RECUPERO E RESTAURO DEL PALAZZO SCOLASTICO (ora Facoltà di Sociologia) IN TRENTO, VIA VERDI

last modified May 03, 2010 11:34 AM
Sergio Giovanazzi, Architetto

NOTE STORICHE 
Quando, il 4 agosto 1885, il consiglio comunale di Trento discute per la prima volta la proposta del podestà Paolo Oss Mazzurana di costruire un nuovo “Palazzo Scolastico” in grado di soddisfare tutte le esigenze dell’istruzione elementare della città, sta per giungere a conclusione il lungo processo che aveva trasformato Trento da città medievale-rinascimentale, ben chiusa dalle mura, ad operosa città mitteleuropea. Il 1 aprile 1887 il consiglio comunale di Trento decide di procedere alla progettazione del nuovo Palazzo Scolastico - circa 2000 alunni, distribuiti in tre sezioni – tramite un concorso internazionale. Si iscrivono 178 tecnici, da tutta Europa: tra questi 65 dall’Austria-Ungheria, 22 dal Trentino, 59 dall’Italia, 21 dalla Germania, 11 dalla Svizzera.  Il 16 febbraio 1888 risulta vincitore l’architetto viennese Carl Hinträger. Contemporaneamente, l’ingegnere capo comunale Annibale Appollonio, guida i progetti per l’acquisto e la predisposizione dell’area, cosicché i tempi tra la proclamazione del vincitore e l’inizio lavori sono incredibilmente ristretti: l’asta per l’aggiudicazione dei lavori, vinta dall’Impresa Scotoni di Trento, si svolge infatti il 15 settembre dello stesso anno 1988. Nell’autunno del 1891, quattro anni dopo l’indizione del concorso, il Palazzo Scolastico è consegnato alla città e i duemila alunni, con relativi docenti, ne prendono definitivo possesso. 

IL PROGETTO DI CONCORSO (1887-88)
Le caratteristiche di fondo del progetto risultano evidenti dall’osservazione degli elaborati di concorso, ancora ben conservati nell’Archivio comunale.  La planimetria generale, in scala 1:250, fornisce molte informazioni. La più evidente riguarda la cancellazione completa e assoluta dell’antica trama urbana, costituita dalle mura, che tagliano in diagonale il lotto, lungo le quali si diramano due rogge, una interna e l’altra esterna, e le due vie parallele, verso la città la Via dietro le Mura, verso la campagna la via Briamasco. Sul lato nord del lotto si può notare l’ingombro di un edificio; sul lato est l’antico Vicolo Fralemanno, ambedue destinati a scomparire.  Il nuovo Palazzo si sovrappone dunque all’antico tessuto, annullandolo. La splendida planimetria di concorso sembra quasi un paradigma di ciò che un secolo dopo i Nuovi Filosofi avrebbero chiamato, riferendosi all’architettura aulica, “l’ultimo baluardo della metafisica”. Infatti la simmetrica disposizione dei corpi di fabbrica rigidamente ortogonali, dei pieni e dei vuoti, del “Giardino Botanico” sul lato meridionale, la geometria assoluta dell’insieme cancella con un solo tratto secoli di storia e di vicende umane. Hinträger risolve con grande maestria il problema distributivo fondamentale. Propone un edificio a corte, con i corpi di fabbrica che si sviluppano continui sui quattro lati e con i corridoi che percorrono i lati interni. Due corpi secondari collegano, attraversando la corte, i due lati lunghi, ospitando, con soluzione brillante che assicura il massimo di areazione, i servizi igienici, e lasciando quindi a disposizione delle aule tutto il perimetro esterno. Una gran parte del lotto, sul lato meridionale, è destinata a giardino botanico e a “piazza di ginnastica”. 

VITA DEL PALAZZO (1891-2007)

