Una Biobanca di DNA/genomi (e altro materiale biologico) da persone contagiate e non, rappresentativa della variabilità genomica in Lombardia dopo la pandemia di CoviD-19

Il gruppo di Genetica di popolazioni guidato dal professor Guido Barbujani del dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie ha avviato una collaborazione con le Università di Pavia e Firenze, per lo studio di fattori genetici che rendano individui e/o popolazioni più o meno soggetti all’infezione da SARS-CoV-2. La provincia di Ferrara ha, in apparenza, una prevalenza bassa di Covid-19: un terzo di quelle osservate in province vicine, come Modena e Rimini. Sono dati statisticamente poco attendibili, e anche se fossero confermati, sono molti i fattori, biologici, ma anche sociali e ambientali, che possono spiegarli. Non si può però escludere che nel genoma delle popolazioni apparentemente meno soggette a contagio siano presenti fattori di resistenza, che qualcuno ha ipotizzato possano dipendere dalla lunga esposizione alla malaria dei ferraresi.

Il gruppo di genetica di popolazioni si è impegnato a raccogliere campioni di ferraresi che presentano sintomi a livelli diversi (dagli asintomatici o paucisintomatici ai casi gravi), che verranno confrontati con campioni provenienti da aree della Lombardia ad alta prevalenza dell’infezione, forniti dall’Unità di Pavia. Per riconoscere possibili differenze, fra individui e fra popolazioni, nella suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2 ed alla progressione clinica del COVID-19, l’Unità di Firenze sequenzierà completamente i genomi dei soggetti studiati. L’Unità di Ferrara si occuperà dell’analisi bioinformatica e biostatistica, confrontando i dati così raccolti in due modi: con metodi di studio dell’intero genoma (GWAS) e concentrando l’attenzione su geni (ACE2 e TMPRSS2) i cui prodotti interagiscono con la proteina Spike del virus e intervengono nella penetrazione del virus negli epiteli polmonari.

Individuare popolazioni nelle quali l’infezione porta più spesso che altrove a casi asintomatici è di interesse generale, ma anche di grande importanza clinica. Infatti queste popolazioni potrebbero costituire una riserva per il virus, che potrebbe mantenervisi più a lungo senza essere riconosciuto, e quindi dare origine a nuove ondate epidemiche.