Il cordoglio dell'Ateneo per la scomparsa di Laura Balbo
Lutti in Ateneo
È venuta a mancare all'affetto dei suoi cari, della comunità scientifica e dell'Ateneo tutto, Laura Balbo, già Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Ferrara, parlamentare e Ministra per le Pari Opportunità. La sua scomparsa segna un grave lutto per il nostro Ateneo. La Rettrice Laura Ramaciotti, a nome suo personale e di tutta la comunità universitaria, esprime ai familiari il più vivo e sentito cordoglio.
Il ricordo del Dipartimento di Studi Umanistici - Sezione di Scienze Sociali
Il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Ferrara esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa di Laura Balbo, sociologa tra le più autorevoli del secondo Novecento e dei primi decenni del nuovo secolo, intellettuale libera, figura di rilievo della vita accademica e civile italiana, studiosa capace di coniugare con rara coerenza ricerca, esperienza, responsabilità pubblica e passione politica.
Laura Balbo ha attraversato da protagonista alcune delle stagioni più vive e trasformative della sociologia italiana, lasciando un segno profondo in campi di studio che restano centrali ancora oggi: il razzismo e i processi di razzializzazione, lo Stato sociale, le politiche del tempo, la vita quotidiana, il lifelong learning, la condizione femminile, il rapporto tra lavoro produttivo e lavoro di cura. Al suo nome è legato uno dei concetti più fecondi e duraturi del lessico sociologico contemporaneo, quello della “doppia presenza”, con cui seppe interpretare la compressione, ma anche la forza innovativa, dell’esperienza femminile tra sfera privata e sfera pubblica, famiglia e lavoro, responsabilità di cura e autonomia.
Il profilo biografico
Nata a Padova nel 1933, formata all’Università di Padova e poi all’Università della California, Berkeley, Laura Balbo fu tra le studiose che contribuirono ad aprire in Italia nuovi spazi per la sociologia, in anni in cui la disciplina non aveva ancora un riconoscimento pieno nell’università. In una conversazione con Massimo Cerulo pubblicata
su “Sociologia Italiana” qualche anno fa (https://sociologiaitaliana.egeaonline.it/it/21/archivio-
rivista/rivista/3342909/articolo/3342968), rievocando la propria formazione, Balbo raccontava quanto avessero contato per lei gli incontri, i libri, le circostanze fortunate, ma anche un precoce e vigile “sguardo sociologico” rivolto ai mutamenti della società, ai processi di esclusione, alle migrazioni, alle differenze, alle trasformazioni del quotidiano.
Da quella formazione internazionale e da quella costante curiosità intellettuale nacque un percorso di ricerca che non avrebbe mai separato l’analisi scientifica dall’attenzione per la vita concreta delle persone.
Questa postura emerge con particolare limpidezza in parole sue che oggi risuonano come un autoritratto intellettuale e umano: “Vivo da sociologa da quasi cinque decenni. Dei temi e della prospettiva delle scienze sociali ho fatto sempre anche un uso ‘privato’, nel senso che hanno contribuito a dar senso a molte delle mie scelte: come collocarmi, come vivere. E, d’altra parte, le esperienze della mia vita di tutti i giorni hanno certo interferito in molti
modi con pensieri, letture, osservazioni, scritti; e hanno segnato la mia presenza nel ‘pubblico’.”
In queste righe si ritrova forse il tratto più caratteristico della sua lezione: l’idea che la sociologia non fosse per lei soltanto un ambito disciplinare, ma una forma di attenzione al mondo, uno strumento per comprendere i mutamenti sociali e insieme per abitarli criticamente. È anche per questo che Laura Balbo ha saputo aprire piste di ricerca allora pionieristiche, con uno sguardo capace di tenere insieme teoria e vita quotidiana, strutture sociali e biografie, istituzioni e relazioni, diritti e concrete condizioni dell’esistenza.
La sua produzione scientifica testimonia la vastità e la continuità di questo impegno. Tra le sue opere restano punti di riferimento libri come L’inferma scienza, importante per la genealogia della sociologia in Italia; Stato di famiglia; Interferenze; Time to Care; i volumi dedicati ai razzismi scritti con Luigi Manconi; Tempi di vita; Riflessioni in-attuali di una ex ministro; In che razza di società vivremo?; Il lavoro e la cura; Imparare, sbagliare, vivere. In tutti questi lavori si riconosce la sua capacità di individuare in anticipo questioni destinate a diventare decisive nel dibattito pubblico e scientifico: il tempo come risorsa diseguale, la cura come nodo politico oltre che familiare, il razzismo come fatto sociale che interroga anzitutto “noi”, le trasformazioni delle forme di apprendimento e delle biografie
contemporanee.
