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Lezioni in streaming | La lettera di una studentessa

Riceviamo e pubblichiamo da una studentessa di Biologia che chiede di restare anonima.

 

Sicuramente la trasmissione delle lezioni in streaming e tutto il resto tra cui il numero sopraelevato degli studenti sono scomodi e, a volte, creano disagi. Tuttavia è necessario guardare non solo una, bensì entrambe le facce della medaglia

La sovrannumerazione e la trasmissione in streaming sono, se così si vogliono chiamare, problemi e scomodità che coinvolgono i professori tanto quanto noi. Per loro vuol dire infatti quadruplicare il lavoro che facevano prima da tutti i punti di vista: più tempo, più fatica, più email, più lamentele e pochi ringraziamenti. Penso che i professori e la struttura di Unife si stiano impegnando davvero notevolmente al fine di rendersi disponibili ad ascoltare e comunicare con i propri studenti. Sono i primi ad ascoltare e comprendere ii nostri disagi, così come lo sono nella volontà e nel bisogno sentito di affrontarli insieme e non lasciarci "soli".

Per quanto riguarda le modalità di verifica delle conoscenze e competenze, sicuramente il fatto che un esame sia a crocette piuttosto che orale o a domande aperte non influisce sulla difficoltà e il peso effettivi dell'esame. Si ricorda inoltre che questi esami del primo semestre rispecchiano quasi completamente la modalità con la quale sono stati affrontati gli anni precedenti. E se anche volessimo ammettere che la difficoltà di questi esami sia calata bruscamente, allora come si spiegano gli scarsi voti eccellenti? Sento parlare studenti che ragionano pensando esclusivamente ai crediti di cui necessitano, che pensano a fare il minimo indispensabile, accontentandosi quindi del minimo e che più che preoccuparsi di sapere, nel vero e proprio senso della parola, e dell'aver appreso, sono entusiasti del poter affermare di "essere passati" poiché questo conta davvero. 

Uno dei veri problemi di questa situazione è il tempo. Il tempo da attendere per gli esiti, per avere risposte, il tempo dedicatoci durante le attività di laboratorio, o quello che servirà per raggiungere quella situazione ottimale a cui si ambisce al momento. Un punto su cui far leva è sicuramente quello dei laboratori da un punto di vista pratico delle competenze. Qui sorge spontaneo chiedersi cosa faremmo noi studenti nel caso in cui ci offrissero la possibilità di sostenere più ore di laboratorio. Ci lamenteremmo degli orari scomodi e di tornare a casa la sera, oppure saremmo entusiasti di avere anche qui una possibilità da parte della struttura? 

E poi si sentono sollevare preoccupazioni in merito al periodo degli stage e di come sarebbe complicato poter gestire il numero totale di studenti. Credo sinceramente sia troppo presto per parlarne. Non è nemmeno trascorso l'anno accademico e già si pensa agli anni a seguire, dove chissà, le circostanze in cui ci troveremo saranno diverse. Non escludo e non intendo sia inutile prepararsi e pensare per tempo a questo potenziale problema, ma neanche penso si debba porre questo rischio davanti ai problemi che già si afferma siano presenti. Mi rendo sempre più conto di come la pratica abbia un peso notevolmente maggiore rispetto al sapere, e di come sempre di meno condivida questa posizione. Si deve entrare nell'ottica che ciò che farà di noi quel che saremo una volta terminata l'università, non sarà lo stage ma quello che avremo appreso e imparato durante questo percorso. Sostengo dunque che il problema sia in primis quello nostro in quanto studenti e del modo di ragionare e vedere le cose in modo unidirezionale. Mi chiedo se sia la sola a vedere palesemente lo sforzo che la struttura e i docenti stanno facendo per noi oppure no. 

Concludo aprendo una breve parentesi, che dedico a coloro che finiscono per guardarsi poco attorno. Durante questo primo semestre si è sentito e visto molte, molte, troppe volte di studenti invitati a cancellarsi da più appelli ai quali si erano iscritti, ad avvisare il docente della propria assenza all'esame o al laboratorio o del proprio cambio con un altro studente. Quello che cerco di dire è che se proprio vogliamo lamentarci, guardiamo prima il nostro giardino poiché siamo noi stessi i primi a porci i bastoni fra le ruote. Dobbiamo imparare a collaborare tra di noi prima di tutto, non continuare ad ostacolarci.

 

Lettera firmata