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Risposta del Rettore al Prof. Roberto Bin

In relazione a quanto apparso recentemente su organi di stampa, rilevo quanto segue: come noto a tutti, il bando di qualsiasi concorso pubblico (assegno di ricerca incluso), è per definizione aperto a tutti senza poter operare discriminazioni in termini di età, sesso, religione. È un principio costituzionale sacro, che pertanto non dovrebbe sfuggire a un insigne costituzionalista.

 

Purtroppo, proprio nell’ambito delle attività del centro e-learning d’Ateneo, abbiamo da anni altri esempi di assegnisti ultra-cinquantenni, sui quali stranamente il prof. Bin non ha nulla da obiettare. Forse perché, a differenza del dott. Andrea Maggi, non hanno deciso di esercitare i propri diritti politici anch’essi garantiti dalla Costituzione? L’unico limite per il mantenimento dell’assegno di ricerca è dato dalla legge 240/2010: non possono essere svolti assegni di ricerca per un periodo superiore ai 6 anni complessivi (12 anni includendo il percorso di RTD-A e RTD-B).

 

Mentre il prof. Bin lamenta giustamente il poco spazio che gli Atenei italiani riservano ai giovani, omette di ricordare, (forse non ne era a conoscenza), il fatto che con il proprio pensionamento anticipato il dott. Maggi ha consentito di liberare un posto per giovani precari del personale tecnico amministrativo. L’Ateneo ferrarese è l’unico che ha stabilizzato tutti i precari che potevano usufruire del comma 1 della legge Madia e si accinge a stabilizzarne altri sfruttando il comma 2 della legge Madia. È facile dimostrare che sotto il mio rettorato il numero di giovani ricercatori è incrementato in maniera notevolissima rispetto al rettorato precedente preso a riferimento.

 

È altresì facile dimostrare che mi sono comportato in maniera esattamente opposta alla pretesa autocrazia, attribuitami dal prof. Bin. Al contrario, tutte le istanze di autotutela di qualsivoglia candidato a concorso sono state pienamente considerate per tutelare i diritti di tutti. L’Ateneo di Ferrara è stato recentemente premiato per la sua amministrazione trasparente.

 

Infine, stupisce che il prof. Bin non abbia ritenuto di dimostrare fattualmente la sua spiccata sensibilità per le nuove generazioni, andando in pensione a quasi 71 anni, e non  anticipatamente come generosamente fatto da altri colleghi proprio per dare una possibilità ai più giovani di entrare stabilmente in Università mediante le apposite procedure concorsuali.

 

Quando poi si passa da considerazioni giuridiche a considerazione etiche, il terreno diventa estremamente scivoloso. A me personalmente piace lo stato liberale come immaginato da Luigi Einaudi e ho l’orrore degli stati etici.

 

Il Rettore Giorgio Zauli