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Donne e Scienze | Intervista a Giulia Nenna Ufondu vincitrice del concorso Women in Stem

30/03/2022

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Donne e Scienze | Intervista a Giulia Nenna Ufondu vincitrice del concorso Women in Stem

Giulia Nenna Ufondu, laureata a Unife alla Triennale di Elettronica e Informatica e ora iscritta al primo anno della Magistrale di Ingegneria Elettronica per l’ICTè una delle 10 vincitrici del premio Women in STEM.

Promosso dalla Fondazione Giuseppina Mai, in collaborazione con la Fondazione Bracco e realizzato con il supporto del Governo del Québec, il progetto Women in STEM è finalizzato a valorizzare la presenza femminile nelle discipline STEM: Science Technology, Engineering, Mathematics.

Dieci borse di studio sono state destinate alle studentesse più meritevoli iscritte al primo anno dei Corsi di Laurea Magistrale nelle discipline STEM per l’Anno Accademico 2021/2022.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Milano il 29 marzo 2022.

Abbiamo deciso di intervistare Giulia per farci raccontare il suo percorso e conoscere il suo punto di vista sul tema delle donne nella scienza.

Giulia Nenna a Milano in occasione della premiazione

Giulia Nenna a Milano in occasione della premiazione

Cara Giulia, grazie di aver accettato il nostro invito. Partiamo dal principio: cosa studi a Unife? Perché hai scelto questo corso? 

Innanzitutto ci tengo a ringraziarvi, sono lieta di questo invito. Mi sono laureata in Ingegneria Elettronica e Informatica presso l’Università degli Studi di Ferrara e attualmente frequento il primo anno della Laurea Magistrale di Ingegneria Elettronica per l’ICT.
Il mio interesse per l’ingegneria si è sviluppato durante gli anni del liceo, quando ho optato per un liceo scientifico, soprattutto grazie alla mia professoressa di matematica. L’approccio da lei usato per le sue materie non era puramente teorico ma anche applicativo. Grazie a lei ho realizzato che mi stimola mettere in pratica le mie conoscenze, senza limitarmi ad un apprendimento passivo.
Terminato il liceo ero indecisa sulla scelta universitaria: mi interessavano sia l’ingegneria meccanica sia l’ingegneria elettronica; alla fine la mia decisione è ricaduta sull’elettronica perché ho compreso quanto sia ciò che più mi appassiona e ad oggi sono molto entusiasta di questa scelta.

 Come ti sei trovata a Unife?

Ho visitato Ferrara l’ultimo anno delle scuole superiori per seguire un corso di fisica moderna e rimasi affascinata dall’atmosfera di forte inclusività, di accoglienza e al contempo  di innovazione conferita da questo Ateneo. Da quel giorno, dunque, nonostante avessi superato il test di ingresso per ingegneria anche in agognati atenei (come il Politecnico di Milano), ho deciso che avrei scelto Ferrara per proseguire i miei studi universitari. 

Quante ragazze frequentano il tuo corso? Se sono di più i ragazzi, cosa pensi di questo rapporto?

Quando mi sono iscritta alla Laurea Triennale ero già a conoscenza del fatto che in questi corsi ci fosse una certa disparità nel numero di iscritti tra gli uomini e le donne, però non mi aspettavo che questa disparità fosse così significativa, sono rimasta molto dispiaciuta.
Quando frequentavo il primo anno di Laurea Triennale mi ricordo che fossimo circa venti ragazze, mentre i ragazzi più di un centinaio; nel percorso Magistrale siamo ancora meno.
Ho notato che pochissime ragazze scelgono una laurea magistrale in Ingegneria Elettronica e credo che ciò sia dovuto in buona parte ad un fattore culturale. Diverse ragazze non scelgono questo corso di laurea perchè temono di non poter essere prese sul serio, soprattutto in ambito lavorativo, e di ricevere un trattamento diverso rispetto ai propri colleghi. È davvero un peccato perdere l’opportunità di studiare qualcosa che potresti amare a causa di tanti pregiudizi.
Credo fortemente che nella vita si debba scegliere la strada che ci entusiasma e che più ci si addice, senza farci influenzare dai pregiudizi e soprattutto senza avere il timore di sbagliare: anche le esperienze negative possono rivelarsi qualcosa di positivo: da esse possiamo trarre tanti insegnamenti.

