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All’estero ai tempi del Covid-19: Federica e Martina dai Paesi Bassi

14/05/2020

Persone

All’estero ai tempi del Covid-19:  Federica e Martina dai Paesi Bassi

Federica Marchesini e Martina Previati sono due studentesse del terzo anno di Biotecnologie in Erasmus a Leiden nei Paesi Bassi.

In questa intervista, seconda puntata di una serie dedicate alle  storie delle nostre studentesse e dei nostri studenti all’estero con programmi di mobilità internazionale, ci raccontano come hanno affrontato l'Erasmus e come è cambiato per l'emergenza Covid, il "lockdown intelligente" attuato in Olanda e come abbiano avuto occasione di prendere parte alla ricerca contro il Covid-19.

Unife: Com’è stato l’impatto al tuo arrivo? 

Federica. Ho deciso di iscrivermi al bando per la mobilità Erasmus 2019/2020 perché ero pronta a vivere un’esperienza nuova che potesse arricchire il mio percorso di formazione. Il volo era previsto giovedì 27 febbraio proprio quando in Italia aveva iniziato ad aleggiare un brutto clima. È stata una partenza  complicata, non sapevo se sarei partita oppure no, ogni ora cambiavo opinione. Arrivata, con tutte le precauzioni e superati i primi momenti, giorno dopo giorno ho preso confidenza con la città, con le persone e con la mia nuova vita che mi piaceva sempre di più. Da lì in poi la strada è stata sempre in salita, ma non bisogna abbattersi prima o poi inizia anche la discesa. 

Martina. I giorni antecedenti la mia partenza ero molto preoccupata, temevo che potessero cancellarmi il volo e annullarmi la mobilità causa Covid-19 e inoltre dovevo ancora trovare un alloggio. Una volta atterrata nei Paesi Bassi e messo piede nel monolocale che avevo affittato poco più di 24 ore prima, mi sono sentita sollevata. Ero ingenuamente convinta che la parte più difficile me la fossi ormai messa alle spalle. E’ stato particolare per me, abituata a vivere con la famiglia, trasferirmi in uno studentato, per la prima volta ero totalmente indipendente. Dopo poco ero pronta a destreggiarmi tra le otto ore al giorno in laboratorio, le uscite con gli amici, le pulizie e le spese. Leiden come città mi ha da subito affascinato. Il centro è un vero gioiello, e con 28 km di vie d’acqua e 88 ponti, la città è seconda solo ad Amsterdam per numero di ponti e canali. Essenziale è stato noleggiare una bicicletta, mezzo di trasporto preferito da tutti i locali.

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Uno scorcio della città di Leiden realizzato da Martina

Unife: Cosa significa proseguire il tuo programma di mobilità internazionale durante il Covid-19?

Federica. Il 13 marzo il Professore del dipartimento in cui svolgo il tirocinio ha convocato il team dicendo che da quel giorno avremmo dovuto lavorare da casa. Così il mio tirocinio fu interrotto solo dopo due settimane . La mia determinazione mi ha spinta a proseguire nell’esperienza. I giorni in laboratorio mi avevano fatta sentire parte di qualcosa di importante, per la prima volta potevo vedere con i miei occhi le dinamiche di lavoro di un laboratorio di ricerca all’avanguardia. Mi ha colpito conoscere Saskia, studentessa di Biotecnologie di Berlino ed Erasmus come me, che solo dopo 4 mesi di tirocinio era in grado di proporre strategie lavorative ai meeting e usare i “ferri del mestiere” con una disinvoltura e semplicità che mi avevano stupita. Quando poi durante uno zoom meeting il mio Professore ha annunciato che il nostro laboratorio avrebbe iniziato gli esperimenti sul Coronavirus, ho potuto per la prima volta toccare con mano il potere della scienza e della ricerca, della passione e dell’impegno dei ricercatori e del senso di altruismo che muove ogni cosa. Ho imparato a convivere con i miei limiti e ci tengo a sottolineare che senza il sostegno della mia famiglia e dei miei amici non sarei andata da nessuna parte. Ci tengo a ringraziare anche il Prof. Lorenzo Ferroni dell'Università di Ferrara, coordinatore Erasmus, che in un momento di sconforto ha saputo risollevare l’umore mio e della mia compagna di viaggio Martina. Dopo un mese di lavoro da casa a maggio tornerò in laboratorio e questo mi rende molto felice.

