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La ricerca a firma Unife conquista la copertina di Nature Climate Change

La ricerca a firma Unife conquista la copertina di Nature Climate Change

Foto di Celine LeBohec

Più del 70% della popolazione globale di pinguini reali, in particolare le colonie attualmente stanziali sulle isole sub-Antartiche di Crozet, Kerguelen e Marion, potrà essere nulla più che un ricordo nel giro di poche decine di anni.

Man mano che il riscaldamento globale spingerà questi uccelli marini a spostarsi verso Sud o, nella peggiore delle ipotesi, a scomparire.

Queste le conclusioni di un studio pubblicato nell’ultima edizione del prestigioso giornale Nature Climate Change da un gruppo internazionale di ricercatori da Francia, Monaco, Italia, Norvegia, Sud-Africa, Austria e Stati Uniti di cui fa parte il Dottor Emiliano Trucchi, ricercatore presso l’Università di Ferrara.

“Il problema principale è che ci sono soltanto una manciata di isole nell’Oceano Australe e non tutte sono adatte a sostenere le grandi colonie riproduttive di pinguini reali” dice il Dott. Robin Cristofari, primo autore dello studio dall’Istituto Pluridisciplibare Hubert Curien (CNRS/Università di Strasburgo, Francia) e dal Centro Scientifico di Monaco.

I pinguini reali sono infatti animali molto esigenti: per formare una colonia dove accoppiarsi, deporre le uova ed allevare i propri pulcini per oltre un anno, hanno bisogno di trovare l’isola giusta dove le temperature non scendano mai sotto lo zero, il mare circostante non sia ghiacciato durante l’inverno e ci siano spiagge di sabbia o ciottoli facilmente accessibili.

Ma non finisce qui: la cosa più importante è che ci sia una fonte abbondante e costante di cibo nelle vicinanze con cui nutrire i loro piccoli. Da millenni, i pinguini fanno affidamento sul Fronte Polare Antartico, una fascia molto ristretta in cui acque fredde e ricche di nutrienti risalgono dalle profondità marine sostentando una grandissima quantità di pesci. Purtroppo, a causa del cambiamento climatico, questa importante risorsa di cibo si sta spostando verso sud, allontanandosi da molte delle isole che attualmente ospitano le colonie più grandi. Gli adulti sono quindi forzati a nuotare sempre più lontano per trovare cibo mentre i pulcini aspettano a terra, soffrendo la fame per tempi sempre più lunghi. Lo studio appena pubblicato prevede che, per molte delle colonie attuali, la durata del viaggio di andata e ritorno degli adulti per reperire il cibo supererà la resistenza alla fame della loro prole causando un tracollo della popolazione o, come invece speriamo, una massiccia migrazione verso altre isole più meridionali.

Usando le informazioni contenute nel genoma dei pinguini reali, i ricercatori hanno ricostruito i cambiamenti della loro popolazione globale avvenuti negli ultimi 50 mila anni ed hanno scoperto che i cambiamenti climatici passati, accompagnati a loro volta da mutazioni delle correnti e dei ghiacci marini nonché della posizione del Fronte Polare Antartico, hanno lasciato tracce profonde nella storia demografica di questa specie.

 

La speranza quindi non è del tutto persa: i pinguini reali hanno dimostrato con successo di poter sopravvivere durante questi momenti difficili (l’ultimo dei quali risale a circa 20 mila anni fa): “Valori estremamente bassi negli indici di differenziazione genetica ci dicono che tutte le colonie sono connesse da un continuo scambio di individui” dice Trucchi, uno dei coordinatori dello studio ”In altre parole, i pinguini reali sembrano essere in grado di esplorare facilmente l’Oceano Australe e di trovare nuove isole dove fondare le loro colonie quando la situazione si fa critica”

Questa volta però c’è una ulteriore complicazione: per la prima volta nella loro storia, le attività umane stanno forzando un rapido e, forse, irreversibile cambiamento di tutti gli ecosistemi e le remote zone Antartiche non fanno eccezione. Inoltre, all’enorme impatto del cambiamento climatico si aggiunge, nell’Oceano Australe, il peso della pesca industriale, un “nuovo competitore” con cui i pinguini dovranno presto scontrarsi per il cibo.

“C’è ancora qualche isola, un po’ più a Sud, dove i pinguini possono trovare rifugio”, nota Celine Le Bohec (CNRS/Università di Strasburgo e Centro Scientifico di Monaco), leader del programma 137 dell’Istituto Polare Francese Paul-Emile Victor, nell’ambito del quale è stato condotto questo studio, “ma la competizione per le spiagge dove formare le colonie e per il cibo sarà molto dura, specialmente con altre specie di pinguini, come i pigoscelidi antartici, di Papua e di Adelia, senza dimenticare la pesca intensiva da parte dell’uomo. È difficile predire il risultato di questo stravolgimento ecologico, ma ci saranno di sicuro perdite pesanti per qualcuna, o molte, delle specie in questione. Il nostro modello predittivo ci da l’opportunità di programmare con largo anticipo delle strategie di conservazione efficienti ma, in generale, c’è l’urgenza di una azione coordinata contro il cambiamento climatico a livello globale. E questa azione deve cominciare adesso”.

 

Articolo originale: Cristofari R, Liu X, Bonadonna F, Cherel Y, Pistorius P, Le Maho Y, Raybaud V, Stenseth NC, Le Bohec C and Trucchi E (2018) Climate-driven range shifts of the king penguin in a fragmented ecosystem. Nature Climate Change. DOI: 10.1038/s41558-018-0084-2