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Racconti dall'estero | Stefano Mario, erasmus+ traineeship alla Rafael Nadal Academy

21/04/2022

Persone

Racconti dall'estero | Stefano Mario, erasmus+ traineeship alla Rafael Nadal Academy

Incontrare il proprio idolo sportivo, osservarlo da vicino mentre si allena, ma anche affiancarlo e ascoltarlo per assorbire il suo pensiero e la sua filosofia.

Sembra un sogno il racconto di Stefano Mario, studente di Scienze, tecniche dell’attività motoria preventiva e adattata Unife che grazie al programma Erasmus+ Traineeship ha svolto il tirocinio alla Rafael Nadal Academy, accademia del celebre tennista nell'isola di Palma di Maiorca, dove ha potuto mettersi alla prova in un'ambiente vivace e stimolante. E realizzare un'emozionante incontro con il grande tennista e il suo staff.

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Stefano Mario, studente Unife in Erasmus+ traineeship, insieme a Rafael Nadal.

Ciao Stefano, innanzitutto grazie per aver accettato il nostro invito. Raccontaci: perché hai optato per un Erasmus+ Traineeship? Cosa ti ha spinto a partire?

Grazie a voi. Già durante la triennale volevo fare un’esperienza Erasmus; dopo aver passato tanto tempo in casa per la pandemia, sentivo proprio il bisogno di partire. Avendo anche avuto l'esempio di mio fratello che ha fatto la stessa esperienza, mi sono convinto, e appena ho avuto l’opportunità ho partecipato al bando.
Nel mio percorso di studi dovevo fare circa 325 ore di tirocinio, e ho deciso di adempiere l'impegno all'estero. Nadal è sempre stato il mio idolo, per cui tra le varie mete ho provato a propormi alla Rafael Nadal Academy. Dopo qualche giorno, sono riuscito a mettermi in contatto con il responsabile del dipartimento.

Perché hai deciso di studiare scienze motorie? Che significato ha lo sport nella tua vita? hai uno sport preferito?

Sono sempre stato uno sportivo, ho anche giocato a calcio a livelli medio alti. Sono un grande appassionato di tennis e sci e più in generale di tutti gli sport.
Già negli ultimi anni delle superiori l’ambito riabilitativo mi ha incuriosito, anche per via di un infortunio che, credo, mi ha avvicinato alla materia.
Per questi motivi ho deciso che volevo insegnare e aiutare gli altri facendoli stare meglio. E dopo la triennale a Urbino ho deciso di continuare i miei studi a Ferrara. 

Com’è stato l’impatto con una realtà diversa quando sei partito? E come ti sei trovato più in generale con l'ambiente universitario (docenti, studenti, lezioni)?.

L’impatto iniziale non pensavo fosse così: i primi giorni sono molti difficili, ti trovi con persone che non conosci e che non parlano la tua lingua e quindi devi un po’ adattarti.
Sicuramente le difficoltà più grandi sono state la lingua e il conoscere nuove persone, anche perché in accademia si parla molto di più lo spagnolo dell'inglese.
Ciononostante, mi sono trovato molto bene e mi sono sentito fin da subito accolto: dopo i primi giorni sono riuscito a adattarmi all’ambiente e fin da subito ho iniziato a lavorare.
Ho imparato tante cose nuove perché prima di questa esperienza non avevo mai allenato, era un'attività totalmente nuova per me. Anche per l’accademia era un’esperienza nuova poiché sono stato il primo studente non spagnolo ad essere accettato nel loro programma.

Come hai scelto la tua meta?

L’ho scelta innanzitutto perché è la Rafael Nadal Academy. Nadal è sempre stato un esempio per me, credo nella persona e nel modo che ha di rapportarsi con gli altri, credo molto anche nell’accademia e nel lavoro che fanno. Mi ispirava molta fiducia già prima di partire. Era da sempre un piccolo sogno per me, il tennis, oltretutto, mi è sempre piaciuto. Poi diciamo che d'estate a Palma di Maiorca non si sta così male: non poteva andare meglio!

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Una foto scattata da Stefano di Rafael Nadal durante un allenamento

Come si svolgeva la tua giornata tipo?