Durante la sua vita, il Palazzo è stato oggetto di molteplici interventi per adattarlo alle esigenze di volta in volta presenti.  Negli anni Trenta (e fin verso il 1970) i piani più alti ospitano le collezioni del Museo Tridentino di Scienze Naturali. Durante la 2° guerra mondiale l’ala sud (parte ovest) è colpita da una bomba d’aereo.  Gli interventi più rilevanti, che pere alcuni decenni hanno modificato la percezione architettonica dell’interno, si sono realizzati negli anni ’70 per l’adattamento dell’edificio a sede universitaria. In particolare l’inserimento della Biblioteca Universitaria ha richiesto interventi edilizi consistenti, come la necessità di disporre di molti studi, cioè piccoli ambienti, per i docenti. Si è quindi scavato il piano interrato realizzando due nuovi grandi spazi sotto i cortili interni, mentre molte aule dei piani superiori e buona parte dei corridoi sono stati frazionati con pareti in cartongesso. Il cortile centrale a sua volta è stato chiuso da una struttura in acciaio e utilizzato su tre piani come snodo dell’intero edificio.  Verso il 1997 si è intrapresa l’opera di restauro con gli interventi sulle facciate. Verso il 2.000, le mutate dimensioni dell’Università e la possibilità di trovare altra sede per la Biblioteca hanno reso possibile progettare anche il restauro interno, con l’intento di riportare l’edificio alla spazialità architettonica originaria e di migliorare tutte le sue prestazioni funzionali.

FASI PROGETTUALI E COSTRUTTIVE INGAGINE PREPARATORIA
Nel 1997, in contemporanea al restauro delle facciate, si è condotta a termine, per opera dell’arch. Sergio Giovanazzi, un’approfondita indagine sulla storia dell’edificio e sul suo autore. Fino ad allora, dell’arch. Carl Hinträger non si conosceva che il nome. Con un lavoro piuttosto impegnativo, si sé a poco a poco ricostruito il suo percorso professionale, da Vienna, dove aveva il suo studio e dove insegnava presso la Technische Hochschule,  fino al luogo della sua morte, avvenuta, lui cinquantunenne, in Gries (Bolzano) il 23 gennaio 1913, dopo un’intensa vita  professionale dedicata in gran parte alla realizzazione di edifici scolastici in tutto il territorio dell’Impero. Oltre a questo, si è potuto per così dire riattualizzare il suo sfondo culturale e il suo pensiero architettonico, assai vicino alle teorie del grande Gottfried Sempre e degli architetti del Ring di Vienna. Tale puntualizzazione è risultata particolarmente utile nella fase di restauro, quando ha costituito un chiaro indirizzo per le sue scelte architettoniche.

PROGETTO DEFINITIVO
Eliminando le aggiunte e le alterazioni prodottesi nel corso degli anni, il progetto definitivo ha dimostrato che l’impianto originario è ancora non solo ben leggibile, ma anche recuperabile, in particolare per quanto riguarda la funzione distributiva del corridoio centrale, la spazialità delle aule, la simmetria complessiva. Le aree di intervento individuate dal progetto definitivo sono state le seguenti: 1. recupero della spazialità originaria con eliminazione delle aggiunte e delle divisioni 2. restauro delle capriate e degli elementi lignei della copertura: piano da utilizzare per studi docenti 3. rinforzo dei solai in legno di tutto l’edificio, rinnovo degli intonaci e dei pavimenti 4. restauro/ricostruzione degli infissi originali esterni e interni 5. ricerca e restauro delle decorazioni originali dell’atrio nord, scalone, scale sud/est e sud/ovest, aula magna 6. costruzione di due nuove scale, lateralmente al cortile centrale, e di due nuovi ascensori (disabili) 7. ricollocazione delle centrali termiche ed elettriche 8.   rinnovo radicale di tutta l’impiantistica
Il progetto definitivo ha costituito la base per l’appalto dei lavori.