Martina. Significa  voler vivere a pieno l’Erasmus, abbracciandolo come esercizio di vita nel bene e nel male. Significa sfidare me stessa, sola a 1300 km da casa durante un’emergenza globale. Significa prepararsi a tutto ciò che verrà in futuro, alle sfide che la vita ci riserva. Ho deciso di anticipare leggermente il mio rientro e tornare in Italia. Al momento mi trovo ancora nei Paesi Bassi, ma sto cercando di pianificare il rimpatrio per renderlo il più sicuro possibile per me e per chi mi circonda. Decidere di tornare prima è stato sicuramente difficile, ma con la chiusura definitiva della sede dell’Università di Leiden dove svolgevo tirocinio almeno fino a settembre, è stata quasi obbligata.

Unife: Com’è la situazione nel Paese in cui ti trovi?

Federica. Al 30 aprile 2020 i casi erano 39 mila, nonostante questo la situazione non ha mai raggiunto la criticità di quella Italiana. Il governo olandese non ha mai parlato di collasso del sistema sanitario e soprattutto non ha mai imposto un lockdown totale. Qui lo chiamano “Intelligence lockdown”, sta infatti nel senso civico di ciascun cittadino capire che è meglio rimanere a casa e uscire solo per le necessità primarie. L’arma che stanno utilizzando per combattere il contagio è la distanza di 1,5 metri. Inoltre, è consentito uscire in un gruppo di massimo tre persone. In questi giorni sembra che il numero dei contagi e dei ricoveri ospedalieri stia calando e che le misure abbiano l’effetto sperato. 

Martina. Il governo olandese ha istituito un “intelligent lockdown”, per cui sono chiusi gli hotel, coffee shops, ristoranti e bar, che forniscono i servizi solo da asporto. Sono state chiuse solo le attività per cui sarebbe stato impossibile rispettare la distanza di ,5 metri, come parrucchieri e estetisti. Si può uscire al massimo in gruppi di tre, rispettando 1.5 m di distanza gli uni dagli altri, pena 400 euro di multa. Fino al 1 giugno tutti gli assembramenti sono vietati, e gruppi con più di tre persone sono considerati assembramenti. E’ sconsigliato l’uso di treni e il primo ministro ha caldamente invitato i cittadini a uscire di casa solo per necessità.

Unife: Com’è cambiata la tua vita da studentessa/studente con le misure adottate dall’Università che ti ospita? 

Federica. Ho dovuto trovare un nuovo equilibrio. Prima vivevo una vita frenetica, avevo la sveglia presto, dovevo prendere il treno per arrivare in università dove sarei stata dalle 9 alle 17, molto spesso rimanevo fino alle 18. Tutto d’un tratto mi sono trovata in una appartamento di 21 metri quadri 24 ore su 24. Inizialmente è stata una bella sfida, la parte che più mi preoccupava era riuscire a stare da sola per così tanto tempo. Fin dal primo giorno di smart working ho cercato di riempire il più possibile la mia giornata per tenere sempre la mente impegnata altrove. Il lavoro da casa richiede molta determinazione e molto impegno, non sempre è facile rimanere concentrati e non lasciarsi abbattere da pensieri negativi, il segreto è cogliere ogni momento positivo. Ho dovuto rallentare e modificare le interazioni sociali, nonostante avessi fatto diverse amicizie ho dovuto cambiare le modalità con cui vedere e trascorrere del tempo con gli amici, è stato molto importante sapere di avere delle persone su cui poter contare nello stesso edificio in cui abito.

