Struttura della tesi e indicazioni bibliografiche

In linea generale una tesi di laurea dovrebbe presentare la seguente struttura:

  • Introduzione;
  • Corpo della tesi, eventualmente diviso in capitoli, paragrafi e sottoparagrafi;
  • Conclusioni;
  • Eventuali allegati e appendici;
  • Bibliografia;
  • Indici.

L’introduzione deve contenere gli elementi utili alla comprensione del lavoro svolto. Essa deve illustrare con chiarezza gli obiettivi che lo studente si è prefisso e le ragioni che abbiano determinato la scelta del tema specifico, fornire alcune informazioni essenziali relative alla letteratura critica in materia e presentare gli strumenti, la metodologia e l’organizzazione adottati nella tesi di laurea. L’esposizione chiara degli obiettivi è fondamentale per poterne verificare la coerenza, il rigore metodologico osservato e l’effettiva utilità degli strumenti adoperati. È necessario inoltre delineare accuratamente le ipotesi dalle quali lo studente muove, la tesi che intende dimostrare e le domande di ricerca alle quali vuole rispondere. Può essere utile, inoltre, specificare le ragioni alla base della scelta degli obiettivi, eventualmente legate a mancanze nella letteratura critica in materia riguardo a particolari aspetti di un argomento oppure ad eventuali lacune nell’apparato teorico preso in considerazione nell’interpretazione di una questione oppure, ancora, dall’insorgere di nuovi fenomeni empirici o eventi istituzionali, politici, sociali, culturali ecc. In pratica l’introduzione costituisce la prima parte della tesi ed è finalizzata ad orientarne meglio la lettura.

La struttura della parte centrale o “corpo” della tesi inevitabilmente varierà a seconda dell’ambito disciplinare, dell’approccio di ricerca induttivo o deduttivo, della metodologia adottata e degli strumenti impiegati. Ci si limiterà, dunque, a fornire alcune indicazioni di carattere generale. Nei capitoli costituenti tale parti della tesi di laurea lo studente dovrà:

  • articolare in maniera logica e coerente un discorso finalizzato alla sola trattazione dell’argomento scelto, senza “divagazioni” su temi marginalmente attinenti ad esso. È consigliabile che, qualora una tematica “secondaria” rispetto all’argomento della tesi di laurea sia ritenuta meritevole di maggiore approfondimento, lo studente rimandi il lettore alla letteratura critica;
  • fornire informazioni sulla letteratura critica rilevante in merito alle varie questioni trattate. Ciò non vuol dire comporre una serie di riassunti dei contributi di maggior valore in materia, bensì presentare, in stretta relazione al tema trattato dalla tesi di laurea, le posizioni di studiosi o autori che possano avere un qualche valore per la ricerca che è stata condotta, al fine di aderirne o contraddirle a seconda delle idee maturate durante il lavoro di tesi. È molto importante evitare l’analisi dettagliata della letteratura critica solo marginalmente attinente all’argomento scelto;
  • illustrare l’eventuale modello teorico o lo schema interpretativo sul quale la tesi di laurea è stata impostata;
  • prospettare il contesto empirico entro il quale si inserisce la tesi di laurea;
  • indicare gli strumenti impiegati e la metodologia adottata;
  • esporre e discutere i risultati raggiunti.

Le conclusioni rappresentano il coronamento dell’attività svolta. Esse non sono un riassunto di quanto già esposto, bensì costituiscono l’occasione di verifica per la struttura argomentativa e per la metodologia seguita nell’elaborazione di concetti, idee, informazioni e dati. Quando la tesi sia ben strutturata, infatti, le conclusioni saranno agili e di immediata comprensione, in quanto logica conseguenza del lavoro compiuto.

In generale la bibliografia è il luogo dove si forniscono tutte le informazioni pertinenti alla letteratura critica che sia stata citata in forma abbreviata nella tesi di laurea dallo studente. La bibliografia pertanto consiste nell’elencazione delle opere, dei contributi e degli scritti che siano stati effettivamente utilizzati nel lavoro di tesi. Va assolutamente evitata la citazione di ciò che non si è consultato in prima persona, sebbene appaia nelle bibliografie di altri autori. La bibliografia, della quale esistono diverse tipologie, riveste grande importanza perchè rappresenta un indicatore del tipo di lavoro svolto dal laureando e fornisce al lettore interessato informazioni relative allo stato degli studi riguardanti i temi trattati, facilitandone l’eventuale approfondimento. In ragione della sua rilevanza, quindi, lo studente dovrà porre particolare cura nella sua redazione. Di norma il laureando deve collocare la bibliografia alla fine del lavoro, strutturandola, a seconda dell’ambito disciplinare, della tipologia della tesi e dei suggerimenti del Relatore, in ordine alfabetico per autore, nell’ordine cronologico delle pubblicazioni o realizzando una bibliografia ragionata nella quale le menzioni bibliografiche vengano inserite nel flusso di un discorso. Le modalità di citazione da seguire, con particolare riferimento ad una bibliografia ordinata alfabeticamente per autore, come di solito avviene, sono le seguenti:

