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Anatomie della Mente | R.L. Stevenson e l’Isola del tesoro

Dettagli dell'evento

Quando

13/06/2019
dalle 16:30 alle 19:00

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Giovedì 13 giugno

Dalle ore 16.30 alle ore 19

Sala Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea

Via Scienze, 17

 

 

Ciclo Anatomie della Mente e altre storie... Sei conferenze di varia Psicologia

Sesto appuntamento

 

R.L. Stevenson e l’Isola del tesoro.

Risonanze emotive e temi psicologici nelle opere e nella vita di Robert Louis Stevenson

 

A cura di Stefano Caracciolo

Professore Ordinario di Psicologia Clinica - Università di Ferrara e Azienda USL di Ferrara

 

Robert Louis Balfour Stevenson nacque nel 1850, figlio unico di una ricca famiglia di costruttori di fari. Il mare era già nel suo destino, quindi, anche se la sua debole e cagionevole costituzione psicofisica lo espose fin dalla più tenera età a problemi respiratori, forse di natura tubercolare, condizionando una sua estrema magrezza e repentine fasi di inquietudine con depressione dell’umore che spesso lo portarono a viaggiare, spesso con il pretesto di cercare un clima più salubre (Francia del Sud, Svizzera). Iniziò studi di ingegneria per seguire le orme del nonno e del padre, ma presto rinunciò per studiare legge, senza mai concludere gli studi.

Il padre, di carattere severo e incline alla depressione, come tutta la famiglia paterna in cui diversi erano stati i casi di malattie mentali, si mostrò comunque benevolo e comprensivo nei suoi confronti, anche se non mancavano critiche sferzanti e negative per il figlio verso cui mostrava delusione. La madre, assente e distaccata, malata probabilmente di depressione, lo affidò subito ad una nutrice – Alison Cummingham detta ‘Cummy’, che viene ricordata nelle sue poesie giovanili (“A Child's Garden of Verses”) come figura materna protettiva ed amorevole di cui da bambino era innamorato. Forse per questo nel rapporto con le figure femminili Stevenson mostrò per tutta la vita un atteggiamento succube e deferente, tanto da sposare poi, dopo faticose vicissitudini e nonostante il parere contrario della famiglia, una americana – Fanny Osbourne – più anziana di lui e separata dal primo marito. Trascorse gli ultimi anni di vita, ormai gravemente malato, nelle isole polinesiane, dove si spense nel 1894 e dove si trova la sua tomba sul monte Vaea nelle isole Samoa.

Esordì come scrittore con saggi e resoconti di viaggio – famoso il suo resoconto avventuroso di “Viaggi con un asinello attraverso le Cevenne”. Dopo il matrimonio del 1880 inizia a scrivere le sue opere più famose che consistono in saggi letterari, poesie, romanzi e racconti: ricordiamo fra i più celebri i racconti “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, “Il Club dei Suicidi” e fra i romanzi “Il Principe Otto”, "Il Signore di Ballantrae", “Il Ragazzo Rapito" e, soprattutto, il celebre "L'isola del Tesoro".

Nel romanzo “Treasure Island”, uscito a puntate nel 1881-82, quando ancora l’autore non sapeva come la storia si sarebbe conclusa, Stevenson costruisce vicende e personaggi immortali: prima di tutto il protagonista, il ragazzino Jim Hawkins, il cui percorso di iniziazione lo vede partire come povero orfano di padre, quasi un personaggio alla Dickens, e tornare ricco e trionfatore per aver da solo o quasi sgominato la banda dei pirati della ciurma del Capitano Flint, che egli incontra fin dalle prime pagine del romanzo. È lui infatti a trovare e nascondere la mappa dell’isola in cui il tesoro è stato seppellito, che costituisce l’elemento narrativo principale della storia. Ma è ancora lui che, anche grazie alla incoscienza ed allo spirito combattivo, riesce a sventare l’ammutinamento dei pirati, intuendo prima e capendo poi la vera natura diabolica di Long John Silver, che si fa imbarcare come cuoco di bordo ma è in realtà il nostromo del defunto Capitano Flint e capo dei pirati che vogliono recuperare il tesoro nascosto. Dal punto di vista simbolico le paure del giovane Jim ricalcano le paure di cui Stevenson stesso parla nelle sue memorie infantili: il buio, l’abbandono, la morte solitaria. Invece la doppiezza di Long John Silver rimanda alla duplice natura dell’animo umano che Stevenson, 50 anni prima di Freud, intravvede e descrive compiutamente nei personaggi del dottor Jekyll e di Mr.Hyde. Anche Long John Silver infatti è capace di mentire, blandire con false promesse e poi ferocemente uccidere, tradire e compiere violenze inaudite, in preda alla avidità di mettere le mani sul tesoro a tutti i costi. Le figure femminili non esistono in questa storia fatta di violenza, rabbia e cupidigia, in cui la iniziazione alla vita adulta di Jim Hawkins passa attraverso prove ed errori che ne forgiano il carattere. Non è una storia per ragazzi, ammesso che esista una letteratura per ragazzi, e lo stesso Stevenson non pensava che lo fosse. È la storia eterna del rapporto fra il Bene e il Male. Solo che, almeno questa volta, il Male non vince ed è costretto a piegarsi, come fa Long John Silver che tradisce i compagni per avere salva la vita. E trionfano la vita, l’avventura, la leggerezza con cui la nave Hispaniola salpa e solca i mari verso il tesoro nascosto…

 

Locandina

 

Cento anni di psicologia ferrarese, dalla scuola freniatrica ferrarese fino ai giorni nostri, hanno disegnato una traiettoria varia e composita, con alterne vicende ma con una costante attenzione per la città ed i suoi grandi momenti scientifici, culturali, artistici. Nella rinnovata ed antica cornice del Teatro Anatomico si aprono dunque di nuovo, per il dodicesimo anno, le porte della Biblioteca Ariostea per proseguire con altre sei nuove tappe del percorso di un viaggio pieno di psicologia ed altre storie.

 

 

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