Martina. Se prima entravo in laboratorio alle 9 e uscivo alle 17, ora tutte le mie attività sono in smart working. A tutti gli studenti è stata assegnata una literature review da svolgere, un’analisi di uno specifico argomento, di cui si può trovare ampio riscontro in letteratura scientifica. Svolgere questa review mi ha permesso di imparare a muovermi tra le decine di migliaia di articoli della letteratura scientifica, di capire come leggere e analizzare un articolo e mi ha messo di fronte a 15 pagine bianche da riempire di frasi in inglese che avrebbero dovuto affrontare un controllo anti plagio. Non è proprio l’idea di tirocinio che mi ero fatta, ma con una pandemia fuori dalla porta posso solo ritenermi fortunata per avere avuto l’opportunità di apprendere e sviluppare nuove competenze. Ho anche iniziato due corsi online, dei MOOCs, organizzati dalla Harvard e Delft University. Sto vivendo senza alcun dubbio un Erasmus molto diverso da quello che mi sarei aspettata. Dopo qualche momento di sconforto, mi sono resa conto che faccio parte di quel fortunatissimo gruppo di persone non ancora toccate dal virus nella sfera degli affetti personali. In emergenze come questa si deve mettere da parte il desiderio del singolo in vista di un risultato collettivo.

Unife: Come si svolge oggi la tua giornata tipo?

Federica.  Sveglia alle ore 8 e mentre preparo la colazione ascolto la canzone del giorno. Dall’inizio dello smart working ogni giorno ogni membro del Team manda una canzone del suo Paese. È un modo bello per rimanere in contatto e per conoscere canzoni di culture diverse. Poi inizia lo studio. A pranzo ogni volta mi invento qualche piatto nuovo, ho riscoperto il piacere di cucinare, ma soprattutto di mangiare. Il pomeriggio è il momento degli zoom meeting, il lunedì di gruppo per fare il punto della situazione e dell'avanzamento dei lavori, il giovedì individuale con il Professore e la mia supervisor in cui discutiamo sul lavoro fatto in settimana e sui lavori della settimana successiva e di tanto in tanto ho degli zoom meeting solo con la mia supervisor dove mi aiuta nell’analisi dei dati scientifici. Terminato il pomeriggio  solitamente mi concedo una camminata all’aria aperta oppure prendo la bicicletta e faccio un giro in centro. A cena mi collego via Skype con la mia famiglia, ceniamo assieme ed è un momento molto bello dove ci aggiorniamo sulla giornata e ogni volta mi sembra di essere lì con loro. Dopo cena un bel film o una videochiamata con gli amici e poi letto pronta per una nuova giornata. 

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Un particolare della città di Leiden nella foto di Federica

Martina. Mi addormento più tardi di prima e di conseguenza mi sveglio non proprio di buon mattino. Faccio colazione e inizio a seguire uno dei MOOC online. Ho già consegnato la review al dottorando che mi segue, ora sto aspettando le sue correzioni prima di inviare la copia finale al Professore per il giudizio finale. Dato che tendo ad avere una bassa soglia dell’attenzione a casa da sola, ho risolto videochiamando un’amica mentre entrambe stiamo studiando. Ci creiamo così una sorta di “aula studio” privata e godiamo l’una della presenza virtuale dell’altra. Ai pasti videochiamo la mia famiglia, così è quasi come se fossi lì con loro. Ogni tanto vado a fare una passeggiata all’aria aperta, mantenendo le distanze da tutti, per distrarmi. Il pomeriggio mi rimetto a studiare, e verso le 19 stacco per fare attività fisica (yoga in streaming dall’Italia, con il mio maestro e tutti gli allievi) o ballare. La sera spesso videochiamo con amici. Insomma, l’essere umano ha delle capacità di adattamento non indifferenti, ed è in momenti come questo che si devono tirare fuori i denti e cercare di ottenere il massimo da ogni situazione.

di CARLOTTA COCCHI

Questa intervista fa parte di una serie dedicata alle  storie delle nostre studentesse e dei nostri studenti all’estero con programmi di mobilità internazionale. 
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