Conference Logo

The logo of ICATA 2019 is taken form the  movie “Fists in The Pocket” by Marco Bellocchio,  probably one of cinema’s most dramatic and disturbing first works”. (Pauline Kael)

Alessandro (Lou Castel),  suffering  from epilepsy and a paranoid disorder, decides to remove from his only healthy brother the weight of his defective family and begins a series of dramatic murders. An extremist and desecrating act which draws to him international attention. The dissolution of this middle class family is carried out with a mixture of unpleasant ferociousness and poetry, which finds in the grotesque its best insights,  and in the shocking Castel his ideal interpreter. At that time, it shocked the cinema world, but even today it does not fail to have an impact even with those who have acquired an unusual taste for horror. (Il Mereghetti Film Dictionary)

“A work that is outside of the criterions of commercial manipulation, at times wishing to be distasteful and provocative (….) it’s a film that breaks free, a rebellion against traditional values (for example the trinity of family-fatherland-religion (….) With (….) flashes of black humour”. (Giulio Cattivelli)

At the dawn of the 1968 protests, Bellocchio, a director from Piacenza, interprets the malaise of a whole generation  from his perspective as a young provincial man in his first film. The seed of evil nests itself in the family, an institution heavily placed under discussion.  The reciprocal roles, favoured by the patriarchal middle class, represent in a distinctive way the Italy of those years, even if some sections seem resistant to paradigmatic changes in the society and culture, especially if we think about some recent facts reported in the media. -- Piero Verani

 

“I pugni in tasca di Marco Bellocchio è probabilmente l’opera d’esordio più sconvolgente della storia del cinema”. (Pauline Kael)

“L’epilettico e paranoico Alessandro (Castel) decide di sollevare l’unico fratello sano dal peso dei familiari tarati e dà il via a una serie di drammatici omicidi. Opera prima dissacrante ed estremista, che impose Bellocchio all’attenzione internazionale. La dissoluzione della famiglia borghese viene attuata con una ferocia sgradevole e poetica insieme, che trova nel grottesco i suoi spunti migliori e nello sconvolgente Castel il suo interprete ideale. All’epoca lasciò a brandelli l’immaginario cinematografico collettivo, oggi non lascia indifferente nemmeno chi ha acquisito un non comune senso dell’orrore”. (Dizionario dei film Il Mereghetti)

Un’opera estranea ai canoni della manipolazione commerciale e in parte anche volutamente sgradevole e provocatoria. (…) è un film di ‘rottura’ e di rivolta contro quei valori tradizionali (per esempio il trinomio famiglia-patria-religione (…)”. Con “(…) lampi di umorismo nero”. (Giulio Cattivelli)

Agli albori del movimento del 1968 il regista piacentino Bellocchio interpreta il malessere di una generazione dalla sua prospettiva di giovane uomo di provincia nella sua opera prima. Il seme del male si annida nella famiglia, istituzione messa pesantemente in discussione. I ruoli reciproci, favoriti dalla società borghese e patriarcale, rappresentano in modo peculiare l’Italia di quegli anni, anche se alcuni tratti sembrano resistenti ai cambiamenti di paradigma sociale e culturale, specie se pensiamo a tristi fatti di cronaca a noi contemporanei. -- Piero Verani