Iniziavo a lavorare alle 8, facendo una piccola riunione con tutto lo staff per dividerci i vari compiti. Le prime settimane affiancavo sempre una persona e andavamo sul campo e in palestra a lavorare con gli atleti. La maggior parte degli esercizi spesso erano per prevenire infortuni. D’estate c’è anche il summer camp per bambine e bambini, per cui davamo una mano con loro. Dopo il pranzo in accademia c’era un momento di relax e alle 3.30 finivo il mio turno. Tutti i giorni dal lunedì al sabato. Capitava a volte che durante la settimana ci fossero dei cambiamenti di programma: spesso andavamo in piscina, giocavamo a calcio o comunque praticavamo altri sport.
Le prime settimane più che lavorare osservavo, poi piano piano hanno iniziato a darmi più autonomia e responsabilità. Il fatto di aprirmi e insegnare in un'altra lingua per me è una grande vittoria.

Consiglieresti di fare un'esperienza come questa? Se sì, quale consiglio daresti ai ragazzi che vogliono intraprendere un’esperienza di questo tipo?

Senza ombra di dubbio! Penso che tutte le studentesse e gli studenti, avendone l’opportunità, dovrebbero fare un’esperienza Erasmus+.
Ti fa crescere tanto, si imparano tante cose. È prezioso soprattutto a livello umano, perché ci si confronta con altre realtà e con persone di un'altra cultura.
Bisogna mettersi in gioco e non avere paura, ne vale la pena perché è un’esperienza che ti segna in positivo e ti accresce molto non solo a livello di formazione.

Cosa ti aspetti di fare finita questa esperienza?

Sono rimasto in buoni contatti con le persone che ho conosciuto alla Rafael Nadal Academy e mi hanno detto che se voglio tornare le porte sono sempre aperte.
Cosa voglio fare non lo so di preciso, ma parto dall'idea che mi piacerebbe aiutare le persone attraverso il mio bagaglio di formazione, insegnare agli altri quello che ho imparato e migliorare le loro condizioni di vita. Che sia in un centro riabilitativo o in un campo da tennis, l'obiettivo per me rimane comunque il benessere della persona.

Il centro sportivo in cui stai facendo questa esperienza ha il nome di un grande sportivo. Per te è un simbolo? Cosa ci dici a riguardo?

La prima volta che ho visto Nadal si stava allenando per i tornei in America; essendosi infortunato subito dopo la partenza, è tornato in accademia e per un mese e mezzo l’ho osservato allenarsi tutti i giorni, sempre circondato dalla folla. Mi è anche capitato di dovergli fare da bodyguard per disperdere un po’ le persone che volevano farsi una foto con lui!
Eseguiva la sessione di allenamento e poi dedicava molto tempo alle persone che lo andavano a vedere. L’ho visto molto disponibile e questo penso sia sinonimo di umanità: è una persona aperta e per niente snob, pur essendo uno dei tennisti più famosi. Dà consigli anche alle ragazze e ai ragazzi che si allenano lì e a volte si allena anche con loro.
Ho anche avuto modo di parlargli, un giorno finito l’allenamento, e ci siamo anche fatti una foto insieme. Ero molto emozionato!
Insieme a lui lì c’è tutta la sua famiglia, anche suo zio Toni Nadal, che per molti anni è stato il suo allenatore. Ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere anche con lui. Tutta la famiglia si impegna molto nell’accademia e nel trasmettere i loro valori, sono molto attenti dal lato umano.
Devo dire che Nadal come persona ha superato di molto le mie aspettative, è una persona molto alla mano, corretta e umana.

C’è qualcosa che ci vorresti dire o raccontare a cui tieni e credi sia significativo citare?

Vorrei aggiungere che mi sono trovato molto bene con tutte le persone che lavoravano con me: mi hanno accolto fin da subito e il servizio era ottimo. Mi hanno anche fornito tutto il materiale per lavorare, scarpe maglie, felpe. Nonostante la pandemia, ho avuto modo di godermi l’esperienza.  Alle mie compagne e ai compagni di Unife che vogliono fare un’esperienza all'estero consiglio di andare oltre certe difficoltà: ne vale davvero la pena.
Sono partito con tante paure poi alla fine mi sono trovato benissimo.
Infine, un rignraziamento per il supporto alla mia famiglia e fidanzata che hanno avuto occasione di venirmi a trovare.

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La spiaggia di Manacor, paese natale di Nadal a Palma di Maiorca. 

Intervista a cura di Ginevra Criveto, tirocinante del corso di laurea in Scienze e Tecnologie della Comunicazione.

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