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Comunicare tramite i segnali cerebrali | A Unife la prima sperimentazione clinica

Ci sono bambini che non possono comunicare, pur nel pieno possesso delle proprie capacità cognitive, perché resi prigionieri del proprio corpo a causa di paralisi che impediscono il movimento oltre alla parola.

L’unico modo che questi bambini hanno per comunicare  con il mondo esterno è inviare segnali con il proprio cervello. Anche se leggere nella mente o spostare oggetti con la forza del pensiero possa ancora essere considerata fantascienza, riuscire a captare e decodificare specifiche onde cerebrali tramite sistemi di Brain-Computer Interface non lo è affatto.

 

A partire da dicembre la professoressa Agnese Suppiej del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Ferrara in collaborazione con il professor Emanuele Menegatti del Dipartimento di Ingegneria dell'Università degli Studi di Padova, condurrà la prima fase di una sperimentazione clinica che prevede il coinvolgimento di un ampio campione di bambini sani tra i 6 e i 14 anni presso la Sezione di Pediatria diretta dal Prof. Giuseppe Maggiore. L'obiettivo della ricerca è studiare la fattibilità e le possibili applicazioni di sistemi di Brain-Computer Interface nei bambini, presupposto per controllare un robot col pensiero.

 

I bambini indosseranno una cuffietta in grado di captare e digitalizzare i segnali cerebrali mentre guardano uno schermo con quattro immagini diverse. Il sistema di Brain-Computer Interface sarà in grado di riconoscere su quale delle immagini i bambini stanno prestando attenzione. In futuro, le quattro immagini potranno essere associate a quattro possibili comandi per controllare diversi tipi di applicazioni: ad esempio, sistemi per comunicare, videogiochi e robot umanoidi. I dati raccolti sui bambini sani serviranno a studiare i template maturativi del cervello e mettere le basi per l’applicazione del metodo nei bambini che non possono comunicare” spiega la professoressa.

 

I primi risultati ottenuti a Padova dal gruppo di Menegatti in collaborazione con Suppiej su adulti e su un piccolo campione di bambini fra gli 8 e i 12 anni sono promettenti. Tuttavia, la specificità delle onde cerebrali nelle diverse età rende necessario approfondire la ricerca: “Le onde cerebrali dei bambini sono diverse da quelle degli adulti perché il cervello non è ancora maturo, e ci sono altri parametri da considerare. Ad oggi, esiste ancora poca letteratura scientifica sull’argomento.” conclude la professoressa.

 

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