perché
UnifePress - Relazione esplicativa del progetto
Il mondo universitario italiano, nell’ultimo decennio, ha avviato svariati progetti per la realizzazione di University Press. In alcuni (pochi) casi, si registrano esperienze significative dal punto di vista della qualità scientifica e editoriale dei prodotti; va notato che anche tali best practice si presentano come operazioni in perdita, dal punto di vista economico. Nella maggior parte dei casi, invece, i progetti di University Press sono presto stati abbandonati o trasformati in esperienze alternative di pubblicazioni on-line.
A fronte di tali risultanze è da evidenziare un ulteriore elemento: a eccezione di altri generi editoriali di impatto commerciale (dal romanzo al giallo, dalla guida turistica al manuale di cucina, etc.) l’ambito universitario è il naturale serbatoio cui il mercato editoriale attinge (ed è a propria volta innescato) per la pubblicazione di testi di carattere saggistico, manualistico e tecnico all’interno di specifici contesti disciplinari. Ma non solo, l’origine universitaria è (ancora) elemento di distinzione e caratterizzazione di un prodotto editoriale in termini di autorevolezza, prestigio e anche efficacia da un concreto punto di vista commerciale.
Il mondo dell’editoria, quindi, presenta questa singolare contraddizione: da un lato l’università è la principale e maggiormente autorevole fonte di un segmento significativo del mercato; dall’altro, la stessa università non è ancora risultata in grado di conquistare tale segmento di mercato (che di natura le competerebbe) in modo autonomo, attraverso un proprio, specifico marchio editoriale. Ed anzi, gli atenei sono spesso costretti a finanziare editori terzi per consentire la pubblicazione, e quindi la comunicazione, dei risultati delle proprie ricerche. Quest’ultimo paradosso è forse l’elemento maggiormente cogente nella sfida che le università hanno di fronte, e che Unife intende affrontare.
La tradizione consolidata delle University Press anglosassoni è, ovviamente, un modello di riferimento, ancorché non immediatamente percorribile. In particolare tali University Press segnalano e dimostrano, in modo evidente, la validità dell’assunto precedente anche in un contesto più ampio e internazionale: le università sono, in quanto tali, un marchio di garanzia e di validità dei prodotti editoriali.
Concretamente, un nuovo editore che si affaccia sul mercato editoriale ha il problema di conquistare non solo visibilità e spazio (e a ciò concorrono ovviamente le risorse economiche disponibili), ma anche e soprattutto autorevolezza e prestigio. Questi ultimi ‘beni’ sono particolarmente preziosi nell’ambito editoriale e si conquistano faticosamente e nel lungo periodo, attraverso la lenta costruzione di un catalogo che risulti efficace, valido e stabile nel tempo (e il caso di editori ‘universitari’ prestigiosi e consolidati che hanno sviluppato il proprio successo attraverso tale cooptazione del mondo universitario: Il Mulino, Laterza e, di recente, Carocci).
Il marchio di appartenenza, in breve, può attribuire a un nuovo progetto editoriale che si sviluppa all’interno del sistema universitario stesso una dote di prestigio e garanzia fin da subito, fin dal primo volume. Questa dote, se non dissipata con scelte editoriali sbagliate (come pubblicazioni scientificamente non attendibili e/o incapaci di avere un ‘mercato’) si conserva e si alimenta nel tempo e fa concentrare gli sforzi di riuscita del progetto sul piano degli spazi e della visibilità: una conquista da raggiungere in riferimento alle librerie attraverso il canale imprescindibile di una distribuzione ampia e capillare.
Il problema di fondo che ha ingenerato il sostanziale fallimento delle esperienze di University Press sin qui tentate in Italia è infatti da individuare nella poco efficace distribuzione.
Innanzi tutto va chiarito che nelle tre fasi del processo di pubblicazione di un volume – redazione, stampa e distribuzione – è quest’ultima che presenta i costi più elevati e che necessità di competenze professionali specifiche che l’università, in genere, non è in grado di offrire. L’università può infatti utilizzare professionalità al suo interno sia per la redazione (nel doppio senso di editing e counselling scientifico di un testo, da parte di supporters competenti nel dominio disciplinare dell’opera, e in quello successivo di vera e propria redazione di un impaginato corretto e tipograficamente pronto per la stampa), sia per l’eventuale stampa in off-sets o in digitale dei volumi: Ciò detto è evidente che l’utilizzo di un attore esterno sia per l’editing finale sia per la stampa dei volumi è la strada più efficace in termini qualitativi e di economicità. In ogni caso, tuttavia, la distribuzione non può essere affrontata in termini ‘artigianali’ di provvigione di copie a quanti ne fanno richiesta, magari attraverso strumenti di acquisto on-line come è stato fatto in alcuni atenei. La distribuzione è infatti la sfida principale, il meccanismo strettamente economico che assicura la circolazione e la diffusione di una pubblicazione e, di conseguenza, attribuisce al marchio quello spazio e quella visibilità che sono una condizione necessaria perché il proprio originario prestigio sia conservato nel tempo.
La distribuzione è un meccanismo complesso che presuppone lunghe e sottili trattative private tra gli editori e i distributori, accordi e convenzioni di svariato genere; tentativi di piccoli editori di appoggiarsi a grossi distributori e, viceversa, ricerca da parte di piccoli distributori di stipulare contatti con editori grossi e prestigiosi. Senza entrare eccessivamente nel dettaglio e, a titolo esemplificativo, si può ipotizzare che il supporto di un distributore tra i maggiori, in grado di assicurare una diffusione capillare e continua dei volumi, possa costare attorno al 10/15% del prezzo di copertina di ciascun singolo volume.
In altri termini distribuire 1.000 copie di un volume il cui costo è stabilito in 20 euro avrebbe un costo di distribuzione pari a circa 3.000 euro; la distribuzione di 2.000 copie ne costerebbe 6.000, quella di 3.000 costerebbe 9.000 e così via. I costi di editing e tipografia, per 1.000 copie di un volume di circa 200 pagine possono invece essere stabiliti in circa 4-5000 euro. Il margine di ricavo – al netto della percentuale (attorno al 10%) da attribuire agli autori – è ovviamente costituito dalle copie effettivamente vendute, indipendentemente dal numero di quelle distribuite. La sfida si configura quindi nei termini di pubblicare volumi in grado di conquistare spazi di effettivo mercato, anche e soprattutto in ragione di una capillare distribuzione. Ancora in termini di ipotesi esemplificativa, pubblicare e distribuire 1.000 copie di un volume potrebbe avere un costo di circa 7-8000 euro, sulla base di un prezzo di copertina di 20 euro. L’ipotetica vendita di tutte le copie, al netto di tali costi e della percentuale dovuta all’autore, potrebbe assicurare un guadagno di circa 10.000 euro; anche in caso di vendita solo parziale, il 50% delle copie, resterebbe un seppur minimo margine che potrebbe essere riutilizzato per finanziare altri progetti editoriali, innescando un circuito virtuoso in cui le pubblicazioni si autoalimentano tra loro.
In questo breve schema non sono ovviamente presi in considerazione altri costi, sia in termine di promozione sia in termini di personale effettivamente coinvolto nel lavoro complessivo. Tale schema intende essere infatti puramente esemplificativo della possibilità, quanto meno, di ricavare risorse, seppur minime, dal processo di pubblicazione tipico del contesto universitario, attraverso uno strumento organizzativo in grado di seguirne tutte le fasi e che consenta all’ateneo stesso di essere titolare dei diritti delle ricerche e dell’elaborazione intellettuale prodotta al suo interno.
Il business non è, d’altra parte, proprio della mission dell’istituzione universitaria, la quale deve favorire lo sviluppo dell’impresa ma non assumerne la titolarità (ed è questa la motivazione che ha portato ad escludere la possibilità di uno spin-off editoriale).
Il progetto UnifePress, in questo senso, ha come obiettivo sia quello di diffondere il marchio istituzionale dell’ateneo, sia quello di promuovere e assicurare diffusione e visibilità alle pubblicazioni dei propri docenti/ricercatori, sia, infine, quello di realizzare un’economia complessiva in rapporto ai costi attualmente sostenuti – attraverso propri fondi di ricerca e/o contributi esterni – per la pubblicazione di monografie (oltre 150.000 euro nell’ultimo triennio).
Per quanto riguarda invece i costi e i meccanismi di promozione (senza la quale anche una distribuzione capillare rischia di diventare inefficace) il progetto UnifePress non intende entrare nel mercato con risorse economiche da investire in termini di pubblicità e marketing ma piuttosto sfruttare le reti di relazione, il prestigio e l’autorevolezza interne allo stesso circuito universitario i cui attori (docenti) spesso già sono attivi nell’ambito editoriale attraverso le proprie recensioni e segnalazioni sulla stampa e su riviste specialistiche. In altri termini anche in questo caso l’auspicio (o l’obiettivo) è quello di innescare un circuito virtuoso per cui la promozione dei volumi pubblicati da UnifePress sia garantita – verso l’esterno – dalle risorse intellettuali presenti all’interno del sistema. Per esemplificare, in termini di promozione una presentazione pubblica in un contesto di prestigio o una recensione e/o segnalazione su un quotidiano nazionale valgono più di un inserto pubblicitario. A ciò si aggiunga la possibilità di diffondere la notizia di proprie pubblicazioni attraverso il portale web e in particolare la sua home page. Altri strumenti telematici (bollettini on-line, mailing-list, etc.) potranno essere utilmente sfruttati per promuovere nel modo migliore le pubblicazioni di UnifePress.
Il raggiungimento di tali obiettivi rappresenta una sfida complessa e difficile.
Come intende vincere questa sfida l’ateneo di Ferrara? In primo luogo assicurando un sistema organizzativo efficace. All’interno dell’università un comitato editoriale, attraverso il supporto degli uffici, per quanto di loro competenza, e, sulla base delle risorse messe a disposizione dal CdA, si proporrà di sviluppare una politica editoriale produttiva ed essere di garanzia, anche attraverso il supporto di referee esterni, della qualità scientifica dei testi pubblicati.
La fase di editing e quella di stampa, attraverso la procedura della licitazione privata, saranno affidate a un soggetto terzo, già attivo sul territorio e in grado di assicurare la qualità redazionale e tipografica del prodotto. Per quanto riguarda invece la terza e cruciale fase di distribuzione si potrà procedere ad una gara d’appalto vincolata non a una base d’asta definita ma alla percentuale di carico nella distribuzione dei volumi; tale procedura potrà essere opportunamente studiata in modo da segmentare (ovviamente con offerte al ribasso) tale percentuale sulla base del quantitativo di volumi da distribuire (per es. 12% sul prezzo di copertina di ciascun volume per la distribuzione di 1.000 volumi, 14% per la distribuzione di 1.500 volumi, etc.).
In tale prospettiva il progetto può avviarsi sulla base di una quota iniziale di 20.000 euro, messa a disposizione del comitato editoriale per la produzione di due primi volumi; l’attenzione e la sensibilità da parte del corpo docente a tale strumento messo loro a disposizione, e quindi l’interesse a pubblicarvi i risultati delle proprie ricerche e/o testi di carattere didattico, segnerà gli sviluppi futuri e il successo in tale iniziativa.
In breve se e quando i prodotti editoriali proposti inizieranno a trovare un concreto mercato e la percentuale di copie vendute supererà quelle in resa, potrebbe scattare quel meccanismo virtuoso che assicurerebbe non solo uno sviluppo e un’estensione, ma anche il pieno radicamento del progetto.
Un progetto, in conclusione, che intende anche raggiungere obiettivi concreti a breve termine ma che in prospettiva guarda lontano e intende proporre un modello nuovo di sviluppo del mercato editoriale in relazione al segmento di esso individuato.