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Space economy | Architettura di una colonia su Marte. Il progetto dell'alumno Unife all’International Astronaut Congress

27/07/2022

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Space economy | Architettura di una colonia su Marte. Il progetto dell'alumno Unife all’International Astronaut Congress

Realizzare una colonia su Marte utilizzando le risorse disponibili sul pianeta. È uno scenario da film di fantascienza quello che Francesco Axel Romio, laureato Unife in Architettura, presenterà al 73esimo Congresso Astronautico Internazionale (International Astronaut Congress - IAC2022), il prossimo settembre a Parigi. 

Francesco ha scelto questo tema originale per la sua tesi di Laurea, discussa lo scorso novembre al Dipartimento di Architettura del nostro Ateneo. 

In questa intervista ci racconta di più sul suo percorso di studi, sul progetto di tesi e sulle aspirazioni future.

 

Ciao Francesco, grazie di aver accettato il nostro invito. Dunque, ti sei laureato in Architettura a Ferrara.

Sì! Mia madre è architetto e mio padre ingegnere, ho sempre avuto in casa queste discipline e credo che in fondo fossi destinato a seguire questa strada. Io vengo da Bologna, ma ho scelto Unife perché nella mia città non c’è un corso puramente dedicato all’Architettura. Oltre alla qualità della didattica, ho dei bellissimi ricordi sugli anni passati a Ferrara da universitario, è un ambiente che ho trovato ideale per i miei studi.

Raccontaci come ti è venuta l’idea di questa tesi decisamente originale.

Come per la scelta del corso di studio, anche in questo caso penso sia qualcosa che avevo già dentro, anche se inconsapevolmente.  Nell’estate del 2016 ho avuto la fortuna di visitare il Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida: in quel momento è scattato qualcosa e successivamente, per una strana combinazioni di eventi, ho avuto l’occasione di approfondire. L’idea iniziale della mia tesi infatti era incentrata su tutt’altro: dovevo andare in Brasile per una ricerca sul paesaggio delle favelas di Rio. A causa Covid però non sono potuto partire, e leggendo libri sullo spazio ho cominciato a pensare a come l’architettura si potesse integrare all’ingegneria delle strutture spaziali per insediare colonie su Marte.

Chi sono stati i tuoi relatori della tesi e come hanno accolto la tua idea?

I miei relatori sono stati Luca Emanueli e Gianni Loboso (Laboratorio di Sintesi Finale in Paesaggio) del Dipartimento di Architettura di Unife. I miei correlatori, il Professor Sante Mazzacane e l’architetto Cory Brugger. La mia idea è stata accolta benissimo. Soprattutto dal Professor Mazzacane, che ha toccato questi argomenti in una sua lezione di fisica ambientale. Ci tengo a ringraziare tutti davvero moltissimo per la fiducia. Il loro supporto è stato fondamentale, dal primo giorno all'ultimo.

Come si sviluppa la tua tesi?

Ho cercato di progettare una colonia, dimensionandola principalmente sulla base di una serra in ambiente estremo situata in Antartide, la Eden ISS. Eden ISS ha lo scopo di testare le condizioni estreme e l’isolamento simili alle condizioni che gli astronauti potrebbero incontrare sulla Luna, Marte e altri corpi celesti. L’esperimento ha dato, e continua a dare, risultati utili per avviare un programma più intenso. Ad esempio, è riuscita produrre buone quantità di frutta e verdura tramite l’agricoltura aeroponica: su questa base ho calcolato quante persone potrebbero essere sfamate. Ho poi analizzato come si potrebbe vivere sotto terra sulla base di esempi di vivibilità e architettura underground sulla Terra. Importante è stato cercare di calcolare l’uso massimale delle risorse presenti sul pianeta e come si potrebbero installare coltivazioni idroponiche posizionate in serre sotterranee. Per capire meglio come massimizzare l’utilizzo di luoghi naturali da usare come riparo ho visitato dei laboratori a Lanzarote che studiano i ‘lavatube’, tunnel lavici, presenti sia sulla Terra che sulla Luna e su Marte, i quali possono essere utilizzati per creare abitazioni a temperature stabili e protette. Per documentarmi ho letto tanti paper sull’argomento e ho contattato direttamente gli autori via mail. In questo modo ho creato una rete di contatti che mi ha permesso di raccogliere le informazioni necessarie alla stesura finale del mio lavoro.

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Lavatube “Cueva de los Verdes” a Lanzarote

Progetti come questi hanno anche implicazioni ecologiche per la terra?

Certamente. In scenari a lungo termine, cambiamenti climatici e conseguenti adattamenti a livello architettonico sono molto presenti.
Una delle possibili implicazioni future è sfruttare pianeti come Marte per realizzare serre di coltivazione in cui produrre cibo tramite coltivazione aeroponica. I prodotti delle “serre spaziali” potrebbero essere utilizzati sulla Terra per non sfruttare troppo il territorio, come stiamo facendo adesso, per sfamare un numero sempre crescente di persone.

Che opportunità pensi ci siano per le/gli architetti in questo affascinante campo?

Nell’ultimo anno questo campo di studi ha avuto un forte incremento: l’ascesa del settore privato nell’ambito spaziale sta aprendo nuove frontiere. Pensiamo ai viaggi spaziali: quando si aprirà all’utenza, anche il comfort delle strutture di trasporto, o possibili future abitazioni, dovranno necessariamente migliorare. La figura dello “Space Architect” quindi potrà essere molto richiesta

Parlaci un po’ del International Astronaut Congress, il congresso cui parteciperai a settembre.

Dopo la laurea ho deciso di continuare su questa strada. Al momento non c’è un percorso prestabilito, quindi bisogna essere intraprendenti.
Ho capito di aver bisogno di occasioni per interfacciarmi e propormi. Ho quindi pensato che fosse una buona occasione partecipare all’International Astronaut Congress (IAC2022), una specie di “Expo dello spazio” in cui si affrontano vari temi di discussione. Mi sono proposto e sono stato selezionato. A settembre andrò a fare una presentazione interattiva della mia tesi, che poi potrà essere consultata dai partecipanti per tutta la durata del congresso. Potrò anche concorrere a un premio per le ricerche più innovative.

Cosa consiglieresti ai giovani che vorrebbero approcciarsi a un percorso di architettura spaziale?

Di mettersi in gioco e chiedere il più possibile. Bisogna sicuramente avere passione e curiosità. Ad oggi vi sono tante possibilità per acquisire le competenze di base e inoltre va sottolineato che la figura dell’architetto deve avere competenze trasversali, per cui non può essere considerato un limite il fatto che, per il momento, non ci sono corsi specifici per lo spazio. Gli architetto dovranno inserirsi in un team multo competente orientato all’esplorazione spaziale: più punti di vista ci saranno meglio sarà.

Intervista a cura di Matteo Bellinazzi, tirocinante dell'Ufficio Stampa, Comunicazione Istituzionale e Digitale

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