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In memoria di Silvia Paolucci, dal Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza

07/04/2021

Persone

In memoria di Silvia Paolucci, dal Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza

La Direzione, il corpo docente, le compagne e i compagni di Master, nelle parole di Mariasilvia Accardo, esprimono il proprio addolorato cordoglio per la prematura scomparsa di Silvia Paolucci.

Ho conosciuto Silvia nel novembre 2017 a Ferrara, dove era arrivata accompagnata dalla sua famiglia per il primo seminario del Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza.

Era arrivata felice, entusiasta di iniziare la nuova esperienza. Come aveva raccontato in un lungo post di presentazione alla classe, era una biologa evoluzionista, rientrata in Italia dopo circa nove anni di studio e lavoro all' estero. Grazie al suo lavoro aveva viaggiato molto, sia per conferenze e collaborazioni, sia per esperimenti e osservazioni naturalistiche sul campo. “Ma qualsiasi scoperta scientifica non può considerarsi tale fino a quando non viene divulgata e compresa dalla comunità”, ci aveva scritto per introdursi. Aveva scelto il Master perché sperava di poter acquisire gli strumenti adatti a comunicare la scienza in modo efficace e perché era alla ricerca di nuovi stimoli per poter proseguire con dedizione le sue attività. E così, dopo alcuni mesi di stop dovuti alla maternità, aveva deciso di esplorare nuove opportunità e un campo che da sempre la interessava e affascinava: la divulgazione scientifica.

Avrebbe dovuto svolgere il tirocinio all’Università di Trento occupandosi di diversi progetti, sia all’interno dell’Ufficio comunicazione sia presso il Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale, e discutere una tesi proprio sul rapporto tra scienza e società. Avrebbe voluto trasferirsi a Trento, portando con sé il suo forte entusiasmo, la sua professionalità e il suo impegno per iniziare una nuova vita con la sua famiglia.

Ma qualche giorno dopo il trasferimento mi aveva scritto: “La coincidenza con l'inizio della nostra nuova vita a Trento è davvero surreale. Ieri pomeriggio nel giro di tre ore siamo ripartiti verso Foligno (dove ho ancora la residenza e dove ho tutti i contatti medici). Non ho ancora informazioni dettagliate su cosa mi aspetta e su quanto sarà lungo il mio percorso, quindi purtroppo non posso dirti quando e se riuscirò a svolgere il mio tirocinio. Io lo spero davvero con tutto il cuore”.

Silvia si è ammalata di carcinoma mammario della forma più aggressiva: “Si chiama ‘triplo negativo’ (nome che deriva dalle sue caratteristiche biologiche, mancanza di tre tipi di recettori sulle sue cellule) e non è molto frequente, ma nella maggior parte dei casi in cui si presenta è associato alle forme ereditarie di tumore al seno (come la mia)”.

Nelle sue lunghe mail mi scriveva con potente lucidità – alla quale corrispondeva inevitabilmente una profonda angoscia – di come avesse dovuto fare i conti con la sua anima da ricercatrice abituata a gestire statistiche, percentuali di rischio, grandi numeri.
“Oggi si parla spesso di ‘tumore al seno’ come di una malattia molto diffusa ma con sempre maggiori cure a disposizione e sempre più efficaci. Tutto ciò è vero, ma quando ti ritrovi nel lato della statistica che pende verso le ‘forme peggiori’, le ‘rarità’, le ‘forme più sconosciute e più difficili da trattare’, ti sembra a un certo punto che tutto quello che i media continuano a dire sia un qualcosa di ‘generale’... che la statistica non ha a che fare con il singolo e che ogni storia, soprattutto nel campo oncologico, è a sé e le risposte individuali e i casi singoli sono ancora (ahimè) molto più importanti rispetto alle statistiche”.

Silvia negli insegnamenti del Master aveva affrontato temi quali il valore di statistica e probabilità nella comunicazione della scienza, e la percezione soggettiva del rischio. La sua intelligenza e la sua sensibilità le avevano dato la forza di avvertire come la sua storia le stesse “dando l’opportunità di ragionare moltissimo su tanti, tanti aspetti, molti di questi anche correlati alla comunicazione della scienza, specialmente del rischio (in questo caso genetico e in generale oncologico) e anche di vedere come questa viene percepita da parte di molte persone (associazioni di malati e di ‘mutati’ nel gene coinvolto, ecc.). Diciamo che mi sta togliendo tanto, ma forse mi sta anche arricchendo sotto alcuni punti di vista...”.

Silvia è riuscita a concludere il suo percorso di Master discutendo il suo elaborato finale via Skype, dalla sua casa di Foligno, nel marzo del 2019.

Nei mesi successivi aveva ripreso con grande determinazione la sua attività, e mi aveva aggiornata con slancio ed emozione sugli appuntamenti che l’aspettavano nelle settimane a venire: una tavola rotonda a Padova sulla comunicazione di evoluzione e biodiversità e un meeting a Spalato per i network europei che si occupano della comunicazione della biologia evoluzionistica. E poi gli impegni con il Laboratorio di Scienze Sperimentali di Foligno e la Festa di Scienza e filosofia.

Il 18 febbraio ho saputo che Silvia è mancata. Da quel giorno ho riletto tutte le nostre mail, dai primi scambi molto formali prima dell’iscrizione: ho avuto la fortuna di conoscere Silvia nel novembre del 2017. Quando l’ho incontrata la prima volta, era una ricercatrice. Ora che la devo salutare, penso a lei come a un’esperta scienziata e capace comunicatrice, una professionista completa, sensibile e appassionata.

Mariasilvia Accardo, tutor del Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza.