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Dal 17 al 21 dicembre la mostra "La prima carità al malato è la scienza" dedicata al cardiochirurgo Giancarlo Rastelli

Dal 17 al 21 dicembre al primo piano dell’Ingresso 1 dell’Azienda-Ospedaliero-Universitaria di Ferrara a Cona, (via Aldo Moro, 8) si tiene la mostra "La prima carità al malato è la scienza" dedicata a Giancarlo Rastelli, famoso cardiochirurgo e scienziato italiano, inventore di tecniche cardiochirurgiche usate ancora oggi per migliaia di casi di bambini con problemi cardiaci, nato nel 1933 e morto prematuramente a soli 36 anni nel 1970.

L’esposizione è organizzata dall'Associazione studentesca Student Office, grazie ai finanziamenti del Fondo culturale di Ateneo, in collaborazione con medici, specializzande/i e docenti del corso di laurea in medicina e Chirurgia di Unife (Prof.ri Rosario Cultrera, Paolo Zamboni, Luigi Grassi, Paolo Pinton, Prof.ssa Rosa Maria Gaudio).

 

"Ho sempre pensato che la prima carità che l’ammalato deve avere dal medico è la carità della scienza. È la carità di essere curato come va. Senza di questo è inutile parlare delle altre carità. Senza di questo si fa del paternalismo e del pietismo soltanto".

Giancarlo Rastelli

 

La storia di Giancarlo Rastelli, oltre ad essere quella di uno scienziato riconosciuto in tutto il mondo per i risultati delle sue ricerche cardiovascolari, colpisce più di tutto per l’esaltazione della normalità. Gian, come lo chiamavano amici e colleghi, è stato un medico, un ricercatore brillante, ma soprattutto un grande uomo, umile, guidato da un profondo amore per la vita e da una vocazione sincera, un marito e un padre che ha saputo affrontare la malattia e la morte.

 

“Gian era stato educato in famiglia ai principi della fede cristiana, e questi principi e questi ideali, vissuti in maniera gioiosa, adulta, senza pietismi ma con profonda convinzione, sono stati la bussola e i mezzi di discernimento di tutta la sua vita. E sono stati la forza che lo ha sostenuto negli anni della malattia e della sofferenza fisica e morale. Infine sono stati la ragione della sua grande speranza fino all’ultimo”.

(Umberto Squarcia).

 

 

Locandina