L'impegno politico e istituzionale
Accanto alla ricerca, Laura Balbo ha vissuto con intensità l’impegno politico e istituzionale. Fu parlamentare in due legislature e, dal 1998 al 2000, Ministra per le Pari Opportunità nel governo guidato da Massimo D’Alema. Anche in quell’esperienza, come emerge dalle sue riflessioni e dall’intervista di Cerulo, non cessò mai di guardare alla politica con gli strumenti della sociologia: come osservatrice partecipe ma lucida, attenta ai meccanismi interni delle istituzioni, alle loro chiusure, ai loro linguaggi, alle loro gerarchie, e insieme alla necessità di farvi entrare temi fino ad allora marginalizzati. Nel suo mandato, i temi delle pari opportunità furono letti non solo in rapporto alle donne, ma anche in chiave antidiscriminatoria più ampia, con attenzione alle molte forme della differenza e dell’esclusione.
Laura Balbo a Unife
Per l’Università di Ferrara e per l’area umanistica del nostro Ateneo, il suo nome è legato in modo particolare alla sua esperienza come preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, oggi Dipartimento di Studi Umanistici.
Quel ruolo fu da lei interpretato con intelligenza, autorevolezza e apertura, contribuendo alla crescita culturale e istituzionale della Facoltà e lasciando un ricordo ancora vivo in chi ne condivise il lavoro. A Ferrara il suo profilo non fu quello di una presenza soltanto accademica in senso stretto, ma di una figura capace di creare legami, occasioni di confronto, spazi di elaborazione comune.
Nei ricordi di chi l’ha conosciuta più da vicino emerge infatti non solo la studiosa di fama nazionale, ma anche una donna dal tratto personale inconfondibile, fedele a se stessa anche nei luoghi delle istituzioni. Lo stile sobrio e anticonvenzionale del “golfino viola”, da lei indossato in occasione del giuramento come ministra, è divenuto il simbolo di un modo di stare nello spazio pubblico senza mai sacrificare la propria autenticità. Attorno a Laura
Balbo si era formata una vera e propria “comunità di interpretazione”: non una semplice rete accademica, ma un modo condiviso di discutere, studiare, leggere la società, tenendo insieme riflessione teorica, esperienza vissuta e senso civile della conoscenza. In questo intreccio di vita, ricerca e relazione si riconosce bene una delle cifre più profonde del suo insegnamento.
Laura Balbo credeva che la sensibilità politica avesse bisogno del caso umano. È un’espressione che restituisce bene il nucleo della sua pratica intellettuale. Balbo non muoveva mai da problemi astratti; partiva piuttosto dalle persone, dai loro vincoli di tempo, dalle loro traiettorie, dalle forme concrete della marginalità e della disuguaglianza, dalle risorse e dalle ferite della vita quotidiana. È anche questa capacità di tenere insieme il caso individuale e il quadro generale, la biografia e la struttura, che rende ancora oggi così attuale la sua sociologia.
Laura Balbo ha lasciato dunque molto più di una bibliografia ampia e autorevole. Ha lasciato un metodo e uno stile intellettuale. Ha insegnato che le scienze sociali servono davvero quando sanno illuminare la vita vissuta, quando non smarriscono la complessità, quando rifiutano semplificazioni e chiusure, quando si mettono all’ascolto delle differenze e delle disuguaglianze, quando aiutano a immaginare forme più giuste e più civili della convivenza.
Il Dipartimento di Studi Umanistici si unisce con partecipazione al dolore dei familiari, delle colleghe, dei colleghi, delle allieve e degli allievi, e di tutte le persone che hanno condiviso con Laura Balbo un tratto di strada, nella ricerca, nell’insegnamento, nelle istituzioni, nell’amicizia. Nel ricordarla con gratitudine, ne onora il contributo alla sociologia italiana, alla cultura democratica del Paese e alla storia dell’Università di Ferrara.
Il Dipartimento di Studi Umanistici, Sezione Scienze Sociali