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LIFE-TRANSFER | Un reimpianto vegetale per migliorare le lagune del Mediterraneo

02/09/2021

Scienza, cultura e ricerca

LIFE-TRANSFER | Un reimpianto vegetale per migliorare le lagune del Mediterraneo

C’è qualcosa, oltre al loro straordinario fascino, che accomuna le lagune del Delta del Po, quella del Mar Menor, nella Murcia di Spagna, e il golfo di Amvrakikos, nell’omonima area naturale protetta situata nell'Epiro, in Grecia. Tutti e tre questi ambienti marini rientrano tra gli “habitat prioritari” individuati dalla direttiva europea ‘Habitat’ 92/43/CEE, uno dei pilastri della politica comunitaria in materia di conservazione della biodiversità.  Ecosistemi rari e fragili, la direttiva li individua come oggetto di massima attenzione e cura.

A occuparsi del loro benessere e conservazione sarà LIFE-TRANSFER, progetto finanziato con 4 milioni di euro dalla Comunità europea che vede in campo oltre a Unife anche istituti spagnoli e greci. Il professor Michele Mistri, del Dipartimento di Scienze Chimiche, Farmaceutiche ed Agrarie Unife, ne è il coordinatore.

“Le lagune mediterranee sono ambienti intrinsecamente fragili - spiega Mistri - che costituiscono la transizione tra la terra e il mare. Tale fragilità è stata aggravata dal peggioramento della qualità delle acque dovuto all'immissione indiscriminata di nutrienti, tra gli anni ‘60 e ‘90 del secolo scorso. Tale eccesso ha alimentato esplosioni demografiche di fitoplancton e macroalghe, provocando l’intorbidimento delle acque e quindi la scomparsa delle fanerogame acquatiche, che essendo piante superiori (quindi dotate di apparato radicale, fusto e foglie), necessitano di ottimali condizioni di illuminazione per poter effettuare la fotosintesi. Giusto per fare un esempio – continua Mistri - le alghe rosse del genere Gracilariopsis che recentemente sono diventate comuni in numerose lagune sono in grado di fotosintetizzare in condizioni di quasi oscurità. Il nostro progetto si propone di favorire la ricolonizzazione delle praterie di fanerogame acquatiche in siti lagunari nei quali queste piante cinquant'anni fa erano presenti ed in seguito sono scomparse a causa dell’eutrofizzazione. Ora, nel 2021, i dati raccolti dai ricercatori di LIFE-TRANSFER indicano che queste lagune potrebbero tornare a ospitare le fanerogame: bisogna solamente riportarle dove una volta proliferavano”.

Zolla

Fanerogame acquatiche

Perché è così importante ripopolare le lagune con queste specie?

“Le fanerogame acquatiche svolgono un ruolo fondamentale per la conservazione degli habitat lagunari dato che supportano molteplici comunità biologiche, aumentano la stabilità dei fondali, producono ossigeno e sequestrano in modo permanente importanti quantità di anidride carbonica. Sappiamo che nelle lagune la biogeochimica dei sedimenti superficiali è di fondamentale importanza ed è regolata dall’interdipendenza tra la disponibilità di ossigeno e le variazioni degli equilibri ossido-riduttivi. Chi va in laguna sa che il sedimento si suddivide fondamentalmente in due strati: quello più superficiale, di pochi millimetri di spessore e di colore marrone, in cui è presente ossigeno, che giace sul secondo strato, nerastro. La successione di questi strati – chiosa Mistri - può essere alterata proprio dagli apparati radicali delle fanerogame acquatiche, in quanto approfondendosi nello strato nerastro consentono all’ossigeno di penetrare più in profondità. Le fanerogame inoltre producono dei servizi ecosistemici, aumentano la biodiversità e vengono usate come vere e proprie nursery da molte specie ittiche".

Trasporto zolle

Il trasporto delle zolle di fanerogame acquatiche

A rendere ancora più significativo il progetto, è la modalità in cui questo reimpianto verrà effettuato: 

“La tecnica di intervento prevede il trapianto a mano di un adeguato numero di zolle vegetate in ciascun sito di intervento, con vantaggi in termini di impatto sui siti donatori e di applicazione su larga scala. A sostegno della naturale espansione delle praterie nelle aree circostanti, sono poi previsti interventi diretti, per l’intera durata del progetto, volti a favorire l’attecchimento e la diffusione dei nuovi rizomi prodotti dalle zolle trapiantate.  Le mani che si occuperanno di tali trapianti sono quelle dei pescatori che lavorano nelle lagune protagoniste di questo progetto. I trapianti saranno infatti totalmente effettuati dai pescatori locali, appositamente formati nell’ambito del progetto stesso”.

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Una scelta forse inconsueta, ma mossa dal voler sensibilizzare la popolazione e gli stakeholder locali sulla necessità di conservazione dell’ambiente lagunare.

Il progetto sta già muovendo i primi passi con campagne di monitoraggio ambientali e di formazione dei pescatori. Tra settembre e febbraio, la sfida più importante attende il team europeo: il vero e proprio trapianto fisico. 

Studentesse e studenti del corso di laurea in Tecnologie Agrarie e Acquacoltura del Delta avranno la possibilità di partecipare attivamente ad alcune fasi del progetto durante i tirocinii, in particolare al monitoraggio ambientale per valutare lo stato ecologico lagunare.

InnestoLe operazioni di trapianto delle farenogame acquatiche

A cura di LUCIA MASCOTELLI, studentessa del Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza dell'Università di Ferrara