piace sottolineare come lo studio evidenzi l’importanza e la trasversalità della figura del geologo, che si esprime anche in ambiti diversi da quelli comunemente associati agli “Scienziati della Terra”, dimostrando le molteplici possibilità lavorative e di ricerca per i geologi. Il lavoro evidenzia inoltre l’eccellenza della ricerca svolta in Unife e presso i laboratori del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra”.
I prelievi dei campioni dai reperti archeologici e le successive analisi isotopiche sono stati effettuati presso il Laboratorio di Paleoclimatologia e Stratigrafia Isotopica del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra, con il contributo della nuova tecnica dipartimentale Dottoressa Irene Viola.
Il caso rappresenta un esempio significativo di come le competenze scientifiche possano contribuire alla tutela e alla corretta interpretazione del patrimonio culturale. Attraverso l’integrazione tra geologia, archeologia e analisi dei materiali è stato possibile ricostruire la storia del reperto e restituirgli il suo corretto contesto storico e geografico.
Un risultato che evidenzia il valore delle competenze interdisciplinari sviluppate nei laboratori Unife e il contributo che la ricerca universitaria può offrire allo studio, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio archeologico, in dialogo con le istituzioni nazionali preposte alla sua conservazione.
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