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Dantedì | Da Unife la prima Commedia nata dal confronto di 580 manoscritti

22/03/2021

Scienza, cultura e ricerca

Dantedì | Da Unife la prima Commedia nata dal confronto di 580 manoscritti

DallEneide alla Bibbia, dalle Metamorfosi di Ovidio alla Divina Commedia di Dante, quando abbiamo tra le mani un testo antico o medievale, con pochissime eccezioni, non è mai lopera originale scritta di pugno dallautore. Si tratta invece di una ricostruzione, che non avremmo senza lopera svolta da uno o più studiosi a partire da copie manoscritte”.

Ed è proprio questa preziosa e paziente opera di ricostruzione che almeno dal 2007 il Professor Paolo Trovato, docente di filologia italiana del Dipartimento di Studi Umanistici di Unife, tra i principali esperti al mondo sulla Divina Commedia, conduce a Ferrara su uno dei testi più famosi della letteratura mondiale, appunto la Commedia di Dante.

L’équipe di filologi da lui coordinata sta completando una nuova edizione critica della Commedia, tentando una impresa mai provata prima: ricostruire il testo a partire dal confronto di tutte le copie manoscritte esistenti, quasi 600. Prima dell’estate, nel corso del settecentesimo anniversario della scomparsa del Sommo Poeta, verrà stampata la cantica dellInferno, unitamente a un volume di introduzione in cui i filologi descrivono la complessa metodologia impiegata. Le cantiche del Purgatorio e del Paradiso sono attese entro il 2023.

I manoscritti esistenti della Divina Commedia

“L’edizione della Commedia - spiega Trovato - può essere considerata la sfida più complessa di tutte le filologie moderne. Non esiste nella letteratura francese, in quella inglese o in quella tedesca un testo che abbia avuto una diffusione così ampia come il testo dantesco".

“Il 'Roman de la Rose' è il più fortunato capolavoro del Medio Evo francese, ma è tramandato da meno di duecento manoscritti. In un'epoca di analfabetismo diffuso quale il medioevo, lidea di Dante che racconta  di essere stato allInferno, in Purgatorio, in Paradiso e di avere incontrato tanti VIP (politici, papi, mogli e figlie di potenti) che erano appena morti, ha avuto un impatto straordinario, creando un enorme interesse per la lettura di testi in volgare. Ad oggi, le copie conservate della Commedia sono 580 manoscritti integrali e 200 frammenti costituiti da due o quattro pagine ciascuno. Secondo una stima effettuata su mia richiesta dal professor Vincenzo Guidi, ora direttore del Dipartimento di Fisica e di Scienze della Terra di Unife, si deve pensare che le copie realmente esistite dovessero essere non meno di 6 o 7 mila”, illustra Trovato.

Il metodo seguito dall’équipe ferrarese

Loriginalità della nuova edizione della Commedia è legata alla metodologia utilizzata per compiere la ricostruzione critica.

Il metodo di ricostruzione dei testi che abbiamo seguito, è il più raffinato oggi disponibile, il cosiddetto metodo di Lachmann o meglio la sua variante più aggiornata, il neolachmannismo. Tale procedura prevede, per cominciare, che si confrontino tutte le copie esistenti con una copia antica scelta come riferimento”, prosegue il Professor Trovato.

Se si volesse quantificare in mesi/uomo” il tempo occorrente a una simile analisi, la procedura richiederebbe una settantina di anni di vita lavoro di una singola persona, oppure più di una ventina di anni di lavoro di due o tre persone. Perciò, tutti quelli che hanno scritto edizioni della Commedia prima di noi hanno lavorato su un numero molto ridotto di manoscritti, scelti un poa caso tra i più antichi. Noi siamo stati gli unici che hanno confrontato i 580 manoscritti non frammentari, non su tutti i 14233 versi, ma su un campione significativo di 630 versi”, illustra Trovato. 

Grazie alléquipe Unife, la ricerca è stata svolta in dieci anni, dal 2007 al 2017 e ha consentito lindividuazione dei capostipiti, ovvero degli undici manoscritti complessivamente più vicini al testo originale.

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Stemma codicum, ossia schema dei rapporti genealogici tra gli undici manoscritti più vicini al perduto originale della Divina Commedia

Da Ravenna, via Bologna, i manoscritti più vicini alloriginale perduto

Tra i caratteri della sua originalità, la nuova edizione critica dellopera dantesca ha evidenziato come i manoscritti più importanti siano stati quelli settentrionali, svalutando così quelli fiorentini, tanto più numerosi e in qualche caso antichissimi.

