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Sclerosi sistemica | Scoperta da Unife possibile associazione con l’Herpes virus umano 6

18/02/2020

Scienza, cultura e ricerca

Sclerosi sistemica | Scoperta da Unife possibile associazione con l’Herpes virus umano 6
A sinistra, il virus HHV6. A destra, la professoressa Elisabetta Caselli di Unife

Un herpes virus umano potrebbe essere associato allo sviluppo della sclerosi sistemica. La scoperta viene da un team di ricercatori coordinato dalla professoressa Elisabetta Caselli dell'Università di Ferrara.

Si tratta del virus HHV6, soprattutto la specie 6A, il cui DNA è stato individuato sia in cellule della pelle sia nei campioni di sangue di tutti i pazienti analizzati. Secondo la microbiologa Caselli questa nuova osservazione potrebbe aiutare a chiarire i meccanismi che portano alla comparsa della malattia.

“La sclerosi sistemica, o sclerodermia, è una malattia autoimmune, cioè una malattia dovuta allo scatenarsi della risposta immunitaria del paziente contro le cellule del suo stesso organismo. E' una malattia rara ma molto grave, che coinvolge in maniera graduale e irreversibile tutti i tessuti del corpo umano a partire da quelli più esterni cutanei, e porta alla loro progressiva fibrosi, o indurimento, e perdita di funzione" spiega la professoressa Caselli “Ad oggi non si dispone di una cura proprio perché restano da chiarire i processi molecolari che inducono l’attivazione anomala del sistema immunitario”.

Ciò che è noto della sclerodermia è che si tratta di una malattia multifattoriale, cioè indotta da diversi tipi di cause: sia genetiche sia ambientali, tra cui le infezioni virali. "Ora il nostro studio, finanziato dal MIUR e inserito in una ricerca di più ampio respiro sul possibile ruolo di diversi virus a DNA in questa malattia, evidenzia per la prima volta la presenza di HHV-6 ad alti livelli nelle persone affette” chiarisce la professoressa Caselli.

Il gruppo della microbiologa di Unife ha dimostrato non solo che i pazienti presentano l’infezione, ma anche che la gravità della malattia è direttamente proporzionale alla carica virale di HHV6.

“Abbiamo individuato una carica virale particolarmente alta di HHV-6B nel sangue dei pazienti e di HHV-6A nella cute, dove il virus risulta anche in attiva replicazione. Entrambe le specie di herpesvirus, che nulla hanno a che vedere con il virus che causa le ricorrenze labiali, sono presenti nella maggior parte della popolazione senza causare malattia, ma in soggetti suscettibili dal punto di vista genetico-immunitario possono riattivarsi con alta frequenza associandosi a malattie molto gravi, come questa”.

Lo studio pone quindi le basi per future ricerche volte a capire i meccanismi con cui HHV-6 potrebbe causare lo sviluppo della sclerosi sistemica, e possibilmente individuare terapie mirate ed efficaci nel bloccare la progressione della malattia.

Lo studio “HHV-6A Infection and SystemicSclerosis: Clues of a PossibleAssociation”è stato pubblicato questo mese sulla rivista Microorganisms. Gli autori sono: Elisabetta Caselli, Irene Soffritti, Maria D’Accolti, Daria Bortolotti, Roberta Rizzo dell’Università di Ferrara e Gianluca Sighinolfi, Dilia Giuggioli e Clodoveo Ferri dell’Università di Modena e Reggio Emilia.