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Archeologia | Resilienza? Già un patrimonio dell’uomo di Neanderthal

20/08/2020

Scienza, cultura e ricerca

Archeologia | Resilienza? Già un patrimonio dell’uomo di Neanderthal
Ricostruzione di Neandertal realizzata da Fabio Fogliazza

Adattamento all’ambiente, capacità di pianificazione, risposta strategica e facoltà di innovazione sono ritenute oggi fondamentali; queste capacità sarebbero già appartenute all’uomo di Neanderthal. Spesso ritenuto rozzo, privo di risorse culturali, incapace di innovare, l’ominide della Valle di Neander sembra infatti venire riscattato dalle ricerche più recenti.

Il lavoro di ricerca di Unife

Va in questa direzione anche lo studio condotto da Davide Delpiano, attualmente assegnista di ricerca dell’Università di Ferrara, con la supervisione del professor Marco Peresani del Dipartimento di Studi Umanistici di Unife.

Lo studio,  pubblicato  sulla rivista PLOS ONE, suggerisce che l’uomo di Neanderthal produceva oggetti secondo differenti tecniche, rispondenti alle differenti condizioni ecologiche e ambientali in cui si trovava ad agire. Una diversificazione che dimostrerebbe che i neanderthaliani possedevano tutte quelle capacità che sottendono a una tale specializzazione. 

“Il lavoro punta l’attenzione sulla complessità comportamentale e tecnologica dell’uomo di Neanderthal - spiega il dottor Delpiano - che era molto evidente nella fase finale della sua presenza in Eurasia e va ad opporsi all’idea ormai smentita di una sua presunta povertà culturale e incapacità all’innovazione, soprattutto rispetto alla figura di Homo sapiens”.

L’uomo di Neanderthal, infatti, era in grado di adoperare diverse tecniche per la produzione di oggetti con funzioni simili. In alcuni casi la tecnica adottata era determinata da fattori che riguardano elementi di tipo culturale o etnico, possibilità confermata dall’esistenza di una certa diversità genetica all’interno della specie neanderthaliana. Ma non sarebbero state queste le uniche ragioni di tale diversificazione.

La ricerca 

In questo lavoro, svolto in collaborazione con il professor Thorsten Uthmeier dell’Università di Erlangen, sono state analizzate alcune centinaia di utensili, rinvenuti nel sito di Sesselfelsgrotte in Germania. Obiettivo della ricerca, quello di capire se la fabbricazione di diversi tipi di coltelli in pietra fosse dovuta a fattori di tipo culturale o se fosse influenzata più da altri fattori, come ad esempio le condizioni ambientali in cui i gruppi di Neanderthal si trovavano a vivere.

L’analisi è stata svolta sia sulla base dei metodi di produzione e delle funzionalità degli utensili (aspetto tecno-funzionale), sia sullo studio statistico della forma dei diversi reperti rilevata con uno scanner a tre dimensioni (aspetto morfometrico).

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Lo studio ha rivelato che una delle due tecniche di produzione permetteva di realizzare strumenti più adatti allo stile di vita basato sulla mobilità, indispensabile nelle zone meno ospitali in cui la disponibilità di risorse era meno stabile.

“In particolare, i coltelli di tipo Keilmesser, diffusi nella zona tra la Germania e la Siberia, erano una risposta strategica a condizioni decisamente più rigide perché, pur con una funzione simile ad altri tipi di coltelli, avevano una maggior durata, data dalla possibilità di essere utilizzati e riaffilati più volte, e rappresentavano a loro volta una riserva di materiale per ottenere utensili più specifici”, precisa Delpiano. “La scelta della tecnica più adatta in base alle condizioni ambientali, indica spiccate facoltà di pianificazione e di risposta strategica alle limitazioni imposte dalle avversità dell’ambiente naturale”.

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Uno sguardo in avanti

Questo risultato richiederà alcune conferme e pertanto apre la strada a ulteriori studi anche mettendo in relazione diversi siti europei come già fatto dal dottor Delpiano, che nel corso del dottorato di ricerca ha svolto indagini analoghe sul sito di La Rochette al museo nazionale di archeologia di Saint-Germain-en-Laye a Parigi e presso la grotta di Fumane con Unife. Di particolare importanza sarà lo studio del periodo di passaggio tra il paleolitico medio e il paleolitico superiore, tra 40 e 50 migliaia di anni fa, quando l’uomo di Neanderthal ha lasciato progressivamente il posto a Homo sapiens.

“In questa ultima fase della sua presenza, l’uomo di Neanderthal mostra una evidente variabilità nella produzione di strumenti e questo è interessante anche rispetto all’ingresso di Homo sapiens”. Homo sapiens, sopraggiunto negli stessi territori popolati dai neanderthaliani, potrebbe essere stato un ulteriore elemento che ha agevolato la crescita tecnologica finale di questi ultimi.

Alcuni specialisti reputano possibile che l’introduzione di elementi diversi potrebbe essere stata favorita dall’osservazione delle originalità che la specie sapiens portava con sé o direttamente dall’ibridazione con essi. Tuttavia sembra plausibile che l’impulso a tale complessità possa essere stato l’adattamento ecologico ai cambiamenti climatici, confermando quindi la capacità di innovazione tecnologica dell’uomo di Neanderthal.

Per saperne di più

A cura di DAVIDE D'ELIA (Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara)