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Anatomie della Mente | Perdòno tutti e a tutti chiedo perdono. La vita, le opere, gli ultimi giorni e le ultime poesie di Cesare Pavese

Dettagli dell'evento

Quando

13/03/2019
dalle 16:30 alle 19:00

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Mercoledì 13 marzo

Dalle ore 16.30 alle ore 19

Sala Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea

Via Scienze, 17

 

 

Ciclo Anatomie della Mente e altre storie... Sei conferenze di varia Psicologia

Terzo appuntamento

 

Perdòno tutti e a tutti chiedo perdono.

La vita, le opere, gli ultimi giorni e le ultime poesie di Cesare Pavese

 

A cura di Stefano Caracciolo

Professore Ordinario di Psicologia Clinica - Università di Ferrara e Azienda USL di Ferrara

 

Nel 1927 Cesare Pavese, ad appena 18 anni, scrive ad un amico:“sono tre mesi che ho vissuto in passione continua: tira, molla; lo faccio, non lo faccio.”

Parla della sua idea di spararsi con un revolver, come aveva fatto il suo compagno di scuola ed amico di scorribande, il Baraldi. Scrive l’amico e biografo Davide Lajolo: “Baraldi, l’intraprendente. Quello che si era già fatto la fidanzata” nella appassionata e addolorata biografia di Pavese, che chiama, da un verso assai più tardo, il “Vizio Assurdo”, cioè la tentazione del suicidio.

Pavese nasce in campagna e perde presto il padre, morto quando lui aveva 6 anni per un tumore al cervello. La madre, forte e dura, provata lungamente dal dolore (ha perso tre figli prima di avere Maria e Cesare) è una piemontese di poche parole, ha con lui un rapporto difficile, che si struttura sulla freddezza, da ambedue le parti. La morte del padre ed il carattere duro della madre aprono un vuoto incolmabile nel cuore di Cesare, che per tutta la vita egli cercherà di colmare cercando disperatamente una donna che lo possa consolare, senza mai trovarla. Trasferito in città, da liceale si invaghisce di una cantante, Milly, cui scrive una lettera d’amore e ammirazione che resterà senza risposta, poi di una compagna, Olga, che non troverà mai il coraggio di avvicinare, e più avanti di una giovane che ispira molte delle sue prime poesie, pubblicate poi nella raccolta “Lavorare Stanca”, che chiama “la donna dalla voce rauca”. Sarà proprio per alcune lettere compromettenti che la ragazza gli affida che sarà arrestato e poi condannato al confino per tre anni in Calabria, dove aspetta sue notizie che mai arriveranno. Tornato a Torino dopo la grazia concessagli, scopre che si è sposata con un altro. Nel frattempo ha insegnato per breve tempo al Liceo Classico, dove ha avuto fra i suoi studenti anche Fernanda Pivano, che converte alla letteratura americana che sta traducendo (Whitman, Melville, Sherwood Anderson) e di cui pure si innamora, senza essere corrisposto. I suoi amori infelici gli ispirano molti personaggi femminili nelle sue opere, come nel racconto ‘Suicidi’ che si conclude con la morte per avvelenamento della protagonista, o come nel romanzo breve ‘Tra Donne Sole’, portato poi sullo schermo cinematografico da Michelangelo Antonioni, che inizia proprio con un tentato suicidio per amore di una ragazza.

Nel dopoguerra riacquista una apparente speranza quando, ormai noto e inserito nel mondo letterario e cinematografico della Roma del neorealismo, conosce una attrice americana, Constance Dowling, di cui si innamora perdutamente. Ma dopo un breve corteggiamento, in cui vuole scrivere un film per lei, ne parla anche con Fellini e lo sceneggiatore Pinelli, lei lo ignora, ha una relazione con un attore allora di gran voga, Andrea Checchi. Del film non se ne farà nulla, e Pavese piomba in una disperazione da cui non si riprenderà più. Nel diario le sue ultime note sono: “Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più”. Scrive le sue ultime poesie (Poesie del Disamore, fra cui la famosa ‘Verrà la morte e avrà i tuoi occhi’) e, pochi giorni dopo aver vinto il Premio Strega con ‘La luna e i Falò’, avuta la conferma che Constance è tornata in America, si toglie la vita in una camera d’albergo a Torino, il 27 agosto, con sedici bustine di sonnifero. Sul comodino una copia di un suo libro con le sue ultime parole:

Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi. Cesare Pavese”.

 

Cento anni di psicologia ferrarese, dalla scuola freniatrica ferrarese fino ai giorni nostri, hanno disegnato una traiettoria varia e composita, con alterne vicende ma con una costante attenzione per la città ed i suoi grandi momenti scientifici, culturali, artistici. Nella rinnovata ed antica cornice del Teatro Anatomico si aprono dunque di nuovo, per il dodicesimo anno, le porte della Biblioteca Ariostea per proseguire con altre sei nuove tappe del percorso di un viaggio pieno di psicologia ed altre storie.

 

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