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Unife partecipa alla campagna “Scoglio d’Affrica 2019” | Partite le indagini per comprendere le cause del fenomeno naturale simile a un geyser

16/10/2019

Scienza, cultura e ricerca

Unife partecipa alla campagna “Scoglio d’Affrica 2019” | Partite le indagini per comprendere le cause del fenomeno naturale simile a un geyser

“Il mistero dell’Affrichella”. Da alcuni era stato definito così nel marzo 2017, quando al largo del piccolo isolotto che ospita il faro dello Scoglio d'Affrica (a ovest dell’Isola di Montecristo), si è alzata dal mare una colonna d’acqua mista a gas e fango. Uno spettacolo davvero insolito che aveva supposto la presenza di fenomeni riconducibili a un’attività geologica sottomarina.

 

A indagare le origini e le cause anche l’Università di Ferrara nell’ambito della campagna “Scoglio d’Affrica 2019”, che ha visto coinvolti anche l’Istituto Idrografico della Marina (IIM)l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Sez. Roma e Palermo, l’Istituto di Ingegneria del Mare (INM) del CNR di Genova, e l’Università La Sapienza (UniRoma1).

 

Obiettivo principale è stato mappare la morfologia del fondale nella zona circostante lo Scoglio d’Affrica, individuando così l’eventuale presenza di fuoriuscita di gas e campionando l’acqua grazie a sofisticati strumenti scientifici.

 

“L’area di indagine è stata suddivisa in varie sottozone in base alle diverse priorità – spiega il Prof. Massimo Coltorti del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra di Unife – Sono stati effettuati rilievi Multibeam ad altissima risoluzione (che permettono di identificare strutture del fondale anche di ridotte dimensioni) utilizzando la Nave idro-oceanografica Ammiraglio Magnaghi della Marina Militare e le due imbarcazioni in dotazione. Inoltre sono stati acquisiti i dati per ricercare possibili emissioni gassose e per investigare possibili cambiamenti delle proprietà fisiche della massa d’acqua. Queste attività sono state integrate con l’investigazione video a mezzo ROV (Remotely Operated Vehicle), il campionamento diretto del fondo tramite benna Van Veen e il prelievo di acqua per le successive analisi in laboratorio (Unife, UniRoma1, INGV)”.

 

“Già in una prima fase è stato possibile individuare la presenza di ripples (increspature) sul fondale marino, di praterie a Posidonia oceanica (pianta acquatica del Mar Mediterraneo) o di ammassi rocciosi frantumati – conclude Coltorti - Inoltre sono stati individuati disturbi nella colonna d’acqua riconducibili alla presenza di emissioni gassose ed è stata identificata una nuova area, distante dalle precedenti, dove si ritiene plausibile la presenza di emissioni di gas, che potrà essere oggetto di successive indagini. Grazie all’elaborazione dei dati e alla collaborazione tra i diversi attori che hanno partecipato alla campagna, sarà realizzata una mappatura 3D con l'individuazione di target di interesse, la classificazione della natura del fondo e la messa a punto di una procedura di caratterizzazione rapida ambientale in caso di eventi eccezionali, di monitoraggio ambientale e gestione del rischio, a supporto della Protezione Civile”.