  • Libri:

1) cognome e nome dell’autore (oppure cognome per esteso seguito dalla sola iniziale maiuscola del nome, puntata) o, nel caso di più autori, cognome e nome di ciascuno separato dal precedente mediante virgola;

2) titolo e sottotitolo dell’opera (in corsivo);

3) numero di edizione (se diverso dalla prima), e/o, eventualmente, indicazione della natura di ristampa con il numero di essa;

4) luogo di pubblicazione;

5) editore;

6) data di pubblicazione (se si utilizza un’edizione diversa dalla prima, indicare la data di quella utilizzata);

7) eventuale numero del volume che si è consultato (nel caso l’opera si componga di più volumi e se ne sia utilizzato uno o più di uno, ma non l’opera completa), espresso in cifre romane. Nel caso lo studente utilizzi la traduzione in Italiano di un’opera originariamente in lingua straniera, dovrà indicare i dati di entrambe le versioni oppure soltanto quelle della traduzione: cognome e nome dell’autore originale, titolo tradotto, indicazione della sua natura di traduzione (scrivere: trad. it.), luogo di pubblicazione della traduzione, editore della traduzione, anno di pubblicazione della traduzione. Per le opere in lingua inglese, è necessario rammentare che le lettere iniziali di sostantivi, verbi e aggettivi vanno scritte in maiuscolo. Per quanto riguarda quelle in lingua tedesca, invece, hanno l’iniziale maiuscola soltanto i sostantivi. Esempi:

  1. Desideri Paolo ( P.), Dione di Prusa. Un intellettuale greco nell’impero romano, Messina-Firenze, Casa Editrice G. D’Anna, 1978.
  2. Alföldy Geza ( G.), Römische Sozialgeschichte, 4 ed., Wiesbaden, Franz Steiner Verlag, 1984, trad. it., Storia sociale dell’antica Roma, Bologna, Il Mulino, 1987. Oppure: Alföldy Geza ( G.), Storia sociale dell’antica Roma, trad. it., Bologna, Il Mulino, 1987.
  3. Arangio-Ruiz Vincenzo ( V.), Storia del diritto romano, 6 ed., rist., Napoli, Casa Editrice Dott. Eugenio Novene, 1953.
  • Articoli su periodici e riviste:

1) cognome e nome dell’autore o degli autori (secondo le modalità prospettate);

2) titolo dell’articolo (in corsivo o fra virgolette “a sergente”: «…»);

3) nome della rivista (in corsivo oppure fra virgolette a sergente), ;

4) volume (o annata) in numero arabo o in cifre romane ed eventualmente numero del fascicolo, con l’eventuale indicazione di Nuova Serie (scrivere N.S.);

5) anno (fra parentesi tonde);

6) numero delle pagine in cui compare l’articolo (può essere anche preceduto dall’indicazione: pp.).

Esempi:

  1. Brugnolo Furio ( F.), Le terzine della «Maestà» di Simone Martini e la prima diffusione della «Commedia», «Medioevo romanzo», XII (1987) (Studi in memoria di Alberto Limentani), pp. 136-54.
  2. Brugnolo Furio ( F.), «Le terzine della Maestà di Simone Martini e la prima diffusione della Commedia», Medioevo romanzo 12 (1987) (Studi in memoria di Alberto Limentani), pp. 136-54.
  • Saggi in raccolte collettive, atti di congressi, capitoli di libri:

1) cognome e nome dell’autore o degli autori (secondo le modalità prospettate);

2) titolo del saggio, dell’articolo o del capitolo (fra virgolette a sergente);

3) titolo dell’opera collettiva;

4) eventuale nome e cognome dell’editore dell’opera collettiva o del suo curatore, oppure indicazione AA.VV. (autori vari), in mancanza di uno specifico editore o curatore;

5) eventuale numero del volume dell’opera in cui si trova il saggio, l’articolo o il capitolo utilizzato;

6) luogo, editore, anno di pubblicazione dell’opera.

