Le interpretazioni psicoanalitiche della pazzia di Amleto - BALESTRIERI - CARACCIOLO

creato da COCCHI CARLOTTA ultima modifica 15/12/2009 15:59

Primo appuntamento di “Anatomie della mente e altre storie”

Giovedì 17 dicembre, alle ore 16.30 al Teatro Anatomico della Biblioteca Ariostea

Parte nuovamente la terza attesa edizione del ciclo “Anatomie della mente e altre storie. Sei conferenze di varia Psicologia” a cura di Stefano Caracciolo dell’Università di Ferrara, di Enrico Spinelli e di Francesca Mellone della Biblioteca Ariostea.
“Le interpretazioni psicoanalitiche della pazzia di Amleto. Da Shakespeare al grande schermo”. E’ questo il titolo del primo appuntamento che  si terrà giovedì 17 dicembre alle ore 16,30 nella cornice del Teatro Anatomico della Biblioteca Ariostea (via Scienze, 17).
Relatori dell’incontro saranno Matteo Balestrieri, Professore Ordinario di Psichiatria dell’Università di Udine che parlerà di “Amleto e Ofelia: il tragico intreccio fra amore e follia” e Stefano Caracciolo, Professore Ordinario di Psicologia Clinica di Unife che  terrà una relazione sul tema “Storie di Amleto, dalle antiche leggende nordiche a Hollywood”.

Abstract
Perché fra tutti i personaggi del teatro classico Amleto – secondo soltanto forse a Edipo – ha calamitato l’attenzione e la popolarità universali? Per primo Sigmund Freud, in una nota della Traumdeutung, sottolineò il potente significato simbolico della vicenda dell’Amleto shakespeariano quale variante del complesso di Edipo, nell’intricata vicenda che colloca il figlio come vertice del triangolo edipico fra il padre e la madre. Ma Shakespeare ha tratto la vicenda da un probabile precedente dramma teatrale di Kyd e trova comunque un illustre predecessore in Saxo Grammaticus, storico danese del XIII Secolo, autore della prima Cronaca della vicenda di Amleto. Ma, come dimostrato da Giorgio de Santillana nel suo ‘Il Mulino di Amleto’, fonti ulteriori si possono trovare, oltre che nelle antiche leggende norrene, anche negli Storici latini e in particolare in Tito Livio nella storia di Bruto, a dimostrazione ulteriore che la vicenda possiede caratteristiche universali che colpiscono nell’inconscio chiunque si identifichi con il protagonista della storia di Amleto. Molti contributi psicoanalitici (Otto Rank, Ernest Jones, Andrè Green) si sono basati sulla fuggevole annotazione freudiana per sviluppare i temi della pazzia di Amleto: vera, simulata, originata comunque dalla sofferenza?
Delle innumerevoli versioni cinematografiche non resta che da valutare l’intensità di questa sofferenza di fronte al fantasma del padre ucciso che reclama vendetta, del rapporto con la madre Gertrude nella ingombrante presenza dell’usurpatore e assassino zio, della tormentata e disperata vicenda d’amore con Ofelia nel suo lancinante epilogo. Dal classico bianco-e-nero di Laurence Olivier alla misurata eleganza di Zeffirelli con Mel Gibson, dalle versioni sfarzose e spettacolari di Kenneth Branagh e di Ethan Hawke, ambientata nella New York del 2000, fino alla elaboratissima e raffinata versione di Stay – Nel Labirinto della Mente di Marc Forster.
 

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