La percezione turistica delle spiagge italiane. Intervista al team di Fisica e Scienze della Terra di Unife, GNRAC e Legambiente impegnati nel progetto di ricerca

 

 

LA PERCEZIONE TURISTICA DELLE SPIAGGE ITALIANE

 

E’ volta al termini nei giorni scorsi l’iniziativa dal titolo “La percezione turistica delle spiagge italiane”, nata e diretta dal Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Ferrara, promossa dal Prof. Umberto Simeoni, dalla Dott.ssa Corinne Corbau e dalla Dott.ssa Ilaria Rodella, riguardante la capacità di carico delle spiagge italiane e la percezione turistica delle stesse.

Alla ricerca, svolta durante tutta la stagione balneare 2015, hanno preso parte anche il Gruppo Nazionale per la Ricerca sull'Ambiente Costiero (GNRAC)  e Legambiente. Grazie al coinvolgimento dei gruppi citati e all’adesione di ricercatori, studenti, tecnici del settore costiero e turistico regionali, provinciali e comunali, nonché alla disponibilità di operatori turistici e gestori, l’indagine ha toccato tutte le regioni costiere italiane, con esiti notevolmente positivi.

Intervista a Umberto Simeoni (Unife)


Prof. Umberto Simeoni

In cosa consisteva lo studio?

Prof. Simeoni : L'indagine si è basata sulla distribuzione e raccolta di questionari che hanno intervistato bagnanti ed operatori del settore turistico, quindi i principali attori che fruiscono delle spiagge. L’elaborazione dei dati raccolti dai questionari, unitamente ad altre informazioni censite e monitorate su tutte le spiagge analizzate (evoluzione della spiaggia, flussi turistici, attività ricreative, ecc.), fornirà un quadro nazionale sul profilo turistico degli utenti delle spiagge, sulle criticità gestionale degli arenili, sulla conoscenza delle tecniche di intervento per contrastare l’erosione e sulla gestione integrata della zona costiera (ICZM). Questa iniziativa, nata dall’esperienza acquisita da precedenti studi condotti dalle Università di Ferrara e Sassari nelle spiagge dell'Emilia-Romagna, Veneto, Sardegna e Basilicata, suggerirà sicuramente nuove collaborazioni e potrà essere un primo passo verso l’integrazione del mondo accademico con il mondo tecnico turistico.

 

L’iniziativa continuerà?

Prof. Simeoni: E’ stata un’esperienza estremamente positiva che ha aperto nuove prospettive di collaborazione volontaria tra Istituzioni ed Associazioni. In questi mesi saranno valutati i risultati che poi verranno presentati in convegni nazionali e pubblicazioni scientifiche. Inoltre si sta già lavorando per attivare il prossimo anno un’iniziativa simile che riguarda più da vicino temi inerenti l’applicazione e l’implementazione della Strategia Marina.

 

Intervista a Corinne Corbau e Ilaria Rodella (Unife)

Dott.ssa Corinne Corbau

Dott.ssa Ilaria Rodella

 

Come è nata l’idea di questo studio?

Dott.ssa Corbau: L’idea è nata circa 5 anni fa, quando è stata realizzata un’indagine nelle spiagge dell’Emilia-Romagna (Comacchio e Milano Marittima) condotta nell’ambito di due tesi di laurea magistrale in Scienze della Terra a Unife. Lo studio è nato per rispondere in maniera sia tecnica che utilizzando approcci scientifici, alla sempre più grande esigenza di unire le necessità turistiche alla preservazione dell’ambiente spiaggia.

 

Perché unire GNRAC e Legambiente?

Dott.ssa Rodella: La collaborazione di GNRAC e Legambiente è stata preziosa sia dal punto di vista organizzativo, in quanto tramite l’apporto di questi due gruppi siamo riusciti ad indagare i litorali di quasi tutte le regioni costiere italiane, sia dal punto di vista scientifico dato che GNRAC e Legambiente annoverano numerosi esperti del sistema spiaggia e degli impatti antropici legati al turismo.

 

Cos’è la capacità di carico e la percezione turistica?

Dott.ssa Corbau: Vi sono molte definizioni di capacità di carico delle spiagge, che possiamo semplicemente definire come: il numero di turisti che può essere presente in una spiaggia mantenendo gli standard ambientali e la qualità del servizio offerto. In molte spiagge, soprattutto quelle affette da affollamento, il numero di turisti sicuramente eccede la capacità di carico. La percezione turistica è il termometro che misura in maniera diretta le condizioni della spiaggia e il gradimento della stessa, soprattutto in condizioni critiche.

 

Quali sono oggi i rischi del turismo balneare nei confronti dell’ambiente?

Dott.ssa Rodella: Il turismo può avere considerevoli ricadute sull’ambiente naturale in virtù dello sfruttamento delle risorse che contraddistinguono la località e provocare, dunque, impatti ambientali negativi: inquinamento delle spiagge e del mare, perdita di arenile, problemi ecologici, danneggiamento di aree sensibili come le dune e molti altri.

 

Intervista al Prof. Enzo Pranzini, Presidente GNRAC

 

Prof. Enzo Pranzini

 

Cos’è il GNRAC, quali attività svolge e come è coinvolto nell’indagine sulla percezione turistica?

Prof. Pranzini: Il GNRAC è una associazione scientifica che, pur costituita nel 2006, affonda le proprie origini nel gruppo di ricercatori che all’inizio degli anni ’70 dette avvio alle ricerche sul regime e la dinamica dei sedimenti in Italia. Promuove le ricerche e la formazione dei giovani sui temi relativi alla gestione della fascia costiera. Geologi, ingegneri, urbanisti, biologi ad altre professionalità formano una comunità di oltre 200 soci sparsi in tutte le regioni d’Italia. Questa distribuzione garantisce a questa indagine, e ad ogni altra attività svolta dal Gruppo, una copertura completa delle coste italiane.

 

Quale ricaduta può avere l’indagine sulla percezione turistica a livello italiano?

Prof. Pranzini: Misurare il livello di conoscenza e le aspettative dei fruitori dell’ambiente costiero è un presupposto essenziale per l’impostazione di politiche condivise di sviluppo e tutela di questa importante parte del territorio.

Come possono convivere turismo e preservazione dell’ambiente costiero?

Prof. Pranzini: Così posta la domanda sembrerebbe che le due attività siano antitetiche, mentre l’una è di complemento all’altra. Il turismo di qualità richiede ambienti sia naturali che urbani di grande valore, ma contemporaneamente la vacanza può essere un momento di forte crescita della coscienza ambientalista.

Secondo lei, oggi vi è un uso più consapevole dell’arenile rispetto a 20 anni fa?

Prof. Pranzini: No. I fruitori della spiaggia non conoscono le dinamiche che la regolano e i pericoli connessi alla frequentazione delle coste. La scuola è completamente assente in questo, anche in quelle discipline, come le scienze e l’educazione fisica, che consentirebbero di affrontare questi problemi.

I tecnici ed i ricercatori come possono supportare gli amministratori nella salvaguardia della costa e nel contempo nello sviluppo di un turismo sostenibile?

Prof. Pranzini: Fornendo loro delle conoscenze oggettive e chiare sulle dinamiche in atto lungo le nostre coste, consentendo confronti con quanto fatto di buono e di cattivo negli altri paesi, cosa per loro più facile grazie alla rete di contatti che è sviluppata in ambito scientifico. Le ricerche devono nascere già con questa finalità e non essere, come spesso accade, un riciclaggio di pubblicazioni scientifiche svolte per fini esclusivamente accademici.

Intervista al Dott. Giorgio Zampetti, Presidente Legambiente

Dott. Giorgio Zampetti

Come è stata coinvolta Legambiente e quale contributo fornisce all’indagine della percezione turistica?

