Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Strumenti personali
Home / Primo Piano / 2018 / gennaio / PNAS | A diffondere la peste non furono i ratti, ma i parassiti umani

PNAS | A diffondere la peste non furono i ratti, ma i parassiti umani

 

Un gruppo internazionale di ricerca che comprende Barbara Bramanti, docente presso l’Università degli Studi Ferrara, si è occupata dei meccanismi che stanno alla base della diffusione della peste in Europa durante le epidemie del 1347-53 e della seconda pandemia.

La ricerca MedPlag - The medieval plagues: ecology, transmission modalities and routes of the infections, svolta tra University of Oslo e Università degli Studi di Ferrara, è stata condotta nell’ambito di un progetto dell’European Research Council (ERC), di cui Bramanti è la Principal Investigator.

 

"Delle forme di peste bubbonica e polmonare - ricorda la professoressa Bramanti -  si è sempre pensato che il vettore fossero le pulci degli animali. In seguito alla terza pandemia avvenuta in Cina nel 1894, infatti, fu notata una violenta moria di ratti pre-epidemia e si è pensato che le pulci dei ratti, non trovando nuovi ospiti, saltassero sulle persone infettandole. Questo era il meccanismo considerato in generale all'origine anche delle pesti antiche. Ma c'è un problema: nei resoconti d'epoca medioevale non si parla di morie di ratti".

 

Per indagare questo aspetto, i ricercatori hanno messo a punto un modello in grado di simulare le epidemie di peste, utilizzando big data e tecnologie d’avanguardia.


"Abbiamo messo alla prova il modello con alcune epidemie più recenti, la cui origine era nota, constatando che rispondeva perfettamente. A quel punto - racconta Bramanti - siamo passati ad inserire i dati relativi a epidemie del passato".

 

Il team ha simulato le epidemie che hanno coinvolto nove città europee, creando per ciascuna tre modelli in cui la malattia veniva diffusa da diversi vettori.  I risultati ottenuti in questo studio dimostrano che la diffusione della peste, diversamente da quanto ritenuto finora, sarebbe legata ai parassiti umani più che ai ratti. "Questo spiega anche perché Boccaccio non accenna alla moria di ratti nel Decameron o in altri suoi scritti” precisa la Bramanti.

 

Oltre alla rilevanza storica, lo studio è importante anche per microbiologi ed epidemiologi moderni.

"Il nostro lavoro suggerisce che per prevenirne la futura diffusione l'igiene è molto importante, a livello personale ma anche a livello di pulizia dei luoghi di vita e delle città", conclude Bramanti.  Come segnalato dalla 'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, la peste infatti non è ancora stata debellata e, dal 2010 al 2015, ha contagiato 3.248 persone, uccidendone 584.

 

La pubblicazione dal titolo Human ectoparasites and the spread of plague in Europe during the Second Pandemic è disponibile online.

 

Alcuni articoli comparsi sulla stampa italiana

http://www.adnkronos.com/salute/medicina/2018/01/16/morte-nera-del-diffusa-dagli-uomini-non-dai-ratti_yzbV2yRRRZgGkeIiN84mdK.html

http://www.repubblica.it/salute/medicina/2018/01/16/news/peste_nera_scagionati_i_topi_l_epidemia_del_1347_fu_trasmessa_dagli_uomini-186607429/

 

Sulla BBC

https://www.bbc.co.uk/news/amp/science-environment-42690577