Sembra paradossale, ma non va dimenticato che Dante fu esiliato nel 1302 e, dopo molti spostamenti (Casentino, Verona, Bologna, Verona…), morì a Ravenna senza mai tornare a Firenze (se vi fosse ritornato sarebbe stato giustiziato). Firenze, già pochi anni dopo la morte di Dante, divenne un centro di irradiazione, di produzione in serie della Commedia. Un solo copista fiorentino di cui si conservano più di venti Commedie probabilmente copiò cento volte la Commedia, che non è proprio uno scherzo, si stima infatti che occorressero almeno tre mesi per singola copia. Ma non c'è dubbio che i manoscritti cosiddetti settentrionali (per la precisione: emiliano-romagnoli e per lo più bolognesi) siano più vicini dei fiorentini all'originale perduto”, continua Trovato.

La tradizione italianistica allUniversità di Ferrara

Il gruppo di lavoro del Professor Trovato prosegue, spostandola sul piano della critica testuale, la tradizione di studio e analisi delle grandi opere della tradizione italiana iniziata allinterno dellUniversità di Ferrara dal Professor Walter Moretti, i cui lavori hanno riguardato i grandi ferraresi, e specialmente Tasso e i contemporanei, e proseguiti dai collaboratori di Moretti , che hanno studiato, tra l’altro, Boiardo, Varano e Monti.

Il nuovo lavoro di critica dantesca ha visto la collaborazione di tante studentesse e studenti Unife.

In questi anni ho avuto la fortuna di trovare colleghe/i che hanno collaborato con me (per es., la Professoressa Carla Maria Sanfilippo di Unife e la Professoressa Luisa Ferretti Cuomo della Hebrew University di Gerusalemme) e formare studenti che si sono appassionati a questo tipo di ricerca. Alcuni di loro sono diventati specialisti del settore come i Professori Marco Giola (università telematica eCampus), Fabio Romanini (UniTrieste) e Elisabetta Tonello (Novedrate) e le dottorande/i Elena Niccolai (Scuola Normale Superiore di Pisa), Martina Cita e Federico Marchetti (rispettivamente dottoranda e dottore di ricerca a Ferrara)”, continua Trovato.

Le iniziative per le celebrazioni dantesche

Il prossimo 25 marzo si celebrerà invece la seconda edizione del Dantedì”, la giornata nazionale dedicata al Sommo Poeta.

I centenari sono stati ideati dopo la Rivoluzione francese per celebrare gli eroi rivoluzionari. Da allora c'è stato, in tutto il mondo, un dilagare di simili festeggiamenti, più o meno retorici, più o meno utili. Ma i centenari hanno consentito di riportare lattenzione su vari personaggi storici e nel caso di Dante hanno favorito la nascita di molti studi importanti e nuovi come quelli apparsi nel 1965, durante il settimo centenario della nascita del Poeta. Con molta probabilità anche questo centenario darà origine a un gran numero di studi. Mi aspetto molte cose interessanti, al di là del nostro lavoro sul testo”, afferma Trovato.

Le celebrazioni dantesche appena avvenute o in programma per i prossimi mesi del 2021 sono numerose e prevedono iniziative sia a livello locale che nazionale. Nel giugno scorso c’è stata una presentazione, necessariamente online, dell’ultimo lavoro collettivo del gruppo di lavoro di Trovato, Nuove prospettive sulla tradizione della Commedia - terza serie”, curato da Martina Cita, Federico Marchetti e dallo stesso Trovato, alla quale hanno partecipato numerosi specialisti esterni, che seguiva due raccolte con lo stesso titolo (prima raccolta - seconda raccolta).

Sempre a Ferrara si potrà visitare a Palazzo Turchi di Bagno La Divina Botanica”, una mostra ideata dal Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie (Professor Renato Gerdol e collaboratori, tra cui la Dottoressa Lisa Brancaleoni, con la già ricordata Martina Cita). 

