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Ambiente | Salvaguardare il suolo boschivo per ridurre i gas serra. Il progetto regionale SuoBO

10/08/2021

Scienza, cultura e ricerca

Ambiente | Salvaguardare il suolo boschivo per ridurre i gas serra. Il progetto regionale SuoBO

Quando si parla di strategie per ridurre le emissioni dannose di gas serra legate alle attività dell’uomo, siamo portati a pensare alla riqualificazione di fabbriche o al settore automobilistico. 

Ma c’è un altro elemento, forse meno noto ma altrettanto significativo, che può partecipare alla mitigazione dei cambiamenti climatici: la salvaguardia del suolo. Il modo in cui vengono lavorati i terreni agricoli, infatti, incide fortemente sulla qualità del suolo, e può determinare il rilascio di anidride carbonica e altri gas a effetto serra.

All’Università di Ferrara il gruppo guidato dal professor Gianluca Bianchini, del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra, sta lavorando da un anno alla salvaguardia dei suoli nel territorio emiliano grazie a SuoBO, progetto di ricerca finanziato dalla Regione Emilia-Romagna.

“Con SuoBO stiamo studiando le soluzioni più adatte per preservare la qualità dei suoli, lavorando a stretto contatto con realtà selvicolturali e agricole presenti nelle zone appenniniche emiliane” spiega Bianchini.

Un gruppo di ricercatori unife impegnati nel progetto SuoBO

Un gruppo di ricercatori unife impegnati nel progetto SuoBO

Il cuore dell’attività scientifica di SuoBO riguarda la sostanza organica contenuta nei suoli, cioè l’insieme eterogeneo di materiale di origine animale, vegetale e microbico che si trova nei terreni e che è costituito da carbonio.

“Non va dimenticato che i suoli sono la principale riserva di carbonio. Il carbonio organico in esso contenuto tende a degradarsi facilmente in forme gassose. Tale degradazione, che causa il rilascio dei gas serra, è fortemente indotta da pratiche agricole e selvicolturali aggressive, come l’utilizzo di concimi minerali e lo scarso apporto di ammendanti di natura organica” continua il professore.

L’obiettivo del progetto è dunque individuare pratiche forestali capaci di incrementare il sequestro di carbonio. E non è un proposito di poco rilievo:

Se a livello planetario facessimo aumentare dello 0,4% il contenuto di carbonio organico dei suoli, saremmo in grado di bilanciare tutte le emissioni derivanti dalle attività umane” precisa Bianchini.

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I territori coinvolti in SuoBO si trovano tra Sasso Marconi e Monte San Pietro, nell'Appennino bolognese, e a Casola Valsenio dell'Appennino Romagnolo

Per raggiungere tale traguardo la strategia è sostenere un’agricoltura consapevole e conservativa:

“L’ideale sono le pratiche agricole con poca lavorazione: arare poco i terreni, areando meno i suoli, in modo da non esporre all’aria il carbonio, e utilizzare fertilizzanti non di derivazione chimica” commenta il professore.

Il progetto SuoBO rientra nelle linee di ricerca specifiche promosse dalla Comunità Europea e dalle nuove Politiche Agricole Comunitarie (PAC), che prevedono incentivi destinati a coloro che mettano in pratica lavorazioni di tipo sostenibile.

A cura di AGNESE ERIKA GORRONI, studentessa del Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza