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Pesca sostenibile | Bioreef, dagli scarti dei molluschi nuovi strumenti per la tutela del mare

15/10/2020

Scienza, cultura e ricerca

Pesca sostenibile |  Bioreef, dagli scarti dei molluschi nuovi strumenti per la tutela del mare

Ogni anno più di 7 milioni di tonnellate di rifiuti derivanti dall’industria ittica finiscono nelle discariche o in mare: per la maggior parte si tratta di gusci di molluschi. Oltre agli ingenti danni ecologici, questo provoca spreco di denaro e di biomateriali potenzialmente utili.

Prende le mosse da queste considerazioni il progetto dell’Università di Ferrara che prevede di recuperare gli scarti dei gusci di molluschi per realizzare i bioreef, scogli artificiali  innovativi ed ecocompatibili capaci di stabilizzare e implementare la biodiversità marina.

"I bioreef costituiscono dei frangiflutti naturali, poiché assorbono la forza impetuosa delle correnti marine e creano acque più calme sul lato interno, riducendo gli effetti dell’erosione costiera", spiega Umberto Simeoni, docente dell’Università di Ferrara e responsabile del progetto. 

Ma c’è di più. Ogni bioreef realizzato nell’ambito del progetto viene colonizzato artificialmente con circa 300 ostriche:

“In questo modo realizziamo un filtro naturale che intrappola le particelle sospese nella colonna d'acqua: le ostriche infatti sottraggono CO2 e contrastano l’acidificazione delle acque. Inoltre i bioreef contribuiscono alla formazione di habitat naturali per la fauna marina” aggiunge Simeoni.

Per poter essere utilizzati nei bioreef, i gusci dei molluschi vengono opportunamente inertizzati, frantumati e miscelati con resine inorganiche. Quando il materiale è pronto, i bioreef vengono realizzati attraverso la tecnologia di manifattura additiva, cioè la stampa in 3D specifica per le grandi dimensioni.

“Nell’ambito del progetto sono stati realizzati tre bioreef, ciascuno con un ingombro di circa 1 metro cubo e un peso di circa 530 kg: avranno un ruolo importante dal punto di vista ecologico ed economico” specifica la dottoressa Elena Zambello del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra, coinvolta nella realizzazione del progetto.

I tre bioreef sperimentali saranno posizionati sui fondali della Sacca di Goro, un'ampia laguna racchiusa tra il Po di Goro e il Po di Volano, ad una profondità di circa 3 metri e saranno attentamente monitorati durante la loro permanenza in acqua. 

“La scelta di questo sito non è casuale: si tratta infatti di un’area sabbiosa nota per la produzione di molluschi, in particolare di vongole, che ogni anno produce ingenti quantitativi di gusci non utilizzabili per la vendita alimentare” continua Zambello.

 Non da ultimo, il progetto ha anche l’obiettivo di riconoscere vantaggi e benefici economici non indifferenti agli allevatori. Un pratico esempio di economia circolare:

“Grazie alla sperimentazione di questa innovativa metodologia, che trasforma un prodotto di scarto in risorsa, si ritiene che si possa giungere in tempi rapidi a definire nuove possibili soluzioni innovative e a basso impatto per migliorare la gestione dell’ecosistema marino nelle aree lagunari e marine, in grado di favorire una simbiosi effettiva tra attività economiche e sistema ambientale locale” conclude Simeoni.

Il progetto è stato finanziato dal Programma Operativo del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (fondo PO FEAMP ITALIA 2014-2020) ed è realizzato dal CURSA, il Consorzio Universitario per la Ricerca Socio-economica ed ambientale di cui fa parte anche l’Università di Ferrara.

Notizia realizzata dall'Ufficio Stampa, comunicazione istituzionale e digitale in collaborazione con Eleonora La Rosa, studentessa del Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza.