La tradizione anatomica ferrarese

ultima modifica 08/04/2008 16:06

L’origine dei musei anatomici nelle Università, sia italiane che straniere, risale alla seconda metà del XVIII° secolo. A quell’epoca infatti invalse l’uso di conservare i preparati anatomici eseguiti a scopo d’insegnamento o di ricerca nelle Scuole di Medicina. Il materiale non veniva raccolto con lo scopo di essere tramandato ai posteri, ma con quello più pratico di servire ripetutamente alla didattica; pertanto i pezzi usurati o avariati venivano mano a mano sostituiti.
Da allora, e fino a ieri, i Musei anatomici hanno dunque rappresentatouno strumento fondamentale per l’insegnamento dell’Anatomia e la formazione del Medico. Oggi si stanno sostituendo ad essi in gran parte i mezzi audiovisivi per la praticità delle proiezioni ad uditori sempre più numerosi, ma anche per la grave penuria di cadaveri destinati alle Sale Anatomiche, lamentata ormai da tutte le Università italiane.
Nel ‘700, secolo prodigo di grandi ingegni e di progressi scientifici, anche Ferrara poteva vantare una fiorente Scuola di Medicina. Ne è prova lo splendido Teatro Anatomico costruito nel 1731 dall’architetto Francesco Mazzarelli nel Palazzo del Paradiso, allora sede dell’Università.
Nello stesso Palazzo, sopra al Teatro Anatomico, si trovava la “Biblioteca Pubblica dell’Università” (oggi Biblioteca comunale Ariostea) cui era annesso un Museo di Antichità. In tale museo il dott. Giovanni Tumiati, anatomico, depositava i preparati ossei a secco e le iniezioni dell’apparato vascolare da Lui personalmente eseguiti.
Verso la fine del ‘700 il Tumiati fu nominato professore titolare di Anatomia e potè raccogliere le sue collezioni in un “Gabinetto Anatomico” dal quale l’attuale Museo è direttamente derivato.
Chiusa l’Università all’inizio dell’800 e morto il Tumiati, il Gabinetto Anatomico riprese vita nel 1831 sotto la direzione del Prof. Lionello Poletti, al quale probabilmente si deve il fatto che ancor’ oggi il museo sia intitolato giustamente al suo fondatore, Giovanni Tumiati.
Il Prof. Poletti, validamente coadiuvato dal dissettore Prof. Carlo Grillenzoni, arricchì le collezioni del Gabinetto, portando in nove anni il numero dei preparati da 100 a 368.
Nel 1840 il Gabinetto fu trasferito nelle nuove “Stanze Anatomiche”, costruite in prossimità dell’Arcispedale S. Anna, all’epoca sito nell’omonimo convento, nell’attuale Via Boldini.
Negli otto anni successivi il numero dei preparati allestiti aumentò al punto di dover richiedere un locale più vasto; questo risultato fu conseguito grazie ad un regolamento delle esercitazioni anatomiche che promuoveva una gara fra gli studenti per essere nominati “prosettori”.
Nel 1849, in pieno clima risorgimentale, entrambi i professori, Poletti e Grillenzoni, furono allontanati per motivi politici. Un anno dopo però il Poletti fu richiamato e con lui nominato dissettore il Dott. Federico Zuffi. Le collezioni vennero ulteriormente accresciute e l’Amministrazione universitaria del tempo destinò al Gabinetto una bella “galleria” con tre ordini di scaffali, l’ubicazione della quale, come pure delle sopraccitate Stanze Anatomiche, rimane imprecisata.
Il Grillenzoni successe quindi al Poletti come titolare di Anatomia. Egli venne coadiuvato dapprima dal Dott. Cottica fino al 1870 e in seguito dal Prof. Zuffi. Grazie alla loro operosità, ben presto anche la galleria divenne insufficiente a contenere tutto il materiale del Gabinetto. Furono certamente questi gli anni nei quali il Museo Anatomico di Ferrara raggiunse il suo massimo splendore; successivamente, infatti, solo sporadicamente compaiono nuove accessioni nei registri d’inventanato ritrovati nell’Archivio dell’Istituto Anatomico.
Nel 1892, le Stanze e il Gabinetto Anatomico furono trasferiti nel Palazzo estense di Schifanoia (in Via Scandiana), sotto la direzione del Prof. Romeo Fusari. Da allora, per ben 40 anni, non vi sono notizie o segnalazioni particolari riguardanti il nostro Museo; si può presumere che i vari direttori succedutisi non vi ponessero alcuna cura.
Finalmente, nel 1932 fu iniziata la costruzione di un nuovo edificio destinato a diventare l’Istituto di Anatomia umana normale quale è oggi, in Via Fossato di Mortara. Tale nuova sede rappresentò negli anni successivi, ed è tutt’ora, un nucleo attorno al quale sono sorti gli Istituti biologici della Facoltà di Medicina e quelli di altre Facoltà, creandosi così un moderno quartiere universitario.
A lavori ultimati, negli anni 1934 e 1935, rispettivamente sotto la direzione del Prof. Ruggero Bertelli e del Prof. Gastone Lambertini, tutto il materiale raccolto nel Gabinetto Anatomico fu trasferito nel nuovo Istituto e collocato in una grande sala al primo piano, appositamente predisposta.
Quivi esso è rimasto fino ad ora, pressochè privo di manutenzione e soggetto ad un continuo depauperamento da parte dei docenti, i quali prelevavano i preziosi preparati, disordinando e impoverendo le collezioni, per destinarli all’uso didattico di una popolazione studentesca in progressivo aumento.
In questi ultimi anni, sotto la direzione del Prof. Massimo Trevisi, sono pure aumentati gli insegnamenti afferenti all’Istituto di Anatomia, costringendo ad individuare nuovi spazi all’interno dell’edificio stesso, per le esigenze della moderna didattica e della più avanzata ricerca scientifica.
L’amministrazione universitaria, per interessamento del Magnifico Rettore Prof. Antonio Rossi, è intervenuta facendo eseguire lavori di ristrutturazione che hanno consentito di conciliare le esigenze del progresso con il dovere e la necessità di conservare le testimonianze residue del glorioso Gabinetto Anatomico di un tempo. E' stata pertanto ricavata una sala semicircolare al secondo piano, illuminata da oblò in corrispondenza del tetto, con la possibilità quindi di sfruttare tutta l’estensione dei muri perimetrali. In tale sala, nel corso di quest’anno 1984, 300 anniversario del completamento della Facoltà di Medicina di Ferrara, a cura dei professori Gabriele Battaglia e Claudio Chiarini, è stato ricollocato tutto i1 materiale del Museo, in vetrine a struttura metallica in sostituzione dei vecchi armadi lignei ormai inutilizzabili.
Tutto il materiale conservato nel Gabinetto Anatomico fu catalogato in duplice copia dai Proff. Grillenzoni e Zuffi, che sottoscrissero la chiusura dell’inventano il 15 Novembre 1871, riscontrando la consistenza numerica complessiva (in totale 1987 voci) con quella desunta da preesistenti elenchi settoriali.
Questi ultimi si riferivano alle varie sezioni in cui erano suddivisi i compartimenti di Anatomia Normale e Anatomia Anormale, che comprendevano rispettivamente le sezioni di Anatomia Generale e Anatomia Genetica e le sezioni di Teratologia e Anatomia Patologica.
In uno dei cataloghi generali risultano poi inserite alcune pagine sciolte con numeri d’inventano che vanno dal 2070 al 2145, mentre in un’altra pagina il Prof. Luigi Sala ha aggiunto nel 1898 il numero 2280. Il Prof. Fusari invece, negli anni 1891 e 1892 aveva aggiunto, in coda al catalogo della sezione di Teratologia, un elenco di 46 preparati vari, in sostituzione di altrettanti andati distrutti, assegnando loro gli stessi numeri d’inventano.
Tutti i preparati anatomici erano contrassegnati con un numero dipinto su un dischetto di porcellana o scritto a penna su un cartoncino con qualche indicazione sommaria. I preparati istologici erano ripartiti in 20 scatole a forma di libro, ordinati secondo il programma delle lezioni. Al momento attuale, nell’affrontare il problema del riordino dei preparati superstiti, ci si è trovati nell’impossibilità di ristabilire la distribuzione di un tempo, oltre che per la perdita di numerosi esemplari, anche per la perdita o lo scambio dei dischetti e dei cartoncini di contrassegno.
Pertanto si è optato per una disposizione dei preparati per gruppi con caratteristiche di presentazione piuttosto omogenee, tenendo conto del fatto che d’ora in poi essi non dovrebbero, se non eccezionalmente, servire a scopo didattico, ma rimanere esposti alla pubblica ammirazione.
La suddivisione adottata comprende:
 1) preparati osteologici per macerazione o essiccamento
 2) preparati di anatomia dissettoria conservati a secco con o senza iniezio ne dei vasi
 3) caichi e statue anatomiche in gesso
 4) modelli e statue in cera
 5) visceri o loro sezioni immersi in liquido conservativo
 6) embrioni e feti immersi in liquido conservativo
 7) antichi strumenti anatomici
 8) preparati istologici e di anatomia microscopica
 9) preparati antropologici
 10) preparati anatomici di animali di diverse specie.
I preparati di osteologia, che oggi occupano nove vetrine, non trascurano alcuna parte dello scheletro umano, sia adulto che in corso di sviluppo. Numerosi crani sono opportunamente sezionati per mostrare le più recondite strutture; molte ossa isolate sono collezionate su tavolette o presentate su piedistalli. Alcune sezioni del temporale, scalpellate per dimostrare l’orecchio interno, sono lavori originali del Tumiati.

Vi sono inoltre crani di idrocefali e crani con ossa soprannumerarie, mentre fa bella mostra di sè una serie di sette scheletrini interi preparati a secco, di cui sei fetali e uno di neonato. . Le ossa del tronco e degli arti si vedono isolate, o collezionate su tavolette, o montate con fili metallici.
Si possono osservare diverse varietà dello sterno e del sacro e processi patologici vertebrali. Vi figurano inoltre parecchie articolazioni preparate a secco per mostrare ligamenti e cartilagini.
Sette vetrine sono dedicate all’anatomia dissettoria dei muscoli, dei vasi, dei nervi e di alcuni visceri preparati a secco. Vi appaiono interi arti superiori e inferiori, tronchi privati della parete anteriore, teste intere e sezionate, encefali, cuori e tratti del tubo digerente.
È veramente rimarchevole l’abilità tecnica dei settori, dal Tumiati allo Zuffi, nell’evidenziare fin’anche le più sottili diramazioni nervose, mentre quelle vascolari sono messe in bella evidenza con l’iniezione di sostanze colorate. Di particolare interesse sono i preparati dell’orecchio esterno, medio e interno, col plesso cervicale, allestiti dal Tumiati e dallo stesso conservati sotto una campana di vetro con un settecentesco angioletto di supporto (figura di copertina), come pure le iniezioni vascolari del cuore e dell’aorta.
I calchi in gesso, raccolti in tre vetrine, sono fedelissime riproduzioni di tronchi ed arti di cadaveri scorticati, che l’artista ha completato con colori e sfumature molto naturali. Purtroppo non vi sono indicazioni sulla identità nè dei settori che hanno preparato i pezzi, nè degli artisti che hanno lavorato il gesso.
Sono noti invece i nomi di tre degli artisti che costruirono, nella prima metà dell’800, gli stupendi modelli in cera, ora distribuiti in cinque vetrine.
Infatti alcuni modelli del cuore aperto e chiuso, e quello di un preparato di testa e collo che mostra le diramazioni del nervo trigemello e del plesso cervicale (fig. 5) sono firmati da Calenzoli di Firenze, mentre un cronista del secolo scorso attribuisce ad un certo Ziegler alcune serie di modelli dello sviluppo dell’uovo, dell’embrione  e del cuore (fig. 7).

 

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Di mirabile fattura sono pure quattro modelli dell’organo della vista rappresentato in varie sezioni , eseguiti dal signor Tortori, preparatore del Museo di Firenze, e un modello di feto a termine a grandezza naturale. Un modello di osso temporale e uno dell’orecchio in toto, entrambi di grandezza superiore al naturale, risultano essere lasciati dal Tumiati, mentre non conosciamo la provenienza di tutti gli altri modelli. Tra questi spiccano due belle statue di donna con addome aperto, a grandezza naturale. Inoltre una serie di uteri gravidi, di ridotte dimensioni, mostra alcune varietà di presentazione del feto al momento del parto e alcune manovre dell’ostetrico, di cui è riprodotta la mano.
I vasi in vetro che contengono i preparati immersi in liquido conservativo occupano ben 10 vetrine. Nel riordinarli, si è provveduto a sigillarli con gomma siliconica dopo aver riempito con formalina anche quelli che contenevano alcool.
Si possono osservare soprattutto sezioni di organi, o isolate come quelle dell’encefalo, o applicate in serie su lastrine di vetro come quelle del cuore e dell’ovaio. La mucosa degli organi cavi viene esposta distesa su supporti vitrei, così come i grappoli di corpuscoli del Pacini appesi ai rami nervosi.
I feti, interi o sezionati, con o senza gli annessi embrionali, costituiscono una grossa parte dei preparati in immersione. Vi si annoverano anche numerosi esempi di sviluppo anomalo o teratologico, tra i quali alcuni anencefali, che facevano parte di una ricca raccolta di mostri.
In una vetrina sono esposti quei pochi preparati microscopici che restano: una serie di uova di Anfibi allestita dal Prof. Sala alla fine del secolo scorso, alcune iniezioni vascolari dello Zuffi, 40 preparati di tubo digerente, di tegumenti e di organi della respirazione, raccolti in una cassettina di legno e donati al Museo dal Prof. Francesco Cortese di Torino. Un’altra vetrina accoglie antichi strumenti anatomici, tra i quali seghe, coltelli e siringhe metalliche ed inoltre alcuni microtomi e microscopi.
Infine, una vetrina è stata riservata a preparati osteologici di Vertebrati diversi; altre due vetrine, a pezzi di interesse antropologico. Tra questi ultimi sono da segnalare due teste di mummie egiziane  e una serie di caichi in gesso di crani delle diverse razze umane e di alcuni Primati antropomorfi.
Auspicabile che a questa prima fase di salvataggio e di riordino del materiale raccolto nel Museo, possa e debba seguirne una seconda per il recupero ed il restauro di tutti quei preparati sui quali è indispensabile ed indifferibile intervenire, non solo per evitarne la distruzione defintiva, ma anche per ricostruirne le parti daneggiate o mancanti. I pezzi che più degli altri necessitano di essere affidati a mani abili ed esperte sono senza dubbio i modelli in cera, alcuni dei quali sono da considerare vere e proprie opere d’arte.
Il Museo Anatomico “G. Tumiati”, anche se non ha la pretesa di competere con quelli ben più ricchi di altre Sedi universitarie, resta tutta via una istituzione che onora l’Università di Ferrara, testimone nei secoli di quel progresso scientifico nella Medicina che ebbe nella città Estense una delle sue culle rinascimentali più prestigiose.

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