7) indicazione delle pagine in cui compare il saggio, l’articolo o il capitolo utilizzato.

Esempi:

  1. O’Brien P., Bullis B., Schaffert C., «Persistent and Shared Objects in Trellis/Owl», Proc. International Workshop on Objects-Oriented Database Systems, K. Dittrich and U. Dayal (eds.), Asilomar, Pacific Grove, California, 1986, 113-123.
  2. Hertner P., «Il capitale tedesco nell’industria elettrica italiana nella prima guerra mondiale», in Energia e sviluppo. L’industria elettrica italiana e la società Edison, a cura di B. Bezza, Torino, Einaudi, 1986, 259-300.
  • Documenti tratti dal WWW (URL)

1) cognome e nome dell’autore o degli autori (secondo le modalità prospettate);

2) titolo del documento (in corsivo o fra virgolette a sergente);

3) anno di pubblicazione;

4) URL;

5) data dell’ultima consultazione.

Esempio:

  1. Prescod P., «Paul Prescod’s DSSSL Tutorial», 1997, http://itrc.uwterloo.ca/~papresco/dsssl/tutorial.html, 10 giugno 2003.
  • Se diverse voci bibliografiche siano da attribuire allo stesso autore o agli stessi autori, dalla seconda in poi non è più necessario specificarne nome e cognome, ma si può adoperare una linea lunga oppure l’indicazione: Id., Ead., rispettivamente per il singolare maschile e femminile; Iid., Eaed., rispettivamente per il plurale maschile e femminile.
  • Se si citino diversi saggi, articoli, capitoli ecc. di uno stesso volume collettivo, questo dovrà essere citato a parte nella bibliografia sotto il nome del curatore o dell’editore, mentre si farà riferimento ad esso in forma abbreviata nell’indicazione dei singoli contributi.

Esempio:

Carroll John B., «Vectors of Prose Style», in T. A. Sebeok, Style in Language, pp. 283-292.

Sebeok T. A. (ed.), Style in Language, Cambridge (Mass.), M.I.T. Press, 1960.

  • Nel caso di due o più autori di una stessa voce bibliografica, questa dovrà essere citata sotto il nome del primo autore.
  • Specialmente per il caso che la bibliografia conti numerosi voci, può risultare economico fare uso di abbreviazioni delle riviste e delle collezioni più frequentemente citate. Solitamente tali abbreviazioni sono degli acronimi (CPh = Classical Philology, GSLI = Giornale storico della letteratura italiana) ed essendo standardizzate nel contesto dei vari ambiti disciplinari sono facilmente rinvenibili in riviste, bibliografie ed eventuali indici delle abbreviazioni spesso presenti nelle opere di carattere scientifico.

Nella tesi di laurea è possibile inserire figure, disegni, fotografie, grafici e tabelle. Tutti questi strumenti devono essere inseriti non appena citati nel testo della tesi di laurea e ordinati dallo studente con una numerazione progressiva, che riparta ad ogni capitolo, in modo da poter fare agevolmente riferimento ad essi nel testo della tesi (esempio: fig. 2.3 = figura 3 del capitolo 2). È consigliabile che le tabelle abbiano una numerazione distinta da quella delle altre tipologie figurative prospettate (esempio: tab. 4.1 = tabella 1 del capitolo 4). È opportuno, inoltre, che sotto ogni figura, disegno o fotografia lo studente ponga una didascalia esplicativa che permetta di comprenderne il significato. Sopra le tabelle, invece, si dovrà porre un titolo che sostituisca la didascalia. Per quanto riguarda grafici, specialmente diagrammi e istogrammi, lo studente dovrà indicare i nomi o i simboli delle grandezze riportate, le scale e le unità di misura. Quando si utilizzino figure, disegni, fotografie, grafici e tabelle provenienti da altre pubblicazioni, è sempre necessario indicarne la fonte.

