Gli alberi e la natura dello scultore persiano Amir Sharifpour esposti a Unife nella sua Mostra personale “Physis, Natura”

 

Taglio del nastro venerdì 20 marzo alle ore 18 a Palazzo Turchi Di Bagno, (c.so Ercole I D’Este, 32), per la Mostra personale dello scultore Amir Sharifpour intitolata “Physis, Natura” ed ospitata fino a giovedì 9 aprile dal Sistema Museale di Ateneo (SMA) dell’Università di Ferrara.

Sharifpour, scultore persiano, ma ferrarese d’adozione, ha studiato all’Accademia delle Belle Arti di Bologna ed in qualità di scenografo collabora con il Teatro Comunale “Claudio Abbado” di Ferrara.

Nelle sue opere elabora gli aspetti naturalistici e mistici dell’albero attraverso la creta, plasmandola con antica sensibilità persiana. In questo modo Sharifpour crea forme naturalistiche antiche che si aprono e si chiudono, si allungano e si torcono, accolgono ed escludono, facendo diventare lo spettatore protagonista di un’esperienza visiva unica che coniuga arte ed estetica, sensibilità e natura. Le sue opere dialogano con la luce: le loro superfici ricoperte da segni arcaici sono per la luce, come le foglie di un albero. Abbiamo dimenticato come leggere quei segni, che oggi ci appaiono arcaici, che dialogano con la materia e celano verità occulte. Qualcuno ha scritto il segreto degli alberi, ma oggi non riusciamo più a comprenderlo. Come fare? Forse tentando una passeggiata in un bosco, in un giardino? E quando dovremmo farla? Forse il primo giorno di primavera, un giorno nuovo.

Sharifpour scrive dell’Albero:

“Nel più lontano passato, molto prima che l’uomo facesse la sua comparsa sulla terra, un albero gigantesco s’innalzava fino al cielo. Asse dell’universo, le sue radici affondavano fin negli abissi sotterranei, i suoi rami arrivavano all’empireo. L’acqua attinta dalla terra diventava la sua linfa, dai raggi del sole nascevano le sue foglie, i suoi fiori e i suoi frutti.

Attraverso di lui, la sua cima, raccogliendo le nuvole, faceva cadere le piogge fecondatrici. In lui il cosmo si rigenerava in perpetuo. Fonte di ogni vita, l’albero dava riparo e nutrimento a migliaia di esseri. Tra le sue radici strisciavano i serpenti, gli uccelli si posavano sui suoi rami. Anche gli dei lo sceglievano per soggiornarvi.

Ritroviamo quest’albero cosmico in quasi tutte le tradizioni ed è lecito supporre che sia esistito dappertutto, anche là dove la sua immagine si è cancellata. L’Albero, simbolo di vita in continua evoluzione, in ascensione verso il cielo, evoca con grande forza il simbolismo della verticalità. Esso riunisce tutti gli elementi: l’acqua circola con la linfa, la terra si integra al suo corpo attraverso le radici, l’aria nutre le sue foglie, il fuoco si sprigiona dal legno se strofinato.

L’albero è simbolo della perpetua rigenerazione e perciò della vita nel suo senso dinamico. È carico di forze sacre perché è verticale, fiorisce, perde e ritrova le sue foglie, e perciò si rigenera: muore e rinasce innumerevoli volte. L’albero è anche considerato un simbolo dell’unione fra il continuo e il discontinuo: rami, ramoscelli, foglie sono legati e l’albero è la loro unità”.

Amir, quale è la tua esperienza con la Natura?

Tutti noi abbiamo ricordi che riguardano la Natura e soprattutto gli alberi. Sono nato e cresciuto in montagna. Questa mia esperienza di vita è stata affascinante, mi ha dato l’opportunità di lavorare e modellare la creta e creare le forme proprie del mondo vegetale.

 

Cosa cerchi nella scultura?

Nel lavoro dello scultore il tatto è importante. I miei studi e la formazione nella scenografia teatrale mi portano alla curiosità per la ricerca di nuovi materiali. I miei preferiti sono il legno e la creta. Scolpire il legno per me è come un viaggio per cercare e trovare la forma dentro lo stesso materiale. Plasmare la creta è più in particolare un viaggio di ritorno alla mia infanzia, a quello che è il luogo in cui sono nato: un’alta montagna con la sua natura stupefacente, alberi giganti che con i loro rami e le foglie toccano il cielo.

 

Siamo quindi tutti alberi?

Uomo e albero sono simili. Due elementi verticali che uniscono la terra e il cielo. L’albero cresce ad anelli concentrici, scavando e seguendo un cerchio di crescita si trova la sua forma a una determinata età. Si riscopre una parte della sua esistenza, del suo vissuto.

 

Perché hai scelto di inaugurare la tua mostra il 20 Marzo?

Il 20 Marzo è il capodanno persiano che cade il primo giorno del mese di Farvardin, in una data corrispondente al 21 Marzo del calendario cristiano, ovvero con l’inizio della primavera (in alcune località lo si festeggia il 20 o il 22 Marzo). Il termine NowRuz (Norooz) deriva dall’unione di due parole del persiano antico: Now, nuovo, e Ruz, giorno. Significa perciò “nuovo giorno”.

 

Ferrara, 18 marzo 2015

Carlotta Cocchi