Dott. Zampetti: L’ambiente marino-costiero è da sempre al centro delle azioni di Legambiente. La costa in particolare rappresenta una delle aree più delicate e al tempo stesso più importanti nelle nostre attività di tutela e presidio. Il nostro ruolo fino ad oggi è stato quello di denunciare gli scempi che si sono fatti a discapito della costa e delle spiagge, studiare e proporre alternative ai grandi progetti anti erosione, in favore di interventi che rispettino le dinamiche naturali dei litorali e di presidio, con la gestione di diverse aree dunali e aree costiere protette. Un modo per praticare un diverso sviluppo per dal punto di vista ambientale ma anche economico e turistico per le aree costiere. Spesso la nostra attività si è incrociata a quella del GNRAC fino all’evento a San Benedetto del Tronto dello scorso 5 giugno, promosso insieme. Proprio da lì nasce la collaborazione per questa indagine. La nostra partecipazione ha previsto la somministrazione di più di 200 questionari.

 

Secondo lei, ad oggi vi è una sensibilizzazione turistica nella salvaguardia dell’ambiente costiero?

Dott. Zampetti: Purtroppo ancora no. O almeno non così diffusa. L’ambiente costiero viene percepito spesso solo come la spiaggia dove andare al mare per poter fare il bagno, prendere il sole, far giocare i bambini. In realtà c’è molto di più, infatti solo in quei luoghi in cui l’azione del tempo, le azioni dell’uomo e quelle della natura hanno ripreso possesso della spiaggia, alterando uno status antropizzato, o al contrario posti nei quali l’azione dei fiumi e del mare insieme agli input dell’uomo hanno permesso l’espansione di spiagge, rendono viva l’idea di un ambiente costiero di un suo spazio, di sottostare a regole e dinamiche complesse che sottendono all’azione del mare, del vento, all’apporto fluviale, al rispetto e alla progettazione che l’uomo mette nella sua azione in queste aree.

Dopo le numerose indagini svolte sul tema rifiuti e qualità delle acque, quali passi possono e devono essere affrontati per uno sviluppo sostenibile del turismo?

Dott. Zampetti: Turismo come vetrina del territorio, esperienza di condivisione di bellezza e valori, simbiosi tra chi visita e chi ospita. Questi sono i valori che come Legambiente promuoviamo, nella valorizzazione di buone pratiche e strategie di turismo sostenibile che concretizzano un nuovo modo di scoprire e vivere i territori della nostra bella Italia. Alcune realtà sulla costa hanno capito la forza di poter costruire bellezza e mantenerla ripristinando in modo sostenibile ambienti costieri che attraggono turismo e risorse e questo dovrebbe essere la leva per poter sollevare sui territori nuove economie, nuovi posti di lavoro, pensando che l’ambiente in cui si vive e la sua tutela sono una risorsa piuttosto che un limite allo sviluppo, il tutto secondo certi canoni e regole. Per diffondere queste esperienze ancora molto deve essere fatto e indagini di questo tipo aiutano senz’altro.

Ritiene che queste iniziative, che coniugano ricercatori e volontari, debbano essere proposte ancora in futuro e perché?

Dott. Zampetti: L'approccio scientifico, unito a un costante lavoro dei volontari su informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento dei cittadini, ha garantito il profondo radicamento di Legambiente nella società e sul territorio. Gli input che vengono dal basso, raccolti grazie alla presenza di Legambiente su tanti territori, sono utili a capire in modo trasversale quello che le persone pensano e come percepiscono l’ambiente, la sua salvaguardia, il perché si affrontano certi temi e la loro complessità. L’integrazione con l’analisi scientifica e il lavoro dei ricercatori è fondamentale per dare supporto e autorevolezza all’azione.

Quali risultati si aspetta di ottenere Legambiente da questa indagine?

Dott. Zampetti: Comprendere la percezione dei luoghi dell’ambiente costiero, capendo le priorità di intervento e su cosa focalizzare le azioni per rilanciare o rendere ancora più produttivi in modo sostenibile i territori, rende l’indagine interessante e utile. Comprendere le emergenze sulle quali concentrare le attività di progettazione e programmazione di interventi mirati allo sviluppo sostenibile dei territori, sono gli aspetti che l’indagine dovrebbe centrare nella sua azione.

Ferrara , 12 ottobre 2015

Maria Grazia Campantico