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Biodiversità | Sola su uno scoglio delle Eolie. La scoperta Unife: lucertola rarissima sfida il rischio di estinzione

07/07/2026

Scienza, cultura e ricerca

Tra le specie più rare al mondo c’è una piccola lucertola che vive solo in alcune aree dell’arcipelago delle Eolie. Si chiama Podarcis raffonei, o lucertola delle Eolie, e le sue popolazioni superstiti sono ridotte a pochi nuclei isolati, distribuiti su minuscole isole e scogli vulcanici.

Proprio a questa specie è dedicato uno studio internazionale appena pubblicato sulla rivista Heredity, coordinato dall’Università di Ferrara con il gruppo di ricerca del professor Giorgio Bertorelle, del Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie. Prima autrice del lavoro è Maëva Gabrielli, già postdoc all’Ateneo ferrarese e oggi al Centre de Recherche sur la Biodiversité et l’Environnement di Tolosa.

Lo studio analizza il rapporto tra diversità genomica e carico genetico, cioè l’accumulo di mutazioni potenzialmente dannose, in popolazioni insulari molto piccole. I risultati offrono nuove informazioni per comprendere i rischi evolutivi a cui sono esposte le specie minacciate e per orientare le strategie di conservazione.

Una popolazione con una diversità genetica estremamente bassa

La ricerca si è concentrata in particolare su due popolazioni di lucertola delle Eolie, presenti a La Canna e a Strombolicchio, confrontandole con una specie affine e molto più diffusa, la lucertola siciliana.

Il caso più estremo riguarda la popolazione di La Canna, uno scoglio vulcanico al largo di Filicudi. Qui i ricercatori hanno rilevato livelli di diversità genetica eccezionalmente bassi: in media, un solo sito variabile ogni 300 mila basi del genoma. Si tratta del valore più basso finora osservato in un eucariote selvatico analizzato a livello genomico.

“Questa popolazione rappresenta un caso straordinario per la genomica della conservazione”, spiega Maëva Gabrielli. “La sua variabilità genetica è così ridotta da renderla estremamente fragile, ma allo stesso tempo ci permette di studiare fino a che punto una popolazione naturale può persistere nonostante una forte erosione genetica”.

Il peso delle mutazioni dannose

La perdita di diversità genetica è uno dei principali fattori di rischio per le popolazioni piccole e isolate. Quando il numero di individui diminuisce, infatti, aumenta la probabilità che mutazioni sfavorevoli si accumulino o diventino più visibili nei discendenti, riducendo la capacità della popolazione di adattarsi e sopravvivere nel tempo.

Lo studio mostra però un quadro più articolato. Nonostante la bassissima variabilità genetica della popolazione di La Canna, il carico genetico effettivamente espresso risulta paragonabile a quello osservato in una popolazione più numerosa e geneticamente più variabile, come quella di Strombolicchio.

“Il risultato suggerisce che una popolazione può sopravvivere anche con una diversità genetica molto bassa, purché il peso delle mutazioni dannose rimanga entro limiti compatibili con la sopravvivenza”, sottolinea il professor Giorgio Bertorelle. “È un’informazione importante, perché aiuta a distinguere tra perdita di variabilità genetica e reale aumento del rischio di estinzione”.

Nuove indicazioni per la conservazione

Le conclusioni dello studio hanno implicazioni concrete per la tutela della lucertola delle Eolie, una specie già considerata ad alto rischio a causa della ridotta dimensione delle sue popolazioni, dell’isolamento geografico e della pressione esercitata da fattori ambientali e antropici.

Proteggere questi nuclei residui significa non solo preservare una specie unica, ma anche monitorare nel tempo la loro salute genetica. L’analisi genomica può infatti fornire strumenti preziosi per valutare la vulnerabilità delle popolazioni, identificare segnali di rischio e orientare eventuali interventi di conservazione.

“Le popolazioni molto piccole non sono tutte uguali dal punto di vista genetico”, conclude Bertorelle. “Capire come varia il carico genetico e come questo interagisce con la storia evolutiva di ciascuna popolazione è essenziale per costruire strategie di conservazione più efficaci e basate su evidenze scientifiche”.

Per saperne di più

Lo studio, dal titolo "The relationship between genomic variation and genetic load: insights from small island populations", è stato pubblicato il 28 marzo 2026 sulla rivista Heredity.

Autrici e autori dello studio sono Maëva Gabrielli, Andrea Benazzo, Roberto Biello, Alessio Iannucci, Daniele Salvi, Gentile Francesco Ficetola, Claudio Ciofi, Emiliano Trucchi e Giorgio Bertorelle. Per l’Università di Ferrara hanno partecipato Maëva Gabrielli, Andrea Benazzo, Roberto Biello e Giorgio Bertorelle, del Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie. Lo studio è stato sostenuto dall’Università di Ferrara e finanziato dal progetto MIUR PRIN 2017 coordinato dal professor Bertorelle.