Linguaggio di genere a Unife

[Dall'introduzione al Prontuario del Rettore Giorgio Zauli]

[...] l’Università degli Studi di Ferrara ha aderito alla Carta di intenti IO PARLO E NON DISCRIMINO promossa dall’Università di Torino, dalla Regione Piemonte e dalla Città Metropolitana di Torino con lo scopo di eliminare “l’uso discriminatorio della lingua da un punto di vista di genere, con conseguenze negative sul percorso di costruzione di una società di uguaglianza e dignità e con l’obiettivo di “promuovere una cultura che sensibilizzi alla rimozione delle cause” di tali forme discriminatorie.


Importanti documenti dell’Università di Ferrara, come il bilancio di genere o i regolamenti di funzionamento del Comitato Unico di Garanzia e del Consiglio di Parità, oltre a tutti i testi prodotti dall’Ufficio Stampa, comunicazione istituzionale e digitale, sono redatti nel rispetto del linguaggio di genere.

Dotandoci del Prontuario dell’Università degli Studi di Ferrara per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo, con l’intento di eliminare gli stereotipi e tutte le discriminazioni linguistiche basate sul genere, compiamo un passo ulteriore: uniformiamo il linguaggio in uso nell’Ateneo in tutte le sue forme espressive, dagli atti legislativi a quelli amministrativi, dalla modulistica al sito web.

L’Ateneo intende, con ciò, anche farsi carico del proprio ruolo didattico che, imprescindibilmente includendo la promozione della conoscenza della lingua e della grammatica italiana, non ne consente un uso errato, ancor prima che sul piano semantico e di genere, su quello grammaticale.


Concludo riportando le seguenti parole di Tullio De Mauro:
“Le parole sono fatte, prima che per essere dette, per essere capite: proprio per questo, diceva un filosofo, gli dei ci hanno dato una lingua e due orecchie.
Chi non si fa capire viola la libertà di parola dei suoi ascoltatori.
È un maleducato, se parla in privato e da privato.
È qualcosa di peggio se è un giornalista, un insegnante, un dipendente pubblico, un eletto dal popolo.
Chi è al servizio di un pubblico ha il dovere costituzionale di farsi capire”.