Impatto dell'inattività fisica sul rischio aritmico in portatori di defibrillatore impiantabile durante l'epidemia sars-cov 2 in italia.

L’obiettivo dello studio è analizzare l'impatto dei cambiamenti dello stile di vita, con un focus particolare sull'attività fisica, dovuti alle misure restrittive del governo italiano per il contenimento dell'epidemia SARS-CoV 2 sull'incidenza di eventi aritmici in pazienti ad elevato rischio di morte cardiaca improvvisa. E’ infatti noto che l'attività fisica ha un impatto favorevole sulla prognosi dei pazienti cardiopatici sia in prevenzione primaria sia secondaria.

Verranno quindi reclutati circa 300 pazienti portatori di defibrillatore impiantabile o stimolatori cardiaci biventricolari, muniti di sistema per il monitoraggio remoto (home-monitoring). (saranno esclusi pazienti con diagnosi di COVID-19) e saranno eseguite analisi del flusso dati del monitoraggio remoto per quantificare tutte le aritmie atriali e ventricolari registrate nei e mesi del cosiddetto lockdown (marzo-aprile-maggio 2020) e confronto con i 3 mesi precedenti (dicembre 2019-gennaio-febbraio 2020) e con negli stessi 3 mesi dell'anno precedente (marzo-aprile-maggio 2019).

L'ipotesi è che le manovre di contenimento di COVID-19 abbiano aumentato il rischio aritmico e peggiorato la prognosi di questi pazienti. I meccanismi ipotizzabili sono molteplici: il peggioramento delle abitudini alimentari e dello stile di vita in generale (consumo di alcool, tabagismo), le modificazioni dello stato dell'umore, la ridotta compliance alla terapia cardiovascolare e, in particolare, il decondizionamento fisico dovuto al divieto degli spostamenti dal proprio domicilio.