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Che distanze percorreva l'Uomo preistorico di Isernia? Nuove evidenze pubblicate su Scientific Reports

Una nuova indagine pubblicata sui Scientific Reports di Nature da Federico Lugli dell’Università di Modena e Reggio Emilia in collaborazione con ricercatori del Università di Ferrara (Carlo Peretto, Marta Arzarello, Julie Arnaud), dell’Università di Bologna (Stefano Benazzi) e della Columbia University (Anna Cipriani) porta nuovi dati sulle dinamiche di spostamento dell’uomo preistorico vissuto ad Isernia (Suspected limited mobility of a Middle Pleistocene woman from Southern Italy: strontium isotopes of a human deciduous tooth).

Lo studio è basato sull’analisi del rapporto 87Sr/86Sr a diversi livelli dello smalto del dente da latte di Isernia la Pineta.

Il valore di questo rapporto è strettamente correlato con l’ambiente e il terreno in cui si sviluppa un individuo, trattandosi di un dente da latte, il rapporto ottenuto corrisponde al periodo di formazione dello smalto ovvero alla vita fetale. I dati ottenuti sono stati successivamente confrontati con l’impronta isotopica dello Stronzio di alcuni micro-mammiferi, macro-mammiferi e di piante moderne locali.

I risultati ottenuti rivelano che i macro-mammiferi si muovevano sul territorio in un range di 50 chilometri,, mentre la donna incinta di Isernia si spostava in un raggio più contenuto di massimo 10 chilometri.  Questi risultati permettono di ipotizzare una mobilità ridotta dei primi abitanti di quest’area, simile alle popolazioni attuali di cacciatori-raccoglitori. Si tratta del primo caso studio della composizione di questo elemento chimico in un fossile umano cosi antico.

 

Il sito archeologico di Isernia “La Pineta”, in Molise, è sede di scavi decennali condotti dall’Università di Ferrara e coordinati dal Prof. Carlo Peretto. Il luogo è diventato sin dall’inizio uno dei siti del Paleolitico inferiore più rappresentativi d’Europa per la ricchezza del materiale faunistico e litico che ha permesso di ricostruire l’ambiente in cui vivevano le popolazioni preistoriche. E' in questo contesto che, a circa 40 anni dall’inizio delle ricerche sistematiche, è stato rivenuto il primo resto umano, oggetto di una pubblicazione scientifica su PlosOne. Questo reperto, nonostante le sue dimensioni ridotte, apporta informazioni preziose sull’uomo che ha vissuto nell’area di Isernia 600.000 anni fa.