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La peste in Europa | Studio sulla Terza Pandemia rivela più di 1700 casi nei primi 45 anni del secolo scorso

La peste in Europa | Studio sulla Terza Pandemia rivela più di 1700 casi nei primi 45 anni del secolo scorso

L'Autorità Sanitaria del porto di Liverpool immerge i ratti in secchi di petrolio per uccidere le pulci e controllare la peste. Inghilterra, 1900-1920

 

Non è quella dei Promessi Sposi e non riguarda terre lontane e popoli antichi. Le ultime epidemie di peste in Europa sono più vicine nel tempo e nello spazio di quanto crediamo e conoscerle è importante per evitare che la malattia si diffonda nuovamente.

L’ultimo episodio epidemico di peste in Europa ha avuto luogo proprio in Italia, a Taranto, nel 1945, al tempo dei nostri nonni e genitori, e ha causato 15 morti su 30 persone infettate. In altre zone del mondo, poi, la malattia è presente ancora oggi. In Madagascar, ad esempio, si sono registrati più di 1000 casi nel 2017 e anche negli Stati Uniti, in Africa e Asia, dove esistono focolai di peste, si registrano nuovi casi ogni anno”.

 

A disegnare questo quadro, tutt’altro che risolto, della terribile malattia è Barbara Bramanti, professoressa del dipartimento di Scienze biomediche e chirurgico specialistiche di Unife e prima autrice dell’articolo appena pubblicato su Proceeding of the Royal Society B, in collaborazione con il CEES dell’Università di Oslo in Norvegia.

 

Dalle pagine della rivista scientifica la professoressa chiarisce:

I dati del nostro ultimo lavoro sono importanti perché dimostrano come, oggi più che mai, mantenere ed estendere le pratiche igienico-sanitarie potrebbe servire a salvare vite e scongiurare il pericolo di nuove epidemie”.

 

Ma come si è giunti a tali indicazioni, partendo dall’analisi della Terza Pandemia, che iniziò in Cina alla fine del 19° secolo?

Grazie ai processi di digitalizzazione delle notificazioni ufficiali e all’analisi di fonti storiche abbiamo individuato circa 1700 casi di peste che si sono verificati in Europa dal 1899 agli anni 40 del secolo scorso” spiega Barbara Bramanti. "Lo studio dei nuovi casi ha permesso di individuare uno schema di diffusione preciso, secondo cui l’inesorabile infezione, elusi i controlli delle autorità sanitarie, è penetrata in porti di mare e fluviali, per poi essere trasmessa tramite persone o merci infettate da parassiti, più che a causa dei ratti".

 

“Forse non è un caso se la peste non ha più generato epidemie in Europa dagli anni ’50. Non essendoci focolai noti di peste in Europa, nuove epidemie possono essere state scongiurate dal momento in cui sono stati introdotti insetticidi, servizi sanitari ed elettrodomestici nella maggior parte delle case e le misure igienico-sanitarie hanno investito gran parte della società” conclude Barbara Bramanti.

 

Gli autori che hanno contribuito allo studio sono: Barbara Bramanti, Katharine R. Dean, Lars Walløe and Nils Chr. Stenseth. L’articolo originale “The Third Plague Pandemic in Europe” è disponibile qui: ttps://royalsocietypublishing.org/doi/10.1098/rspb.2018.2429

 

 

Nell’immagine: "I cacciatori di ratti dell'Autorità Sanitaria del porto di Liverpool immergono i roditori in secchi di petrolio per uccidere le pulci ed effettuare un controllo sulla peste”. Liverpool, Inghilterra. Fotografia 1900-1920". Immagine per gentile concessione della Wellcome Collection. Credits: Wellcome Collection. CC BY 4.0.