Le note rappresentano un elemento importante nell’organizzazione di una tesi di laurea. Esse, oltre a fornire i riferimenti bibliografici delle citazioni, servono a dare, attraverso il rimando alla letteratura critica in materia, autorevole conferma di quanto asserito (“note bibliografiche”) e ad esporre parti rilevanti della ricerca che non si ritiene opportuno inserire nel testo della tesi (“note di contenuto”), o perché appesantirebbero il ragionamento o perché aggraverebbero la lettura. Inoltre le note rappresentano la sede idonea per la discussione delle posizioni assunte da studiosi o autori citati su punti particolari, per recare la traduzione o il brano originale di una fonte in lingua straniera, per indicare la limitatezza del lavoro svolto riguardo a questioni solo parzialmente attinenti al tema trattato o per creare una trama di rinvii interni alla tesi stessa.

  • A seconda dell’ambito disciplinare e dei suggerimenti forniti dal Relatore, lo studente potrà collocare le note a piè di pagina, ciascuna in corrispondenza di un numero o di un segno che la richiami, o alla fine di ogni capitolo, o, ancora, in fondo alla tesi, prima della bibliografia.
  • Per quanto riguarda i riferimenti bibliografici contenuti nelle note, lo studente potrà adottare le modalità che si sono prospettate per la bibliografia, con due accorgimenti. In primo luogo dovrà invertire la posizione del cognome e del nome dell’autore o degli autori, vale a dire indicandone prima il nome e poi il cognome. In secondo luogo dovrà preoccuparsi di indicare le pagine non in modo generico, ma precisando esattamente da quali parti di opere, articoli, scritti ecc. stia desumendo concetti, idee, informazioni o dati, per confermarli o discuterli.
  • Per il caso di un’opera, articolo, ecc. citato in precedenza si può omettere l’indicazione di parte o dell’intero titolo, facendo seguire al nome dell’autore l’abbreviazione: op. cit. (opera citata), ma soltanto qualora sia stato citato un solo scritto dell’autore. Anche le altre indicazioni bibliografiche possono essere tralasciate, segnalando tuttavia con precisione le pagine che interessano.

Esempio: G. (Geza) Alföldy, Storia sociale cit., 105.

  • Si può usare l’indicazione: ivi, seguita dal numero delle pagine, soltanto nei casi in cui ci si riferisca all’ultima opera, saggio ecc. citato e non esistano possibilità di fraintendimento. Qualora anche la pagina sia la medesima, lo studente potrà usare la formula: ibidem, senza indicazione della pagina.
  • Alle note eminentemente bibliografiche lo studente potrà sostituire il sistema di “rinvio in chiave”, specie quando la bibliografia sia abbondante e si voglia rendere più “leggere” le note. Tale sistema consente di richiamare direttamente all’interno del testo le opere citate in bibliografia, la quale, però, dovrà essere rigorosamente organizzata per autori. All’interno del testo si specificheranno, entro parentesi quadre, soltanto il cognome dell’autore seguito dall’anno della pubblicazione e dalle pagine di essa che interessano. Esempio. Se nel testo della tesi vi è scritto: «Nel I sec. d. C. la potenza economica dei liberti a Roma andò crescendo[Alföldy, 1987: 183-185]», la bibliografia riporterà l’indicazione: [Alföldy, 1987] =  Alföldy Geza ( G.), Römische Sozialgeschichte, 4 ed., Wiesbaden, Franz Steiner Verlag, 1984, trad. it., Storia sociale dell’antica Roma, Bologna, Il Mulino, 1987. Oppure: Alföldy Geza ( G.), Storia sociale dell’antica Roma, trad. it., Bologna, Il Mulino, 1987.

Nel caso diversi contibuti di un autore risalgano allo stesso anno, all’indicazione di questo si farà seguire una lettera: [Eck, 1989a], [Eck, 1989b].

Gli indici, che devono essere redatti dopo la stesura definitiva della tesi di laurea, possono essere di vario tipo, e lo studente stilerà quelli che il RELATORE riterrà opportuni ed utili per la comprensione e la lettura del lavoro. Quelli più comunemente adoperati nelle tesi di laurea sono:

  • Indice degli autori: consiste nell’indicazione in ordine alfabetico degli autori citati nel testo e nelle note della tesi, con la pagina o le pagine e il numero della nota o delle note in cui i loro cognomi ricorrono.
  • Indice delle fonti: è rappresentato dall’indicazione delle fonti, divise per tipologia, e delle pagine della tesi nelle quali sono citate.
  • Indice sommario: indica il numero o i titoli dei vari capitoli e paragrafi, gli eventuali allegati e appendici, la bibliografia e gli altri indici di cui è composta la tesi di laurea, con le relative pagine. Esso deve servire a facilitare la lettura e, pertanto, deve presentarsi chiaro e circostanziato.