Come sei venuta a conoscenza del concorso Women in Stem? Che ruolo ha avuto l’Università?

L’università ha avuto un ruolo fondamentale, sono state le Manager del Dipartimento di Ingegneria a comunicarci questa iniziativa. Non a caso, dopo aver scoperto di aver vinto una delle 10 borse di studio, ho contattato la Manager didattica per ringraziarla perché probabilmente senza di lei non avrei colto questa grande opportunità.

E poi sei stata selezionata tra le vincitrici: complimenti! Come ti fa sentire aver vinto il premio?

Vincere questa borsa mi rende fiera di me. È stata sicuramente una sorpresa! Essendo un bando nazionale, aperto a tutte le studentesse, sapevo che essere una delle 10 vincitrici non sarebbe stato facile.
Il fatto che mi sia stata attribuita per merito mi ha fatto capire che tutto l'impegno, con cui ho affrontato la Laurea Triennale, è stato riconosciuto ed è stata una soddisfazione. Non nego che la cosa più importante sia essere i primi a supportare e credere in sé stessi, ma ogni tanto è anche bello e rincuorante ottenere qualche riconoscimento esterno. 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 

Da bambina avevo anch’io pregiudizi sulla laurea in Ingegneria, soprattutto perché, non vedendo molte donne in questo settore, non la consideravo come punto riferimento per il mio futuro.
Crescendo però ho capito quanto fosse sbagliato precludersi le strade, perché limitando le proprie scelte si limita anche la possibilità di conoscere sé stessi. Dopo aver conseguito la Laurea Triennale ho capito quanto mi affascinasse l’elettronica. È un campo molto vasto e quindi un’ulteriore sfida che voglio imporre a me stessa è capire quale ambito sia più adatto a me.
Ho alcune idee a riguardo ma ancora non voglio prendere una scelta definitiva. Dopo la Laurea Magistrale vorrei proseguire con un Dottorato, perché so che mi piace studiare, scoprire di più e approfondire l’ambito dell’elettronica.

Cosa ti sentiresti di dire alle/i giovani che vogliono intraprendere il tuo stesso percorso di studi?

Una cosa che ci tengo a dire soprattutto alle ragazze, ma anche ai ragazzi, che vorrebbero intraprendere il mio stesso percorso è di non avere timore: gli ostacoli esistono per essere superati, si presenteranno sempre lungo il percorso, ma ciò non vi deve preoccupare e quando vengono superati ci si sente appagati e soddisfatti.
ultima analisi vorrei continuare ad esortare sia i ragazzi che le ragazze che si sentono vittime di pregiudizi che vengono imposti dalla cultura a scegliere ciò che più li appassiona. Voglio inoltre ricordare loro di non limitare le proprie prospettive: siamo nati tutti per esplorare!

E infine, una domanda libera: c’è qualcosa che ci vorresti aggiungere o sottolineare?

Ammetto che il tema della disuguaglianza di genere mi sta a cuore. Maschi e femmine crescono in modo diverso, sin da piccoli vengono instillate certe convinzioni nelle loro menti e questo aspetto è veramente negativo. Se già da bambini certe strade vengono precluse, anche il nostro futuro sarà precluso.
Siccome oggi, grazie alle tecnologie, non serve più la forza fisica per svolgere determinati lavori, credo che la concezione della mascolinità debba essere superata. Associando la laurea in ingegneria ad una figura maschile si commette un grave errore, questa laurea non necessita di forza fisica ma di cervello.
Facendo anche riferimento al mio percorso so che le ragazze che studiano ingegneria hanno dei rendimenti molto alti, devo dire anche più alti di molti ragazzi. Per questo motivo, care ragazze, non siate titubanti.
Infine, penso che le ragazze che intraprendono un percorso di studi come il mio riescano a sviluppare una maggiore tenacia:  potrebbero sentirsi scoraggiate per colpa di tanti pregiudizi e nonostante ciò, se persistono nel loro obiettivo possono sviluppare una grande forza interiore. 

 Intervista a cura di Ginevra Criveto, tirocinante del corso di laurea in Scienze e Tecnologie della Comunicazione.

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