Cosa non va nell'accordo raggiunto, di Paolo Pini

Un elenco degli aspetti negativi (non tutti) contenuti nell'accordo. Quelli positivi non li rintraccio.

 

L'accordo di ieri sera 9 aprile 2020 in seno all'Eurogruppo prevede un intervento della Unione Europea che cammina su 3 gambe, più una stampella solo disegnata.

1. SURE

2. BEI

3. MES

+ la stampella solo disegnata

 

1. SURE (punto 17 del documento)

Abbiano già scritto che è uno strumento inutile e può addirittura prevedere un esborso netto. (http://www.unife.it/economia/economia/insegnamenti/economia-politica-i/materiale-didattico-a-a-2019-20/interventi-da-leggere-dal-coronavirus-alla-recessione-economica-la-strada-e-brevissima/sure-una-ciofeca-grande-come-un-grattacielo-di-nw-di-paolo-pini)

!00 miliardi limite massimo per un fondo di contrasto alla disoccupazione, una sorta di garanzia-sussidio per i disoccupati. Ma sono risorse che devono essere mobilitate sul mercato, non sono messe a budget dalla Commissione, partendo da 25 miliardi che la Commissione conta di incassare dai singoli Stati come garanzie per attivare il piano, con leva quindi di 1/4. Ma queste risorse sono da costituire su base volontaria: nessuno Stato è obbligato a versare. E comunque si tratta di un prestito che viene concesso dopo accurato esame da parte della Commissione ai singoli Stati, prestito che deve essere restituito con gli interessi da pagare, ovviamente. La misura è emergenziale, e non strutturale, ovvero una tantum.

 

2, BEI (punto 15 del documento)

Con la BEI si prevede un piano da costruire con emissione di titoli da collocare sul mercato da 200 miliardi per le imprese, partendo dalla costituzione di un fondo di 25 miliardi, quindi con leva quasi 1/10 circa.

Poca cosa di fronte ai numeri della crisi, per sostenere le imprese in modo strategico come vorrebbero coloro che l'hanno proposto,

 

3. MES (punto 16 del documento)

L'utilizzo del MES (Fondo Salva Stati) è previsto senza condizionalità ed in via temporanea per le spese sanitarie sostenute dai paesi dell'Unione per affrontare l'emergenza Covid-19, entro il limite di budget del 2% del PIL annuali del Paese che le sostiene e che fa ricorso al MES come linea di credito.

Fuori da questa tipologia di spesa ed oltre il 2% di spese, si applicano le regole del MES.

E comunque come viene ben chiarito, “gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità”. Quindi dalle regole ferree del MES non si scappa.

Scrive Luigi Pandolfi: "Il MES utilizza i propri strumenti di sostegno «nella prospettiva del creditore», valutando la capacità di rimborso del debitore e i livelli di remunerazione del capitale. Proprio come nel rapporto tra una banca commerciale qualunque e i suoi clienti. Con una differenza: le banche commerciali non pretendono di decidere quante volte al giorno possono mangiare i loro mutuatari. Ma poi, di che grandezze parliamo? Se il finanziamento non può eccedere il 2% del Pil degli Stati che ne fanno richiesta, per l’Italia il tutto si ridurrebbe a non più di 36 miliardi di euro. Un po’ poco per accettare in casa la Troika."

 

Il tutto dovrebbe ammontare ad una cifra di circa 500 miliardi, contando che il MES ne possa distribuire 200 a chi ne fa richiesta con condizioni che possono essere capestro per il debitore.

 

Poi c'è la stampella solo disegnata di un ipotetico Fondo comune (Recovery Fund). (punto 19 del documento)

Questo è tutto da costruire, neppure abbozzato, ma vi sono già dei paletti: a) “temporaneo” e b) con strumenti di finanziamento “coerenti con trattati europei”, gravato quindi dalle consuete condizionalità europee.Questo appare come un modo di accontentare la Francia che aveva chiesto come soluzione di mediazione l'attivazione di un fondo europeo con emissione di titoli europei. Ma nulla è stato definito. Sono parole che valgono poco più di zero. Questo eventuale fondo dovrebbe essere peraltro collegato al bilancio Ue prossimo venturo, e sappiamo che il bilancio è attorno all'1% del PIL dell'Unione, e tutti gli anni si litiga sui decimali di punto, senza margini di interventi significativi.

Cosa ben diversa dalla proposta francese di istituire un «fondo di solidarietà» in grado di emettere obbligazioni a lungo termine. 450 miliardi di euro.

 

Il tutto sopra ammonta quindi a 500 miliardi da mobilitare, di cui però solo 25+25, possono (non vi è certezza di nulla) essere in cassa, gli altri tutti da mobilitare, ovvero trovare sul mercato, eccetto i fondi del MES che potrebbero essere tratti dal capitale versato già dagli Stati. 500 miliardi contro i 1.500 miliardi che la Commissione stessa ha previsto per interventi immediati (fonte Commissari Ue all’economia e al mercato interno Paolo Gentiloni e Thierry Breton).

L'italia con decreto di marzo ha già impegnato 25 miliardi, ed ad aprile ci si aspettano altri 50 miliardi, più una linea di garanzia di credito alle imprese pari a 400 miliardi, tutte in deficit, quindi risorse da coprire con emissione di titoli, e interessi connessi. Il confronto è impietoso tra le cifre dell'Eurogruppo, e quelle necessarie come prime azioni per un singolo Stato.

 

In sintesi, l'accordo non costituisce quel contributo solidaristico che l'Europa avrebbe dovuto garantire, non affronta i nodi della crisi sanitaria e men che meno di quella economica, nella migliore delle ipotesi l'Eurogruppo ha prodotto un topolino buono a nulla, nella peggiore se un paese dovesse accedere ai fondi Mes è un trappolone che segnerà il paese per anni con politiche di austerità per ipotetico e mai raggiungibile rientro dal debito.

I summit dei capi di governo dei paesi europei convocato dopo Pasqua dica no alla proposta dell'Eurogruppo, il Governo italiano ponga il veto al programma, il Parlamento italiano non approvi nulla di questo accordo "Affossa Europa". I veri sovranisti stanno a Bruxelles, ad Amsterdam ed a Berlino (ed alcuni anche a Roma).