Nella Commedia c'è un interesse straordinario per la realtà, il poeta parla praticamente di tutto. Oltre alle descrizioni di piante e di foreste di cui tratteranno i nostri botanici, viene citato ad esempio per la prima volta nella letteratura un orologio, si descrivono le varie attività invernali dell’arsenale di Venezia, si spiega come lo smeraldo sia particolarmente luminoso al momento della lavorazione, si descrive il vetro al punto di fusione, un’arte relativamente poco diffusa in Italia nellepoca medioevale. Evidentemente, nel suo girovagare per l’Italia, forse durante l’ambasceria a Venezia, Dante avrà visitato qualche fornace”, illustra Trovato, che aggiunge “In linea con le celebrazioni dantesche, a fine maggio è prevista la presentazione della nostra edizione dell’Inferno, che speriamo possa allora essere già rilegata, ma sarà comunque disponibile in bozze per la giornata di studio”.

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Il Gruppo di Ferrara pressoché al completo durante una pausa del convegno dantesco di Ravenna del  2017. Da sinistra: la Professoressa Luisa Ferretti Cuomo (Professoressa emerita della Hebrew University of Jerusalem), il Professor PaoloTrovato, i futuri dottorandi Federico Marchetti, Elena Niccolai e Martina Cita.

A fine settembre è prevista sempre qui a Ferrara una serie di lezioni dedicate alla presenza di Dante negli scrittori ferraresi, tenute da specialisti sia interni al nostro gruppo sia esterni. Partiremo dalla tradizione più antica, dei nostri scrittori in ottave, Boiardo e Ariosto, per arrivare ai settecentisti come Varano e a Giorgio Bassani”, conclude Trovato.

Oltre a Ferrara, moltissime città italiane e straniere saranno sede di ulteriori manifestazioni o lezioni dedicate a tematiche dantesche, in parecchie delle quali (per esempio, Napoli, Bologna, Ravenna, Padova, Trieste, Verona) interverranno membri del gruppo di studio Unife, che gli addetti ai lavori chiamano ormai semplicemente il Gruppo di Ferrara.

Non solo. Nelle celebrazioni del settimo centenario della morte di Dante, Unife ha un ruolo importante anche in altre iniziative a livello nazionale e internazionale, che vedono coinvolto il Dipartimento di Studi Umanistici e nello specifico il Prof. Sandro Bertelli, tra gli ideatori e curatori di due importanti mostre dedicate al Sommo Poeta e alla sua Divina Commedia.

Dante e la Divina Commedia in Emilia Romagna. Testimonianze dantesche negli archivi e nelle Biblioteche

Per valorizzare il patrimonio di manoscritti e di testimonianze storiche, documentarie, letterarie e artistiche dantesche che sopravvivono ancora oggi nelle biblioteche e negli archivi delle città della Via Emilia, il Servizio Patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con la Società Dantesca Italiana, ha ideato un percorso espositivo. Sono 14 le mostre che prevedono l’esposizione di manoscritti, incunaboli e cinquecentine della Commedia e di altre opere dantesche, allestite in un arco temporale che va dal Dantedì 2021 e si prolunga sino ai primi mesi del 2022. Il percorso è ideato da Alberto Casadei e curato da Gabriella Albanese, Sandro Bertelli e Paolo Pontari.

 

Dante e il suo tempo nelle Biblioteche fiorentine

L’evento, promosso dalla Società dantesca Italiana e con il patrocinio del Comitato per le Celebrazioni del Centenario dantesco, si svolge in contemporanea nelle sedi della Biblioteca Medicea Laurenziana, della Biblioteca Nazionale Centrale e della Biblioteca Riccardiana di Firenze dal 23 settembre 2021 al 15 gennaio 2022.

L’iniziativa, a cura di Gabriella Albanese, Sandro Bertelli, Sonia Gentili, Giorgio Inglese, Paolo Pontari, offre un percorso originale di manoscritti e antiche edizioni che riunisce il patrimonio dantesco delle tre biblioteche fiorentine e i codici danteschi non conservati a Firenze ma di chiara origine fiorentina, allo scopo di ricostruire la circolazione delle opere di Dante nella sua patria. Per la Commedia, rappresenta l’occasione per compiere un viaggio nella storia della diffusione del poema attraverso i manoscritti confezionati a Firenze dopo la morte di Dante, fino all’approdo alla stampa, dalla primissima edizione di Foligno del 1472 alla fortunata aldina del 1502 e oltre.

 

A cura di PIERLUIGI GIACOBAZZI, studente del Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza dell'Università di Ferrara