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Martina Bazzaro | Reti internazionali contro il Covid-19

03/07/2020

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Martina Bazzaro | Reti internazionali contro il Covid-19

Una classe di molecole sinora rimaste un po' nell'ombra nella ricerca contro i coronavirus, gli enzimi DUBs,  potrebbero invece rappresentare un efficace bersaglio terapeutico anche in questo ambito.

A fare il punto su ciò che sappiamo su queste molecole è, insieme a due collaboratori,  Martina Bazzaroprofessoressa dell’Università del Minnesota, laurea in Farmacia e dottorato all’Università di Ferrara nel suo cursus studiorum.

Alla sua review su questo tema, la rivista International Journal of Molecular Science ha dedicato la copertina.

Professoressa Bazzaro, di cosa tratta la sua review?

Insieme ai miei collaboratori, un giovane scienziato italiano e uno studioso svedese, abbiamo ripercorso ciò che che si sa sul legame tra una specifica classe di molecole, gli enzimi deubiquitinanti (DUBs) e la progressione della malattia causata dal virus SARS-CoV-2.
I DUBs sono una classe di enzimi che rimuovono l’ubiquitina, una piccola proteina regolatoria che, quando si lega ad un’altra proteina, può per esempio segnalarne la degradazione.
Nello specifico, noi abbiamo considerato il ruolo di un gruppi di enzimi DUBs , i Papaina like protease (PLP), che sono presenti sui virus e sono multifunzionali: favoriscono la replicazione virale e inibiscono anche la risposta immunitaria innata dell’uomo. 
La nostra è la prima review su questo argomento e potrà magari essere utile per chi in futuro vorrà studiarne i dettagli. 

Qual è il legame tra DUBs e coronavirus?

Gli enzimi deubiquitinanti sono un argomento relativamente nuovo, si studiano infatti da una ventina anni, rappresentano un campo veramente vasto. Nella maggior parte dei casi sono studiati nel contesto tumorale, perché si è scoperto che sono implicati nell’esordio e nello sviluppo del tumore, oltre che essere implicati nella resistenza ai farmaci chemioterapici. I ricercatori che lavorano su DUBs e coronavirus sono molto pochi. Ancora meno conosciuti  sono i PLP, i protagonisti della nostra review.
Sebbene i dati in vivo necessitino di ulteriori conferme, essi suggeriscono che bloccando l’azione degli enzimi PLP si possano bloccare le infezioni da coronavirus.
Lo sviluppo di
inibitori dei PLP  può offrire quindi una valida alternativa anche nel trattamento delle infezioni da Covid-19.
Nella nostra review abbiamo vagliato attraverso la letteratura scientifica una serie di composti che potrebbero essere considerati per la messa a punto di nuove strategie terapeutiche per fermare l’infezione da Covid-19 e tamponare così una seconda ondata dell’epidemia. Tra questi  sono menzionati  i polifenoli di origine vegetale,  la cistatina-C , alcuni farmaci che sono già in fase clinica e/o preclinica come gli analoghi delle tiopurine.

Come è nata l’idea di questa review?

Prima che l’epidemia da Covid-19 scoppiasse, sono stata contattata dalla rivista International Journal of Molecular Science, che ci chiedeva di contribuire con un nostro articolo a un volume speciale sui DUBs. Nel mio laboratorio ci occupiamo di DUBs nel contesto tumorale sia come biomarkers sia come molecole target per il trattamento dei tumori. 
Con un’intuizione brillante Valentino Clemente, primo autore di questa review e appena laureato in Medicina e Chirurgia a Bologna, ha voluto mettere insieme quello che si sa  di enzimi deubiquitinanti e coronavirus.
Dopo un’attenta e minuziosa ricerca bibliografica, abbiamo trovato solamente un centinaio di studi che mettevano in relazione le due cose. Abbiamo proposto l’idea all’editore che l'ha accolta con entusiasmo ed è così che è nato l’articolo Deubiquitinating Enzymes in Coronaviruses and Possible Therapeutic Opportunities for COVID-19.
Vorrei sottolineare il lavoro di Valentino per questa pubblicazione: ha dovuto snocciolare dato per dato e mettere insieme delle evidenze che risultassero significative e non banali, visto il momento delicato che stiamo attraversando. Rappresenta il prototipo dello studente italiano: preparato, critico, preciso, perfezionista. 

La copertina del numero di International Journal of Molecular Science dedicata alla review della prof.ssa BazzarroLa copertina del numero di International Journal of Molecular Science
dedicata alla review della prof.ssa Bazzaro

Il lavoro è piaciuto tanto da essere scelto per la copertina. 

A questo proposito ho un piccolo aneddoto da raccontare. Io e Valentino abbiamo fatto qualche proposta di cover, ma a lui è venuto in mente di chiedere alla nostra designer di fiducia, la sorella di un mio ex studente, Raffaele, che è una designer di professione e che aveva già disegnato la cover di un altro articolo. 
Raffaele e Valentino sono amici, si sono conosciuti nell’ambito dei loro studi. Il lavoro del ricercatore è un lavoro dove la rete umana è importante e lo scambio di competenze è costante, anche se si tratta di tua sorella.

E’ in America da diversi anni, e oggi è professoressa del dipartimento di Ostetricia del “Gynecology and Women's Health (OBGYN)  Hospital”, all’Università del Minnesota. Come è il suo rapporto con Unife?

Solo un post doc alla Hopkins poteva farmi lasciare Ferrara! Dopo la laurea in Farmacia, un dottorato in chimica farmaceutica sotto la supervisione del professor Riccardo Gavioli, che mi ha insegnato tantissimo, e un breve post doc in Svezia che mi ha spronato a lasciare l’invisibile (chimica) per il visibile (la biologia cellulare) sono approdata in America. 
Con il professor Gavioli e Unife  c’è uno scambio costante. Lavoriamo insieme, scriviamo progetti e ogni tanto vengo invitata a tenere qualche seminario. Mi piacerebbe ci fossero più studenti ferraresi qui nel mio laboratorio, ma non tutti sono disposti ad affrontare un inverno a -50 qui in Minnesota.

Gli autori dell’articolo sono Valentino Clemente, Padraig D'Arcy e Martina Bazzaro. La versione online della review è disponibile online sulla rivista International Journal of Molecular Science: 

Deubiquitinating Enzymes in Coronaviruses and Possible Therapeutic Opportunities for COVID-19.

Intervista a cura di ANTONELLA RUGGIERO (Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara)