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Telelavoro agile a Unife, da emergenza organizzativa a opportunità di crescita

13/03/2020

Persone

Telelavoro agile a Unife,  da emergenza organizzativa a opportunità di crescita

#UnifeRestaOnline #TuRestaACasa. Dal telelavoro agile la strada per trasformare l’emergenza organizzativa in opportunità di crescita

Fin dai primi giorni dell’emergenza COVID-19, l’Università di Ferrara ha garantito la modalità di lavoro agile a gran parte del personale tecnico-amministrativo, in linea con i provvedimenti governativi che ne hanno incentivato l’applicazione nelle amministrazioni pubbliche. 

Le misure messe in campo hanno assicurato la preziosa continuità dei servizi, in primis il regolare svolgersi delle attività didattiche e dei servizi a distanza. Al contempo, Unife ha garantito da subito la tutela della salute del personale dipendente attraverso la riduzione della mobilità territoriale e sostegno in termini di conciliazione vita-lavoro.

“L’esperienza consolidata dell’Ateneo in tema di telelavoro e la presenza di un gruppo di lavoro strutturale hanno consentito di affrontare l’emergenza organizzativa dettata dalle misure di prevenzione con un ventaglio di soluzioni prontamente attivabili e scalabili, ovvero estendibili a categorie più ampie di lavoratrici e lavoratori in una collaborazione sinergica con le rappresentanze sindacali, il Comitato Unico di Garanzia e il Consiglio di Parità”, spiega la Dott.ssa Annachiara Carniello, Dirigente dell’Area Personale, Performance e Semplificazione e Dirigente ad interim dell’Area Didattica.

Il telelavoro è infatti da tempo opzione percorribile a Unife grazie al fondamentale supporto del Comitato Unico di Garanzia e del Consiglio di Parità dell’Ateneo, della Prorettrice delegata alle Pari opportunità e alla disabilità, degli uffici e delle Rappresentanze sindacali.

Per questo Unife  - in continuo contatto con le autorità competenti e aggiornando tempestivamente la propria comunità accademica - ha potuto mettere in atto nell'emergenza misure capaci di recepire in tempo reale le ordinanze normative nazionali e regionali in termini di conciliazione tempi di vita-lavoro e di tutela della salute. Un'azione resa possibile per Unife dall'esperienza pregressa del telelavoro e dall’attenzione strategica riposta dal 2016 nella digitalizzazione dei processi e dei servizi ai fini del miglioramento organizzativo.

 

Il telelavoro a Unife, prima del Coronavirus

Già nel 2012, l’Università di Ferrara ha avviato le prime attività per l’applicazione del telelavoro, dapprima in via sperimentale e successivamente strutturale, grazie al decisivo impulso del Comitato Unico di Garanzia e del Consiglio di Parità. Lo stesso anno l’Ateneo ha regolamentato l’accesso alla tipologia di lavoro smart dotandosi di un apposito regolamento, nell’ottica di perseguire i termini di semplificazione, digitalizzazione e conciliazione vita-lavoro.

“L’obiettivo prioritario è stato rafforzare le competenze e diffondere una cultura del cambiamento tra le persone che sperimentano un nuovo modello organizzativo, basato sulla responsabilizzazione e sull’autonomia” precisa Federica Danesi, presidente del Comitato Unico di Garanzia Unife.

L’Ateneo ferrarese è stato tra i primi firmatari dell’accordo che lo inserisce nel network del Progetto VeLA (VEloce, Leggero, Agile: Smart Working per la PA) e siede al tavolo di coprogettazione della Regione Emilia-Romagna, pioniera e leader in tema di smart working, per la condivisione di buone prassi. 

 

Febbraio 2020, fronteggiare l’emergenza 

Nei giorni dell’emergenza si sono susseguiti provvedimenti governativi, in supporto all’organizzazione delle amministrazioni Pubbliche, che hanno imposto un’accelerazione sull’applicazione del lavoro agile. Durante il periodo di validità dell’ordinanza sono state dichiarate aperte tutte le sedi regionali, fornendo ai dirigenti responsabili la possibilità di rimodulare o attivare, in via straordinaria, le forme di lavoro a distanza (telelevoro o smart working) nella propria struttura.

In questa fase emergenziale, vanno distinti un prima e un dopo scanditi dal DPCM 11 marzo, che al comma 6 dell'art.1  ha invitato le Pubbliche Amministrazioni allo "svolgimento in via ordinaria delle prestazioni lavorative in forma agile", fatta eccezione per quelle individuate da ciascun ente come "attività indifferibili da rendere in presenza”.

Prima del DPCM, in coraggiosa e illuminata collaborazione con le Rappresentanze sindacali, la governance dell’Università di Ferrara ha lavorato per consentire l’accesso al lavoro agile in forma straordinaria a un numero elevato di dipendenti, che ha sin da presto raggiunto circa il 10% del totale del personale. Nella prima settimana d’emergenza, alla fine di febbraio, le persone in telelavoro nell'Ateneo erano 52. Di queste, 41 sperimentavano questa modalità lavorativa per la prima volta. Il numero è gradualmente salito a 77 persone. Il personale Unife che ha potuto accedere al telelavoro è stato, oltre ai residenti in “zona rossa” o in Regione Veneto, quello con necessità legate alla chiusura dei servizi pubblici per la cura dei figli minori e degli anziani in strutture diurne oppure in possesso di certificazione medica attestante patologie che lo rendano maggiormente esposto al contagio o che usufruisce dei permessi di cui alla Legge n. 104/92 nonché tutti i dipendenti che si avvalgono di servizi pubblici di trasporto per raggiungere la sede di servizio.

Dopo il DPCM 11 marzo, la possibilità è stata estesa indistintamente a tutto il personale TA, fatta eccezione per le già citate "attività indifferibili in presenza" e per il personale sanitario impegnato nelle strutture, per cui vigono disposizioni apposite.

A oggi (16 marzo, ndrsi contano 318 lavoratrici e lavoratori in smart working nell'Ateneo. Ma il numero è in costante crescita, man mano che nei vari casi vengono organizzate le attività e le risorse tecnologiche necessarie.

Da un punto di vista amministrativo e tecnico, gli uffici coinvolti nell'attivazione e gestione sono quelli del Benessere e Formazione, PTA e Reti e sistemi.

“L’impegno che l’Amministrazione ha dimostrato in questo frangente ha un duplice impatto: da un lato ha consentito di mantenere operativi molti dipendenti che, diversamente, non sarebbero stati in grado di lavorare; dall’altro ha potenziato la percezione di benessere lavorativo e rafforzato il rapporto fiduciario del dipendente che è stato supportato nei carichi di cura” precisa Maria Gabriella Marchetti, Prorettrice delegata del Rettore alle pari opportunità e disabilità.

 

Dall’emergenza organizzativa all’opportunità di soluzioni strutturali per migliorare la salute delle amministrazioni

Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, caratterizzato dall'assenza di vincoli orari o spaziali, che aiuta chi lavora a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorisce la crescita della sua produttività.

"Secondo le innovative indicazioni contenute nelle Linee Guida del Dipartimento della Funzione Pubblica, la missione istituzionale di ogni Amministrazione Pubblica è la creazione di Valore Pubblico. Si genera Valore Pubblico quando si preserva e si migliora il livello di benessere dei cittadini a partire dalla cura della salute delle risorse degli enti. Proprio in questi giorni drammatici, scanditi dall’avanzare subdolo del COVID-19, si materializza con forza il concetto di Valore Pubblico: per difendere la salute dei cittadini occorre rinforzare le fila di medici e infermieri delle strutture sanitarie ed ampliare le strumentazioni necessarie, anche per tutelare questi eroi civili; per garantire la continuità didattica delle Università secondo le nuove modalità digitali occorre migliorare la qualità delle risorse e delle competenze digitali per i docenti e preservare la salute del personale tecnico amministrativo, cercando forme innovative e agili per consentire l’erogazione del servizio pubblico anche da casa” precisa il Enrico Deidda Gagliardo, Professore ordinario del corso di ”Performance, Anticorruzione e Valore Pubblico”.

E proprio nelle pubbliche amministrazioni si registra la crescita più significativa dello smart working: in un anno, fino a prima dell’emergenza sanitaria, nel settore pubblico erano raddoppiati i progetti strutturati, passando dall’8% al 16%. 

“Si tratta di una scelta consapevole e allo stesso tempo coraggiosa: l’amministrazione del futuro deve saper delegare, offrire opportunità sulla base del merito e saper far emergere i talenti delle persone. Solo in questa direzione, attraverso una governance consapevole e resistente ai pregiudizi, si assisterà al consolidamento delle forme di lavoro agile anche in ambito pubblico” afferma il Professore.  E conclude: “Dentro ogni crisi vi sono i semi delle opportunità, per chi li sa coltivare. Dall’emergenza organizzativa occorre passare alla progettazione, all’applicazione e al monitoraggio di soluzioni strutturali che consentano di migliorare la salute organizzativa delle amministrazioni a partire dal miglioramento del benessere delle proprie lavoratrici e dei propri lavoratori. Unife lo ha già fatto costituendo già lo scorso anno un Gruppo di Lavoro per la disciplina del lavoro agile (Smart Working) composto da personale rappresentante di organi e strutture a tutela del personale tecnico- amministrativo dell’Ateneo e coordinato da Roberta Russo componente del Consiglio di parità".

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