PROGETTO ESECUTIVO
L’Impresa Carron SpA, vincitrice dell’appalto nel 2007, ha affidato la stesura del progetto esecutivo di sua competenza al prof. arch, Paolo Portoghesi, notissimo studioso e professionista a livello internazionale. Il prof. Portoghesi, nel mentre si dichiarava d’accordo con le scelte di base del progetto definitivo, proponeva nuove soluzioni costruttive in tre ambiti:  le due nuove rampe scale, la copertura del cortile centrale, le vetrate pavimentali dei cortili laterali. Già nelle prime fasi di stesura del progetto esecutivo è maturata l’idea di creare in qualche punto dell’edificio un rapporto dialettico, un contrappunto, tra l’architettura di Hintraeger, ben definita nel suo nucleo espressivo dal rigore di matrice semperiana - che accetta il neo-rinascimento come espressione di un atteggiamento cosmopolita e di una coscienza nazional-liberale in attesa di una nuova “idea storico-universale: fino a quando ciò non avverrà, ci si deve adattare nel modo migliore al vecchio” stile, il neo-rinascimento, appunto – e l’architettura della contemporaneità, che produce forme e spazi apparentemente così distanti. Un tema che è subito apparso comune, sembrava però collegare in qualche modo i due mondi: alla rigorosa capacità tecnico-architettonica di Hintraeger, evidente in tutti partiti dell’edificio, si poteva rispondere con una proposta di altrettanto elevata capacità tecnologica. Si è scelto di operare in due situazioni, in luoghi dell’edificio che comunque non fossero in alcun modo fondamentali nell’equilibrio hintraegeriano: - il primo è stato individuato nei due stretti spazi che collegano centralmente, ad ogni piano, le due ali maggiori dell’edificio, ai quali erano assegnate dal progetto originali solo funzioni minori, di servizio: qui il progetto definitivo approvato colloca le due nuove scale necessarie per un sufficiente livello di sicurezza all’edificio; - il secondo riguarda il lucernario previsto a copertura del cortile centrale (liberato dalle strutture degli anni ’70) collocato a livello della prima cornice. Le due scale, nella soluzione del prof. Portoghesi, assumono una forma nuova e imprevista, dove le rampe sono sostenute da “rami” che confluiscono in “tronchi”, i sostegni verticali, realizzati ambedue con una tecnologia d’avanguardia che usa profili in lamiera di acciaio di grosso spessore liberamente tagliati da laser: le forme create dalla tecnologia di oggi si confrontano con quelle della fine Ottocento. Altrettanto avviene nella nuova proposta del lucernario centrale: alla classica tipologia ottocentesca in ferro o ghisa fanno da contrappunto le aeree travi in vetro strutturale, che inoltre, alzate fino al livello del tetto, rendono appena percettibile la copertura del cortile.  Durante la fase esecutiva, in conseguenza del ritrovamento nel cortile di interessanti reperti romani, si è modificato l’assetto del piano interrato, realizzando una sala polivalente con vista sui reperti al posto delle previste centrali tecnologiche.  I lavori, magistralmente eseguiti dall’Impresa Carron SpA sotto la guida costante dell’arch. Filippo Bordignon, nel febbraio 2009 hanno riconsegnato alla città, dopo 118 anni dalla sua prima inaugurazione, un edificio - riportato alla sua magnifica spazialità originaria - già simbolo di un vero rinascimento urbano di carattere mitteleuropeo.

 

Profilo dell'autore

Sergio Giovanazzi, nato a Trento nel 1937, si laurea in architettura a Venezia nell'estate del 1961, con il prof. Ludovico Barbiano di Belgioioso (Intervento sulle Androne a Trento).

Iscritto all’Ordine degli architetti della Provincia di Trento, dal 1961, al n° 97.

Dal 1961 al 1975 collabora con il prof. Giuseppe Samonà, direttore dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.

Dal 1964 al 1967 è assistente del prof. Franco Albini alla Facoltà di Architettura, Politecnico di Milano. Fino a metà degli anni '70, il principale interesse riguarda la pianificazione a scala territoriale e locale, assieme al progetto di opere pubbliche.

Dalla fine degli anni '60 all'inizio degli anni '80, numerosi progetti per centri turistici, in Italia e all'estero. Contemporaneamente, sviluppa l'attività di restauro di edifici storici, in particolare a partire dal 1974 fino ad oggi, e la ricerca nel settore degli edifici per uffici e in quelli a destinazione museale.

A partire dal 1988, ricerca nel campo dell’architettura contemporanea, con conferenze sui principali architetti europei.

Fonda nel 1993 il Circolo Trentino per l’Architettura Contemporanea, mediante il quale stabilisce legami continui con i centri di ricerca di Lubiana, Klagenfurt, Graz, Innsbruck, Ticino.  Svolge numerose lezioni e seminari nelle Università di Venezia, Milano e Trento. 

Dal 1959 ha studio professionale in Trento.

Dal 1966 è membro effettivo dell'ISTITUTO NAZIONALE DI URBANISTICA di Roma.

Dal 1977 dell' AICAD di Marcinelle (Belgio).

Dal 1989 è socio della ARCHITECTURAL ASSOCIATION di Londra.

Dal 1993 al 2000 è presidente del CIRCOLO TRENTINO PER L'ARCHITETTURA CONTEMPORANEA. Dal 1994 è direttore responsabile della rivista di architettura LUOGHI

Dal 2004 è coordinatore dei SEMINARI SULL’ARCHITETTURA TRENTINA DEL ‘900.

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